ULTIMO MIGLIO....e Telecom Italia SpA

Cari amici mi permetto di "romperVi le scatole" con questa beffa personale solo perchè sono sicuro di non essere il solo in questa squallida situazione.

Incredibile ma vero! 

Il 10 dicembre 2002 (il giorno che ho pubblicato questa pagina web) dopo 18 mesi di DISSERVIZIO e INNUMEREVOLI chiacchere e perdite di tempo.... ricevo:

Gentile cliente,
con la presente, in riferimento alla sua mail,  siamo a comunicarLe che la
fatturazione sulla utenza 0577 / 738928 (mai attivata) è da ritenersi
conclusa con la fattura del 6°bimestre''02(-212,61 ?).
Sarà contattato al più presto dal nostro Ufficio Amministrativo sul suo
recapito 3.../.........4 al fine di chiarire ogni suo dubbio in merito.

La ringraziamo per averci contattato sul nostro sito e restiamo a sua
disposizione  per ogni ulteriore necessità. Cordiali saluti.

Lorenzo
E-Care 187.it

E adesso chi mi spiega perché una Azienda viene lasciata senza telefono ???

Vedi anche: Decreto 8 maggio 1997, n. 197
Regolamento di servizio concernente le norme e le condizioni di abbonamento al servizio telefonico.

Premessa:

Gaiole in Chianti, 4 dicembre 2002
 
Premessa
 
In data 12 giugno 2001 lo scrivente ha inoltrato formale richiesta di attivazione di servizio telefonico alla Telecom Italia S.P.A. tramite il servizio 187.
 
In data 14 agosto 2001 un  operatore mi comunica telefonicamente il preventivo di 797.400 + IVA e le modalità di conferma che avremo dovuto attuare per l’ottenimento dell’attivazione della linea telefonica mi attribuiscono il numero 0577-738928.
In data 15 agosto 2001 confermiamo a mezzo fax l'accettazione del preventivo per l'attivazione della linea telefonica.
 
In data 17 settembre 2001 riceviamo una lettera nella quale ci viene indicata "presumibilmente" la data di attivazione entro il 31 dicembre 2001.
 
In data 30 settembre 2001 a mezzo raccomandata RR alla sede di Siena, dichiaravamo che se la linea telefonica non fosse stata resa attiva entro il 30 ottobre 2001 mi ritenevo libero da ogni impegno con Telecom essendo ampiamente trascorsi i termini previsti dall'art. 4 comma 1 e art.12 del Regolamento dei Servizi.
 
In data 23 novembre 2001 ricevo una lettera che indica la "presumibile" data del 29 marzo 2002 per l'attivazione della linea telefonica. (?) (Ad oggi 10 dicembre 2002 la Telecom NON è tecnicamente in grado di allacciarmi il telefono! Fonte: tecnici Telecom)
 
In data 8 aprile 2002 ricevo la prima fattura emessa il 14 marzo 2002 per spese installazione impianto fuori perimetro abitato; spese installazione linea; bolli su contratto telefonico pari ad un totale pari a Euro 628,46.
 
In data 11 aprile 2002 invio una seconda raccomandata RR alla sede Telecom di Firenze in contestazione della fattura, riconfermando la recessione del contratto comunicata con la precedente raccomandata, nonchè  ricordando che in nessun caso ho autorizzato TELECOM ITALIA S.p.A. alla diffusione dei miei dati personali ai sensi della Legge 675/96 ed esercitavo formale diffida dal farlo ai sensi dell’art. 13 della stessa legge mi opponevo al trattamento dei miei dati personali da parte TELECOM ITALIA S.p.A..
 
In data 24/10/02 ricevo dalla Società Italiana Recupero Crediti Ufficio Esazioni Via Vitt. Emanuele 194 Firenze una raccomandata AR. Con la quale mi si comunica la Costituzione in Mora per una somma di Euro 873,29. (!) (Alla faccia della Privacy)
 
In data 25/10/02 contatto nuovamente al telefono la Telecom di Firenze parlando con il Sig. Bardi, il quale mi assicura che avrebbe provveduto ad estinguere la pratica e che la colpa era del personale del 187, rifiutandosi di inviarmi un documento scritto di cessazione del contratto. Subito dopo ho telefonato alla Società Italiana Recupero Crediti Ufficio Esazioni e ho parlato con la Direttrice Sig.ra Emanuela alla quale ho spiegato i fatti e mi ha dichiarato che avrebbe chiuso e rimesso la pratica a Telecom. Su mia richiesta mi ha inviato una lettera di conferma il 5 /11/02.
 
Per brevità non cito tutti i riferimenti alle telefonate al 187 e i viaggi agli uffici Telecom di Siena e di Firenze ma ovviamente ne conservo l’elenco per eventuali riscontri comunque ad oggi continuo a ricevere le bollette e le fatture di TELECOM, questo senza aver mai avuto il telefono.
 
Quanto fin qui al fine di rendere CHIARO che ad oggi ho ottenuto esclusivamente danni da Telecom ITALIA S.p.A.
 
Vorrei sapere come CESSARE definitivamente di ricevere le fatture minacciose e se eventualmente sia possibile chiedere a TELECOM un risarcimento danni.

C'è qualcuno che sa come fare??? Mandatemi un messaggio

 
Grazie e buonagiornata.
 
Luca Robustelli

DA NON PERDERE

1)  http://www.olivierobeha.it/tel.htm#proteste

2) http://sigillo1.interfree.it/lagrandetruffa.htm

 

Qui sotto riporto del materiale utile tratto da:

http://www.aduc.it/vignette/ultimoBIG.html

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14.12.2000. L’Autorita’ delle Telecomunicazioni ha approvato il costo del canone dell’ultimo miglio
che gli altri gestori di telefonia fissa dovranno pagare a Telecom:
e’ piu’ caro di quanto gli utenti finali pagano a Telecom ….

L’ULTIMO MIGLIO DI TELECOM: L’IMPOSSIBILE LIBERALIZZAZIONE
NOTA DELL’ADUC AL MINISTERO DELLE COMUNICAZIONI

Firenze, 20 Novembre 2002. Il direttore degli Affari regolamentari di TelecomItalia Domestic Wireline, Sergio Fogli, ha fatto sapere che la sua azienda, rispettando tutte le regole, sull’apertura dell’ultimo miglio sta facendo fronte a solo 250 richieste di accesso ad altrettante centrali da parte di altri operatori. Se consideriamo che le centrali previste in materia dovrebbero essere circa 1.000, si capisce l’entita’ del fenomeno e cosa, di conseguenza, voglia dire in Italia la liberalizzazione della telefonia fissa (un ambito su cui si gioca quasi tutto il mercato, visto anche il prorompere e l’avanzare della banda larga per i collegamenti ad Internet).
Una liberalizzazione che segna il passo. A poco serve –come fa Sergio Fogli- ricordare che l’Italia in Europa e’ seconda solo alla Germania, perche’ il fenomeno non e’ tanto soggetto alle direttive comunitarie (che sono abbastanza precise in materia), ma alla loro traduzione nell’economia e nelle regole nazionali. E il fatto che ci sia una notevole resistenza in tutta Europa, non assolve il nostro Paese, ma e’ solo la conferma che i problemi ci sono e sussistono.
Cosa significa la situazione italiana? Essenzialmente che gli altri operatori non si stanno molto muovendo in questa direzione e che, come per esempio sta succedendo con la banda larga, preferiscono svolgere le funzioni di meri rivenditori del prodotto Telecom, piuttosto che imbarcarsi un un’avventura dove, in una apparente autonomia tecnologica, sono comunque e sempre dipendenti dal pagamento dell’affitto dell’ultimo miglio al loro principale concorrente (Telecom).
In termini di consumi, questo significa che l’operatore cosiddetto ex-monopolista sta incamerando la maggiorparte di tutto cio’ che deriva dalla diffusione delle nuove tecnologie, garantendosi anche con il controllo di cio’ che costituisce la base di tutto, l’ultimo miglio. Il risvolto per i consumatori e’ che, se non interviene una correzione di rotta, i prezzi non potranno non cominciare a salire.
Una situazione che dovrebbe essere sufficiente per preoccupare l’Autorita’ delle Telecomunicazioni, il Governo e il Parlamento, ma che, proprio grazie a quel laconico "rispettando tutte le regole" del nostro direttore Fogli, assume invece i contorni del paradosso. Perche’ se il "rispetto delle regole" sta portando alla riconquista del mercato da parte dell’ex-monopolista, vuol dire due cose: Telecom mente spudoratamente e lo puo’ fare perche’ ha trovato il modo di beffare le autorita’ preposte al controllo, oppure queste regole non servono alla bisogna, perche’ invece che creare mercato e concorrenza stanno spianando il cammino al vecchio monopolista con l’abito del 2000.
Ma il nostro ministro delle Comunicazioni, ammesso che abbia tempo rispetto ai suoi desideri di occuparsi del palinsesto delle televisioni di Stato e private e dell’aumento del canone/tassa alla Rai, queste cose non le percepisce? I risultati di TelecomItalia nel settore Dsl (650 mila clienti) rispetto a quelli dei suoi concorrenti (76 mila complessivi, di cui solo il 3% col sistema dell’ultimo miglio, mentre il resto sono risultati di rivendita del prodotto Telecom), non sono sufficienti ad allertare chi e’ preposto alle politiche delle comunicazioni nel nostro Paese?
Lo avevamo gia’ chiesto all’Antitrust, ma se fossimo, come dice il direttore Fogli, nel "rispetto delle regole", il problema non sarebbe di competenza dell’Autorita’ Tlc, quanto del ministero ad hoc, a cui abbiamo inviato questa nota.
Vincenzo Donvito, presidente Aduc