ULTIMO MIGLIO....e Telecom Italia SpA
Cari amici mi permetto di "romperVi le scatole" con questa beffa personale solo perchè sono sicuro di non essere il solo in questa squallida situazione.
Incredibile ma vero!
Il 10 dicembre 2002 (il giorno che ho pubblicato questa pagina web) dopo 18 mesi di DISSERVIZIO e INNUMEREVOLI chiacchere e perdite di tempo.... ricevo:
Gentile cliente,
con la presente, in riferimento alla sua mail, siamo a comunicarLe che la
fatturazione sulla utenza 0577 / 738928 (mai attivata) è da ritenersi
conclusa con la fattura del 6°bimestre''02(-212,61 ?).
Sarà contattato al più presto dal nostro Ufficio Amministrativo sul suo
recapito 3.../.........4 al fine di chiarire ogni suo dubbio in merito.
La ringraziamo per averci contattato sul nostro sito e restiamo a sua
disposizione per ogni ulteriore necessità. Cordiali saluti.
Lorenzo
E-Care 187.it
E adesso chi mi spiega perché una Azienda viene lasciata senza telefono ???
Vedi anche: Decreto 8
maggio 1997, n. 197
Regolamento di servizio concernente le norme e le condizioni di abbonamento al
servizio telefonico.
Premessa:
C'è qualcuno che sa come fare??? Mandatemi un messaggio
DA NON PERDERE
1) http://www.olivierobeha.it/tel.htm#proteste
2) http://sigillo1.interfree.it/lagrandetruffa.htm
Qui sotto riporto del materiale utile tratto da:
http://www.aduc.it/vignette/ultimoBIG.html

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14.12.2000. L’Autorita’ delle Telecomunicazioni
ha approvato il costo del canone dell’ultimo miglio
che gli altri gestori di telefonia fissa dovranno pagare a Telecom:
e’ piu’ caro di quanto gli utenti finali pagano a Telecom ….
L’ULTIMO
MIGLIO DI TELECOM: L’IMPOSSIBILE LIBERALIZZAZIONE
NOTA DELL’ADUC AL MINISTERO DELLE COMUNICAZIONI
Firenze, 20 Novembre 2002. Il direttore degli Affari regolamentari di
TelecomItalia Domestic Wireline, Sergio Fogli, ha fatto sapere che la sua
azienda, rispettando tutte le regole, sull’apertura dell’ultimo miglio sta
facendo fronte a solo 250 richieste di accesso ad altrettante centrali da parte
di altri operatori. Se consideriamo che le centrali previste in materia
dovrebbero essere circa 1.000, si capisce l’entita’ del fenomeno e cosa, di
conseguenza, voglia dire in Italia la liberalizzazione della telefonia fissa (un
ambito su cui si gioca quasi tutto il mercato, visto anche il prorompere e
l’avanzare della banda larga per i collegamenti ad Internet).
Una liberalizzazione che segna il passo. A poco serve –come fa Sergio Fogli-
ricordare che l’Italia in Europa e’ seconda solo alla Germania, perche’ il
fenomeno non e’ tanto soggetto alle direttive comunitarie (che sono abbastanza
precise in materia), ma alla loro traduzione nell’economia e nelle regole
nazionali. E il fatto che ci sia una notevole resistenza in tutta Europa, non
assolve il nostro Paese, ma e’ solo la conferma che i problemi ci sono e
sussistono.
Cosa significa la situazione italiana? Essenzialmente che gli altri operatori
non si stanno molto muovendo in questa direzione e che, come per esempio sta
succedendo con la banda larga, preferiscono svolgere le funzioni di meri
rivenditori del prodotto Telecom, piuttosto che imbarcarsi un un’avventura
dove, in una apparente autonomia tecnologica, sono comunque e sempre dipendenti
dal pagamento dell’affitto dell’ultimo miglio al loro principale concorrente
(Telecom).
In termini di consumi, questo significa che l’operatore cosiddetto
ex-monopolista sta incamerando la maggiorparte di tutto cio’ che deriva dalla
diffusione delle nuove tecnologie, garantendosi anche con il controllo di cio’
che costituisce la base di tutto, l’ultimo miglio. Il risvolto per i
consumatori e’ che, se non interviene una correzione di rotta, i prezzi non
potranno non cominciare a salire.
Una situazione che dovrebbe essere sufficiente per preoccupare l’Autorita’
delle Telecomunicazioni, il Governo e il Parlamento, ma che, proprio grazie a
quel laconico "rispettando tutte le regole" del nostro direttore
Fogli, assume invece i contorni del paradosso. Perche’ se il "rispetto
delle regole" sta portando alla riconquista del mercato da parte
dell’ex-monopolista, vuol dire due cose: Telecom mente spudoratamente e lo
puo’ fare perche’ ha trovato il modo di beffare le autorita’ preposte al
controllo, oppure queste regole non servono alla bisogna, perche’ invece che
creare mercato e concorrenza stanno spianando il cammino al vecchio monopolista
con l’abito del 2000.
Ma il nostro ministro delle Comunicazioni, ammesso che abbia tempo rispetto ai
suoi desideri di occuparsi del palinsesto delle televisioni di Stato e private e
dell’aumento del canone/tassa alla Rai, queste cose non le percepisce? I
risultati di TelecomItalia nel settore Dsl (650 mila clienti) rispetto a quelli
dei suoi concorrenti (76 mila complessivi, di cui solo il 3% col sistema
dell’ultimo miglio, mentre il resto sono risultati di rivendita del prodotto
Telecom), non sono sufficienti ad allertare chi e’ preposto alle politiche
delle comunicazioni nel nostro Paese?
Lo avevamo gia’ chiesto all’Antitrust, ma se fossimo, come dice il direttore
Fogli, nel "rispetto delle regole", il problema non sarebbe di
competenza dell’Autorita’ Tlc, quanto del ministero ad hoc, a cui abbiamo
inviato questa nota.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc