"IL NOSTRO IMPEGNO PER LA TUTELA DELLE TRADIZIONI POPOLARI CHIANTIGIANE"

 

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Last update 28/10/01


RADDA IN CHIANTI

 

Il comprensorio geografico a cui appartiene il territorio comunale di Radda in Chianti è posto sulle colline che occupano il tratto iniziale delle valli del Pesa e dell'Arbia, su un poggio dominante il versante sinistro del Valdarno Superiore.

I documenti più antichi, che attestano un piccolo centro etrusco in quest'area - preceduto da un insediamento nuovo già alla fine dell'età del bronzo (XI secolo a. C.) -, sono quelli del periodo arcaico ed ellenistico (VI-III secolo a. C.) rappresentati da reperti ceramici e metallici provenienti rispettivamente da tombe e da resti di strutture murarie, che ci documentano l'esistenza di un abitato sul tipo dell'«insediamento fortificato di altura», rinvenuti nelle vicinanze del paese attuale (in località La Malpensata e Poggio la Croce). Successive attestazioni appartengono all'età romana imperiale e consistono in strutture tombali rinvenute nei dintorni di Radda (..........) che presuppongono un territorio popolato da insediamenti sparsi (vicus o casale) le cui tracce sono riferibili a strutture edilizie avvicinabili alle moderne fattorie, abitate da piccoli e medi coltivatori esponenti del ceto fondiario locale.

Le più antiche attestazioni scritte del castello di Radda si pongono agli inizi dell'XI secolo con la prima citazione manoscritta in un documento del 1002 quando "curte et castello" erano inclusi tra i possedimenti dei monaci benedettini della Badia di santa Maria in Firenze a cui vengono confermati dall'imperatore Ottone III. Dal 1191 Radda fu feudo dei conti Guidi anche se a partire dal XII secolo la troviamo sotto il dominio della repubblica di Firenze. Inoltre, Radda costituì uno dei Terzieri dell'antica Lega del Chianti - nella quale erano compresi anche quelli di Castellina e di Gaiole - poi capoluogo della Lega e residenza del Podestà a partire dal 1384.

Fra i secoli IX e X il territorio di Radda, al pari di altri in questa zona del Chianti, è caratterizzato da un tipo di insediamento sparso di derivazione etrusco-romana consistente in piccoli aggregati di abitazioni rurali (vici o casalia) che si trasformeranno in seguito in villaggi fortificati. Le prime tracce riferibili a insediamenti nel territorio comunale attestano la presenza di una serie di piccole fattorie significativamente orientate verso i corsi d'acqua (segnati dalle valli del Pesa, di Greve e dell'Arno) e l'agricoltura, elementi fondamentali per il popolamento del successivo periodo medievale.

Fra i secoli XIII e XV il territorio di Radda, per la sua posizione di confine con Firenze ghibellina e Siena guelfa, venne più volte occupato e devastato, coinvolto nelle vicende belliche delle due Repubbliche rivali. Dai documenti dell'epoca risulta che il castello subì danneggiamenti nel 1230 da parte senese, nel 1268 con l'occupazione delle truppe francesi di Carlo d'Angiò e fu parzialmente distrutto e incendiato nel 1478 in occasione della terza invasione aragonese a tal punto che furono necessari interventi notevoli di restauro alle opere di fortificazione e al Palazzo del Podestà. Altre citazioni si possono trovare nel Libro di Montaperti del 1260 dove è menzionato il popolo di san Niccolò e nello Statuto del comune di Firenze del 1415 nel quale Radda è ricordata come sede del Podestà della Lega del Chianti fra i popoli del Terzo che la componevano, inclusa nel piviere di san Giusto in Salcio (oggi appartenente al comune di Gaiole in Chianti). Il 30 settembre 1772 fu eretta Vicariato con giurisdizione su Greve oltre che su Gaiole e Castellina, ruolo che conservò sino al 1838. Nel 1774, a seguito del motuproprio granducale del 23 maggio emanato dal granduca Pietro Leopoldo, sciolti i Terzieri e suddivisa la zona in Comuni, l'antico terziere di Radda fu trasformato in Comunità analogamente a quelli di Castellina e di Gaiole. Durante il periodo della dominazione francese (1808-1814) fu sede di Cantone e di una Giudicatura di pace, compresa nel dipartimento dell'Arno (Firenze) dal 1808 al 1811 e in quello dell'Ombrone (Siena) dal 1811 al 1814. Con la Restaurazione dei Lorena, che ristabilì la sitazione antecedente al dominio napoleonico, il comune di Radda fu compreso dal 1825 nel compartimento Senese e, infine, con l'unità d'Italia assegnato dal 1861 alla provincia di Siena.

Nel catasto fiorentino del 1427 il luogo è indicato con il toponimo Radda individuato con "case e edifici" e come tale figura nella decima granducale del 1776. Precedentemente è raffigurato nella cartografia della fine del XVI secolo nel popolo omonimo di san Niccolò a Radda.

La parte antica del paese ha conservato sino ad oggi la struttura medievale racchiusa entro le mura, circondata da un circuito stradale che le gira attorno (via XX Settembre e viale Giacomo Matteotti). Il centro storico mostra ancora l'antico impianto urbano medievale a pianta ellittica allungata con resti di mura e torri appartenenti all'antica cinta fortificata in parte inglobati nelle abitazioni. Nella parte più elevata si sviluppa il nucleo più antico, il Castello, impostato su un asse viario principale raccordato con altre strade dai nomi significativi di Sdrucciolo del Castello, Rampa degli Orti, Chiasso dei Portici, Vicolo degli Archi, Via dietro le Mura, che lasciano intravedere l'andamento delle antiche fortificazioni che restano, sebbene modificate dai rifacimenti posteriori e incorporate dalle costruzioni successive, nelle quali si aprivano due porte: a ovest la porta Fiorentina, distrutta nel 1866 come ricorda la lapide posta sul muro all'inizio di via Roma dopo un edificio contrassegnato dal numero civico 1 in corrispondenza del punto in cui essa si apriva, e a est la porta Valdarnese affiancata da un torrione di fronte agli attuali giardini pubblici di piazza IV Novembre.

Nel centro storico in via Roma di fronte a piazza Francesco Ferrucci, e più in basso rispetto al nucleo antico del Castello, si trova il quattrocentesco Palazzo del Podestà e del Vicario di Chianti, oggi sede del Comune. Una larga scalinata immette al pianterreno in un'ampia loggia coperta a una colonna e due volte, archi a sesto leggermente ribassato e decorazione a foglie nei capitelli, che mostra sulla parete di fondo a sinistra copia dell'affresco originale chesi conserva oggi all'interno del palazzo, raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Cristoforo di scuola fiorentina del XV secolo. La facciata dell'edificio, nella quale si aprono finestre ad arco sul primo piano e con un orologio sovrastante, è ancora ornata da numerosi stemmi in pietra e in terracotta policroma invetriata appartenuti ai Podestà della Lega del Chianti, che vi avevano risieduto e apposti in ricordo del loro mandato. Altri sono posti sulle pareti all'interno del loggiato; fra questi, a sinistra, è da osservare quello di Francesco Ferrucci, podestà a Radda nel 1527.

Tra i monumenti cittadini, alcuni palazzi denotano l'appartenenza a epoche diverse, da quelli settecenteschi delle famiglie Rappini e Baldi a quelli ottocenteschi dei Minucci e de Palagi, che si allineano ai lati della centrale via Roma. All'esterno dell'antica cinta muraria si incontrano altri edifici di più moderna costruzione risalenti agli anni Venti e Trenta del Novecento, periodo nel quale si collocano molteplici interventi edilizi a Radda così come in altri centri del Chianti, fra i quali emerge la sistemazione monumentale dei giardini pubblici con il Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale. Poco distante, proseguendo lungo il viale Giacomo Matteotti, sulla destra si scende alla cosiddetta Ghiacciaia del Granduca una singolare costruzione del 1897 destinata all'epoca alla trasformazione della neve in ghiaccio per la conservazione delle derrate alimentari.

 

Chiesa di san Niccolò

E' la chiesa parrocchiale del paese posta in posizione sopraelevata rispetto alla strada principale di fronte al Palazzo del Podestà e si affaccia sull'omonima piazza della Chiesa. Vi si accede mediante un'ampia rampa di scale da via Roma.

Già nel 1260 ne è attestata l'esistenza nel Libro di Montaperti assieme alle chiese "di san Cassiano e di santa Cristina di Radda", alle chiese sotto un unico rettore. La più antica memoria della chiesa di san Niccolò si trova negli elenchi delle decime degli anni 1276-1277 e 1302-1303 dove compare fra le chiese dipendenti dalla pieve di San Giusto in Salcio. E' segnalata nelle denunce catastali del 1427 dove figura la dichiarazione del rettore di san Niccolò a Radda delle spese sostenute per le feste di san Clemente e di san Paolo, due Santi non titolari della chiesa. Nel 1600 le risulta unito l'oratorio di santa Maria in Prato. Ulteriori documenti la rammentano elevata a prioria nel 1600 e successivamente nel 1616 quando vi fu istituito il fonte battesimale e; in seguito, con il titolo di propositura nel 1899. E' menzionata indirettamente in una testimonianza del XVIII secolo relativamente all'oratorio di santa Maria in Prato quando nel 1708 questo fu staccato dalla prioria e donato ai frati dell'ordine di san Francesco perché vi venisse edificato un convento. La visita pastorale del 1784 ricorda l'annessione della piccola chiesa di san Biagio a Vercenni a san Niccolò.

Le distruzioni e le trasformazioni che nel corso degli eventi bellici interessarono il castello di Radda non risparmiarono certo la chiesa parrocchiale. In questo caso le testimonianze documentarie, qui rappresentate dalle relazioni delle visite pastorali e dagli inventari dei beni ecclesiastici, sono di notevole aiuto per ricostruire l'assetto che l'edificio religioso presentava nei secoli XV e XVI. Fra i conseguenti rifacimenti avvenuti in più epoche, alterando fortemente l'aspetto originario della chiesa all'esterno quanto all'interno, il più notevole riguarda la facciata settecentesca, completamente ricostruita nel 1926 secondo il gusto neogotico dell'epoca su progetto di Adolfo Coppedè come risulta anche da un disegno eseguito a matita, presumibilmente del primo decennio del Novecento, che mostra l'aspetto della facciata originaria e della piazza sottostante la chiesa prima degli interventi subìti alla fine degli anni Venti. Dello stesso progetto fa parte anche la realizzazione di una fontana pubblica incassata nel muro di sostegno della piazza della Chiesa, alimentata da un getto d'acqua proveniente da un elemento decorativo a forma di bocca di leone.

Da questo intervento che unisce e confonde stilemi neomedievali, neorinascimentali e liberty con un notevole effetto scenografico è derivata un'architettura eclettica che riecheggia in versione provinciale alcuni motivi stilistici dell'"art noveau". Altri restauri riguardano il campanile originario della chiesa, totalmente demolito e ricostruito ex novo all'inizio del XVIII secolo, che risalgono al 1837. L'attuale torre campanaria è frutto di un rifacimento moderno ricostruita negli anni Cinquanta e impostata su una delle torri dell'antico castello. La trasformazione di questa è documentabile da alcune fotografie dove agli inizi del Novecento figura sormontata da un tetto, contrariamente a quelle degli anni Cinquanta le quali mostrano la sommità ornata da merlature che furono aggiunte presumibilmente proprio durante il contemporaneo restauro. L'ultimo restauro della chiesa, risalente al 1969, ha interessato la parte presbiteriale e absidale con la disposizione  dell'altare maggiore rivolto ai fedeli. Più recente l'intervento di consolidamento del campanile è il collocamento di un congegno per suonare le ore e di una campana, nel 1997. Le tracce romaniche dell'originaria costruzione sono visibili sul retro dell'edificio e nel basamento del campanile.

La chiesa attuale presenta la facciata neogotica dominata in alto da un ampio arcone a tutto sesto coperto da un tetto a capanna e sostenuto da doppi mensoloni a forma di protomi leonine. L'arco incornicia i frammenti di un affresco medievaleggiante, oggi completamente scomparso, raffigurante in origine, un Cristo Benedicente sopra il rosone e una Natività nella fascia inferiore, che studi recenti su questa famiglia di artisti hanno attribuito a Carlo Coppedè, fratello di Adolfo. La parte basamentale della facciata è rivestita di bozze in arenaria, degradanti verso l'alto, che fanno da cornice al portale - che è ugualmente in arenaria - scorniciato e sovrastato da una lunetta entro la quale sono alcuni stemmi e maioliche raffiguranti al centro una Madonna col Bambino in terracotta, ai lati due Angeli in terracotta smaltata in bianco.

Malgrado i rimaneggiamenti, l'impianto interno ha conservato la pianta a croce latina. L'unica navata, coperta da capriate lignee e interrotta sul fondo dal transetto con due cappelle laterali, è conclusa da un'abside quadrangolare con volta a crociera. Ai due lati dell'ingresso sono due acquasantiere in pietra serena, a sinistra è il fonte battesimale pure in pietra serena della fine del Cinquecento o inizi del Seicento, entro una nicchia decorata da una mostra in pietra, che racchiude un affresco novecentesco con il Battesimo di Gesù. Lungo la navata si trovano due confessionali lignei del XVIII secolo decorati da volute. Al termine di questa sulla parete in alto a sinistra è un pulpito di marmo.

Nel braccio sinistro del transetto è un altare analogamente, decorato da una mostra in pietra serena, che ospita una tela raffigurante la Madonna del Rosario col Bambino e Santi, opera recentemente assegnata al tardo Cinquecento di mano di Alessandro Allori; da questo ambiente si accede a una piccola cappella adibita a "Grotta di Lourdes" contenente un'immagine devozionale della Madonna in legno dipinto. Nel braccio destro, su un altare in pietra analogo al precedente, è una statua di Cristo Benedicente.

Gli affreschi della volta nel coro raffiguranti quattro Storie di san Nicola, opera di cultura purista attribuiti a L. Arcangeli, sono databili agli inizi del secolo scorso. I muri perimetrali dell'interno sono intonacati di bianco.

Sopra l'altare maggiore, ornato da una cornice in pietra serena anch'essa manierista, è posto un Crocifisso ligneo policromo con braccia semovibili per le funzioni della Settimana Santa attribuito a un artista fiorentino del XV secolo di tradizione donatelliana. Oggetto di particolare venerazione sin dai tempi più antichi, ancora oggi in occasione della Festa del Perdono, che si tiene annualmente a Radda l'ultima domenica di agosto, si celebrano festeggiamenti in suo onore.

In particolare, da una memoria del parroco Gaetano Meoni del 1893 si apprende dei prodigi e della grandissima venerazione da tempo immemorabile verso questa immagine del Crocifisso che si "scopriva" alla venerazione popolare. La stessa testimonianza ricorda ancora esistente in questa chiesa sulla sinistra l'altare in pietra con il simulacro del Crocifisso entro "un tabernacolo ben chiuso da due sportelli di noce dorati". Notizie precedenti riferiscono di questo altare che appare menzionato già nella prima metà del XV secolo come "altare del Santissimo Crocifisso" oppure più semplicemente "intitolato alla Santa Croce". Anche la visita pastorale del 1784 ricorda che sull'altare "del Crocifisso a sinistra di proprietà della Compagnia di san Gregorio vi è un simulacro di un antico crocifisso". Tuttavia, questi non sembra figurare negli inventari della chiesa di san Niccolò della metà del XV secolo, presumibilmente conservato all'epoca presso la Compagnia stessa.

Sin dalla visita pastorale del 1437 l'antica chiesa parrocchiale appare provvista di fonte battesimale e di altari; oltre all'altare maggiore sono ricordati nella parte inferiore "uno a destra intitolato a san Giovanni e un altro a sinistra intitolato alla Santa Croce". In seguito la chiesa ne fu arricchita di altri se nel 1589 la visita pastorale menziona "un altare dedicato a santa Maria Maddalena e un altro intitolato a sant'Andrea", pur senza fornirci ulteriori indicazioni.

Alla metà del XIX secolo è databile l'organo collocato sul pavimento nel braccio destro del transetto, già nel coro. Secondo la documentazione che lo riguarda, l'attuale strumento non sembra essere quello originario del quale si ha notizia sicura a partire dal 1634 quando risulta come organista lo stesso priore di san Niccolò, Giovanni Battista Paolini, e che sarebbe stato restaurato più volte nel corso del XVIII secolo. Già al tempo della visita pastorale dal 1784 si rammentava, infatti, l'esistenza di un organo "sull'altare di san Desiderio" presso la cappella dedicata alla Concezione, a destra dell'altare maggiore. Nel 1843 fu probabilmente installato nella cantoria che era stata ricostruita proprio in quell'anno. Poco dopo nel 1854 fu oggetto di un rinnovo totale da parte dei fratelli Luigi e Cesare Tronci all'epoca noti organari di Pistoia. La tradizione orale vuole che l'attuale organo di san Niccolò provenga dal vicino convento francescano di santa Maria in Prato.

La torre campanaria in pietra è a pianta quadrangolare e coronata sulla sommità da merlature; nella parte terminale si aprono due bifore decorate da una colonnetta in pietra che sostiene l'archivolto in laterizio; all'altezza della cella campanaria presenta un finestrone ad arco in cui trovano posto quattro compane, la quarta campana vi è stata collocata nel 1997. Documenti comunali dell'epoca riferiscono alla seconda metà del XVI secolo il "primo orologio pubblico" collocato sul campanile della chiesa di san Niccolò, commissionato dalla podesteria di Radda nel 1569 e realizzato da Piero Guerrini di Pistoia. Tale orologio è ricordato ancora esistente presso questa chiesa nel 1630 relativamente a un guasto segnalato dal priore Giovanni Battista Paolini, che aveva il compito del mantenimento del congegno meccanico, ed è ancora rammentato nel 1666 quando un altro orologio sostituì quello cinquecentesco ormai non più funzionante. Dalla stessa documentazione si apprende che negli anni successivi al 1710, in seguito alla demolizione del campanile e alla sua ricostruzione, l'orologio fu riposto nella canonica per essere ricollocato sul campanile solo nel 1723. Tuttavia, nella visita pastorale del 1784, pur ricordando l'esistenza di tre campane, non si accenna minimamente al campanile della chiesa né alla presenza su questo di un orologio. Già oggetto di innumerevoli restauri e di riparazioni fra i secoli XVI e XVIII, risalgono all'inizio del XIX gli interventi più notevoli a giudicare dalle spese per le riparazioni che ammontavano a "lire 308" nel 1804 e a "lire 210" nel 1815. Nel 1819 si apprende che il parroco aveva acquistato "tre campane usate provenienti dalla soppressa chiesa di sant'Agostino di Siena per collocarle sul campanile di san Niccolò", ma con l'intenzione di non collegarle al congegno dell'orologio. Fu allora deciso dal Comune "di far suonare il martello dell'orologio sopra la campanella della scuola pubblica di Radda". Così questa, tolta dal suo posto originario, fu collocata sulla torre campanaria della chiesa prioria nel 1820. Altre notizie di riparazioni dell'orologio nella prima metà del XIX secolo ci testimoniano indirettamente alcuni interventi di restauro al campanile e alla chiesa eseguiti nel 1837. Nella stessa documentazione non si trovano altre citazioni di questo orologio - che presumibilmente doveva trovarsi ancora sul campanile della chiesa - sino al 1870 quando il Consiglio e la Giunta comunale deliberarono la costruzione di uno nuovo da collocare sulla facciata del palazzo podestarile sede del Comune e che fu realizzato nel 1873.

Al tempo della visita pastorale del 1784 la chiesa presentava il fonte battesimale "a destra dell'ingresso", l'altare maggiore la mensa di pietra con ciborio, l'altare del Crocifisso "in pietrame e mensa di lavoro", l'altare di Santa Caterina delle Ruote di proprietà "de' Minucci in oggi Querci", e si dice che dietro l'altare maggiore vi è il coro e la sagrestia dietro al coro; inoltre, per questa chiesa che "è grande... benissimo provvista di arredi sacri" si ordina che "con comodo si facciano i cancelli di legno al battistero... e il quadro di san Giovanni Battista". Già in due inventari di beni ecclesiastici ad essa spettanti, rispettivamente del 1424 e del 1458, risulta che nella prima metà del XV secolo la chiesa di san Niccolò a Radda era sufficientemente dotata degli arredi sacri, dei libri liturgici e dei paramenti. Anche gli altri locali annessi della canonica appaiono corredati delle suppellettili e masserizie necessarie. Fra l'altro, in detti elenchi sono segnalati due oggetti liturgici provenienti dalla chiesetta rurale di san Biagio a Vercenni.

Sopra alla fine del XVIII secolo nella chiesa di san Niccolò esistevano anche alcune cappelle patronali, ciascuna con obblighi di messe annue, nel giorno delle feste e in occasione di particolari ricorrenze. Fra queste sono menzionate presso l'altare maggiore "la cappella della Concezione sotto il patronato dei signori Spannocchi di Siena come eredi di Pompeo Neri, l'altare a destra di san Desiderio e le spoglie del Santo con autentica, di patronato della famiglia Zati, presso l'altare vi è eretta la Congregazione del Carmine; sulla sinistra, presso l'altare "del Crocifisso di proprietà della Compagnia di san Gregorio", è la cappella di san Barnaba, sotto il patronato dei Sirigatti di Radda, trasferita a detto altare dall'omonimo oratorio "alla via piana" interdetto nel 1744, la cappella di sant'Andrea sotto il patronato della famiglia Fabri di Livorno la cappella della Santissima Annunziata sotto il patronato del priore pro tempore di Radda presso l'altare del Rosario a destra, di proprietà della Congregazione sotto lo stesso titolo. Si dice, inoltre, che in questa chiesa avevano diritto di sepoltura privata le "famiglie Fineschi, Braccini, Lanzini e Cini". All'epoca, il priore di san Niccolò aveva l'obbligo della celebrazione della festa del Santo titolare con l'uffiziatura di dieci messe il giorno della festa e altrettante il giorno dopo nonché di nove messe per la festa della Comunità, e si dice che il priore "ritira denari 2 dagli eredi di Giovanni Petri, e di sei messe nel giorno della festa della cattedra di san Pietro e il giorno dopo con cinque messe". E infine ricordata l'esistenza di due "Congregazioni... per devozione vi fanno le due feste di san Michele di settembre e di san Giuseppe senza obbligo fisso di messe" che si mantenevano con offerte volontarie. Nella visita pastorale del 1784 si annota anche che secondo le disposizioni testamentarie, di un certo Cancellereschi che aveva legato le rendite del podere Santa Maria alla devozione di una cappella dedicata alla Concezione istituita presso l'altare maggiore della chiesa di san Niccolò, era obbligo del priore della chiesa parrocchiale di radda «l'uffiziatura di 63 messe per il soddisfacimento di obblighi annuali [...] con le rendite del podere di Santa Maria al fine di mantenere anche un cappellano che soddisfacesse tali obblighi testamentari», anziché nell'omonima chiesa, come ribadito dal vescovo nel 1761.

Una testimonianza del 1897 ci informa della presenza di due tele rispettivamente nel secondo altare a destra e nel secondo altare a sinistra, con il Matrimonio mistico di santa Caterina d'Alessandria e la Madonna col Bambino fra Santo Stefano e San Giovanni Evangelista entrambe di recente attribuzione a Francesco Curradi, la prima delle quali recante la firma dell'artista stesso. Provvisoriamente queste opere sono esposte nella raccolta museale allestita presso la casa di riposo per anziani "Pietro Fedi" a Radda in Chianti.

Sul fianco sinistro della chiesa è la canonica che attualmente conserva soltanto un affresco posto nell'ingresso raffigurante la Madonna col Bambino in trono fra due Santi vescovi di pittore popolaresco fiorentino della seconda metà del Quattrocento.

Nel 1784 l'edificio cononicale appare "in pessimo stato e non è abitabile" e si dice che "il priore risiede nella casa paterna". A tale proposito già nel 1437 si annotava che il parroco non vi risiedeva da circa dieci anni, sebbene nei suddetti inventari del 1424 e del 1458 la canonica sembri provvista in modo sufficiente delle suppellettili e delle masserizie necessarie.

 

Cappella della Compagnia di san Gregorio Magno e santa Maria delle Grazie. 

Sul fianco destro nel fabbricato adiacente alla chiesa di san Niccolò, sovrastante la scalinata.

L'esistenza di questa Compagnia a Radda è ricordata nella visita pastorale del 1784 mentre in una testimonianza del 1883 risulta genericamente "la Compagnia di Radda" fra i popoli della Diocesi fiesolana che nell'aprile del 1576 si recarono in "pellegrinaggio a Fiesole per la ricorrenza del Giubileo dell'anno 1575, senza però specificarne l'intitolazione. In una memoria del 1893 "l'oratorio della Compagnia annesso alla chiesa priorale di san Niccolò è incidentalmente menzionata in occasione della celebrazione svolta dal 28 al 30 aprile in onore del Crocifisso in ringraziamento per la fine della siccità che aveva colpito la Regione dagli inizi di marzo, anch'essa senza altra indicazione.

L'edificio attuale denuncia il precedente impianto che risale probabilmente al XV secolo, epoca della fondazione della Compagnia. Nel corso del tempo fu oggetto di rifacimenti forse contemporaneamente a quelli della chiesa parrocchiale come appare nella fotografia del 1926 che mostra sopra il portale di questa cappella un'apertura rettangolare e sul tetto un companiletto in laterizio o pietre e l'insegna della Confraternita di misericordia di Radda.

La facciata lineare è segnata dal portale profilato da una cornice in pietra di forma rinascimentale sormontato da un'apertura circolare che conserva un timpano spezzato. Sul tetto al centro è posto frontalmente un piccolo campanile a vela a un solo fornice entro il quale trova posto una campana.

Al tempo della visita pastorale del 1784 in questa chiesa "contigua alla Prioria" si ricorda per altare "solo mensa di pietra" dotata di "sufficienti arredi sacri" e a proposito della chiesa di san Niccolò si sottolinea che all'interno di questa "l'altare del Crocifisso" è di proprietà della "compagnia di san Gregorio". La festa di san gregorio con cinque messe compresa la "cantata" e altrettante messe il giorno dopo e si dice, inoltre, che "per lascito di Margherita Bianciardi donatrice di una casa posta in Radda", la compagnia aveva l'obbligo di un uffizio con sei messe nel mese di marzo.

Alcune fotografie dei primi anni del Novecento ci mostrano l'edificio della Compagnia quale sede della Confraternita di Misericordia di Radda in Chianti come si legge nell'insegna posta sopra il portale d'ingresso.

Attualmente i locali sono utilizzati per le attività parrocchiali.

 

Cappella della Venerabile Confraternita della Misericordia

Da piazza della Chiesa, scendendo le scale e proseguendo a sinistra in via Roma, direttamente sulla strada al pianoterra nel fabbricato sottostante l'antica chiesa della Compagnia di san Gregorio Magno e santa Maria delle Grazie.

La cappella è di epoca moderna fu costruita nel 1947, dopo la parentesi del secondo conflitto mondiale quando questa Associazione, che era stata fondata nel 1914 a Radda in Chianti per iniziativa del parroco Alfonso Baroni, fu ricostituita presso la parrocchia di Radda. Precedentemente negli anni Venti e Trenta del Novecento dovette essere utilizzata la cappella dell'antica Compagnia suddetta adiacente alla chiesa parrocchiale, come si può ben vedere in una foto d'epoca che mostra l'insegna di questa Associazione posta sopra la porta d'ingresso. Dal 1° marzo del 1996 la Confraternita di Misericordia ha acquisito la chiesa di santa Maria in Prato quale cappella e "nuovo santuario" dell'Associazione.

Esterno? porte e insegne sul vetro ....

Consta di due ambienti contigui e comunicanti fra loro dall'interno, a pianta rettangolare, con soffitto a cassettoni in quello a sinistra dalle pareti intonacate.

I locali attualmente sono adibiti a garage per le autoambulanze.

Sulla facciata del fabbricato, in alto tra le due porte, una nicchia centinata ricavata nella parete protetta da uno sportellino con telaio di metallo e lastra di vetro, accoglie una statua raffigurante la Madonna del Rosario, murata su un piedistallo sotto il quale una targa in pietra reca inciso "anno 1958" in ricordo.

 

Chiesa e convento di santa Maria in Prato. 

Fuori del centro storico, da una deviazione sulla destra di via XX Settembre in direzione della cappella di Mercatale, al termine dell'omonima via del Convento nel complesso di edifici contrassegnato dal numero civico 8.

Il toponimo "Santa Maria" assegnato a questa zona ha origini antichissime e testimonia quanto la devozione mariana fosse sentita nel mondo rurale come in quello urbano. Il luogo è, infatti, ricordato sin dal X secolo come meta di pellegrinaggi devozionali da ogni parte del Chianti, dal Valdarno e dalla Val di Pesa per la presenza di un'immagine di Maria ritenuta miracolosa, collocata in un piccolo oratorio edificato sopra "un prato" nei pressi di Radda. Dedicato alla Natività della Madonna questo risulta compreso sin dall'inizio del IX secolo fra gli edifici religiosi e i castelli appartenenti al ramo della famiglia Ricasoli da Montegrossi. Con il passare del tempo la piccola cappella posta fuori delle mura assurse al titolo di chiesa curata e nel XV secolo figura fra le chiese suffraganee della pieve di San Giusto in Salcio. Compare, inoltre nello Statuto di Firenze del 1415 dove il popolo di Santa Maria al Prato è ricordato fra quelli che componevano l'antica Lega del Chianti nel terzo di Radda e nel piviere di San Giusto in Salcio.

La menzione più antica del luogo è in una vendita dell'801 di alcuni pezzi di terra lavorativa posti presso Santa Maria, unità poderale significativamente indicata con questa stessa denominazione. Nel 1427 questo podere risulta compreso nel beneficio parrocchiale della chiesa di santa Maria che qui vi sorgeva da tempo ed è ricordato in una testimonianza del 1600 ancora "beneficio semplice" della chiesetta-oratorio. Il podere è ancora citato al tempo della visita pastorale del 1784 per la rendita connessa alla devozione della cappella dedicata alla Concezione istituita presso l'altare maggiore della chiesa parrocchiale di Radda, che ne ha conservato la proprietà sino al 1966.

Edificata su una struttura preesistente, forse inizialmente un semplice tabernacolo con l'immagine di Maria. Un'antica cronaca del Convento degli inizi del XVIII secolo riferisce che non è nato "perchè né da chi, né quando fosse stata edificata questa chiesa".

Possiamo forse presumere che sia stato lo stesso proprietario del terreno dove fu eretto a motivo del beneficio consistente nel podere che questi lo aveva costituito e donato all'oratorio stesso affinché con le rendite di questo fossero celebrate le messe in onore della Madonna.

Nei documenti che la riguardano non si hanno molte citazioni della chiesa-oratorio, che non sembra menzionata nelle decime due-trecentesche. Come oratorio sotto il titolo di santa Maria figura nel 1428 in un inventario di beni ecclesiastici e nel 1460 in una controversia fra i due rettori della chiesa titolari dello stesso beneficio parrocchiale. Sempre come oratorio di "santa Maria a Radda" è registrata nella visita pastorale del 1437 e solo come "santa Maria" compare più tardi nella cartografia della fine del XVI secolo, inclusa nel popolo di san Niccolò a Radda. E' ricordata nel decreto vescovile del 1600 con il quale fu aggregata alla parrocchia di san Niccolò a Radda.

La successiva costruzione del convento si collega alla crescita dell'importanza del culto verso la "sacra immagine" posta nella piccola chiesa, che inizialmente rese necessaria l'istituzione di un'Opera per amministrarne le offerte, per il mantenimento dell'edificio e per la cura del culto. Con la donazione ai Padri Minori Riformati dell'Ordine di san Francesco da parte della comunità di Radda, questo oratorio fu staccato dalla prioria di san Niccolò nel 1708. All'inizio del XVIII secolo fu quindi edificato il convento, forse l'ultimo istituito nel Chianti dopo la grande diffusione di ordini monastici avvenuta nel Medioevo anche in questa zona. Come ricorda un'antica cronaca, alla costruzione del complesso monastico che conservò la stessa dedicazione della chiesa, si interessarono fra il 1708 e il 1720, il Vescovo di Fiesole e numerosi prelati. Tuttavia, le strutture necessarie furono ultimate soltanto diversi decenni dopo. Ai lavori contribuirono con proprie offerte e donazioni alcune famiglie di Radda nonché alcuni religiosi delle chiese vicine - come il priore di Volpaia e il pievano di Santa Maria Novella in Chianti, oltre al priore di Radda - che offrirono beni e arredi. La stessa testimonianza ricorda che dal 1761, in seguito ad una lite insorta fra i Raddesi che pretendevano di trasferire la Compagnia della Concezione ivi istituita nel 1640 e ripristinata nel 1713 - che pur risultava aumentata numericamente di iscritti - seguirono alcuni dissapori fra il priore di Radda e i frati del convento a proposito del benefizio delle messe e della festa della Concezione che questi aveva l'obbligo di soddisfare. Ne derivò una lite durata diversi anni finché nel 1763 il Vescovo stabilì che "il priore non venisse più a celebrare in questa chiesa le messe del benefizio, ma bensì le celebrasse nella prioria" di Radda, mettendo così fine al decennale diverbio.

Una lapide posta all'interno ricorda il granduca Pietro Leopoldo ospite illustre del convento nel 1773 in occasione della "sua gita di Radda e Chianti". Fra il 1808 e il 1810 la chiesa e il convento furono coinvolti dalla soppressione del Governo francese napoleonico, poi ripristinati con la Restaurazione nel 1815, e da quella del Governo italiano attuata nel 1866, diventando proprietà demaniale. Dopo altri passaggi di proprietà, il complesso fu acquistato nel 1935 dalla Provincia Toscana delle Sacre Stimmate dell'Ordine dei Frati Minori, ospitando i religiosi sino al 1974 quando diminuiti di numero si trasferirono in altra sede. Infine, nel marzo del 1996 la chiesa è stata acquisita dalla Venerabile Confraternita di Misericordia di Radda in Chianti quale cappella e "santuario" di tale Associazione.

Attualmente del precedente edificio romanico resta traccia nel paramento murario della chiesa.

L'odierno complesso consiste in una costruzione raccolta attorno a una piccola chiesa preceduta da un portico, alla quale fu aggiunto con la ristrutturazione del XVIII secolo, che avvolge l'originario edificio sulla fronte e sui fianchi laterali fino a raccordarsi in corrispondenza dei due bracci del transetto. L'occhio nella parte terminale della facciata è frutto di un rifacimento successivo come dimostrano due immagini risalenti agli anni 1915 e 1922. La chiesa vera e propria presenta la consueta facciata a capanna in cui si apre il portale e .... sormontato da un occhio, impianto interno a croce latina con unica navata rettangolare, al termine della quale è il transetto, coperta con volte a crociera intonacate.

Sull'altare maggiore in pietra è collocato un polittico raffigurante la Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista, Nicola, Maria Maddalena e Antonio abate dell'artista fiorentino Neri di Bicci, recante la data 1474, recentemente restaurato. Sull'altare di destra è una tela ottocentesca di fattura artigianale con San Francesco in estasi. Si conservano, inoltre, alcuni oggetti liturgici dei secoli XVIII-XIX e paramenti sacri settecenteschi.

Nella visita pastorale del 1437 è segnalata fra gli oggetti di culto della chiesa l'esistenza di un antifonario o corale dedicato alla Vergine Maria e in quella del 1445 si accenna a "una tavola della Vergine Maria" sull'altare della cappella. Al tempo della visita pastorale del 1784 è ancora citata un'immagine di Maria Santissima "in un tabernacolo nell'altare maggiore". Inoltre, già nel XVIII secolo l'antica cronaca del convento ricordava  l'esistenza nel 1712 di alcune reliquie di Santi e del legno della Santa Croce "legate tutte in un sol reliquiario".

Alla fine del XVIII secolo la chiesa era dotata di diverse cappelle patronali, fra le quali quelle delle famiglie Bianciardi e Minucci, rispettivamente dedicate a san Pietro in Vincola e a san Giuseppe.

Nella prima metà del XV secolo la costruzione doveva, invece, essere alquanto modesta se nel 1437 la canonica è indicata soltanto come "domo ecclesie" senza specificare gli ambienti di cui era composta e nel 1428 dall'inventario dei beni spettanti all'oratorio emerge il grado di usura delle masserizie della camera del rettore.

Sempre dall'antica cronaca del convento risulta che anche il primo organo della chiesa "lasciato in testamento" nel 1737 dal sacerdote Bartolomeo Buoni - allora pievano di san Pietro a Cintoia - era stato collocato sopra una cantoria appositamente eretta sopra la porta d'ingresso della chiesa e si dice che tale strumento fu in seguito venduto perché in cattive condizioni nonostante alcuni tentativi di farlo accomodare a spese del convento stesso "per comprarlo migliore, ed è questo che s'ha al presente". Fatto restaurare totalmente con aggiunte e modifiche nel 1756 subì altri interventi nel 1806 e nel 1837: per quest'ultimo lavoro, dovuto a Michelangelo Paoli di Campi Bisenzio, la spesa fu sostenuta da Baldassarre Pianigiani, all'epoca procuratore del Convento.

Nel 1974, quando fu trasferita in altra sede la piccola comunità religiosa, tutto il complesso con gli edifici religiosi, l'orto, la foresteria e tutti gli annessi è stato adibito ad abitazioni private.

La chiesa, recentemente acquistata dalla Venerabile Confraternita di Misericordia di Radda in Chianti, viene aperta al culto solo per la funzione domenicale.

 



Asilo infantile "Giulia Pianigiani"
 

Risalendo via del Convento, sulla destra lungo viale XI Febbraio oltrepassato il fabbricato della scuola elementare "Guglielmo Marconi".

Dai documenti comunali di radda in Chianti degli inizi del Novecento risulta il legato della famiglia Pianigiani istituito nel 1903. Le disposizioni testamentarie prevedevano la costruzione di un immobile da adibire a locale "d'isolamento-ospedale" ad uso della popolazione locale. Il complesso progettato nel 1913 fu realizzato nel secondo ventennio nell'ambito dell'intensa attività edilizia che caratterizzò quel periodo. Nel 1929 fu inaugurato come asilo d'infanzia intitolato alla benefattrice Giulia Pianigiani su richiesta di Baldassarre Pianigiani all'epoca notaio e podestà di Radda perchè che se ne interessò vi fosse realizzato un asilo infantile. A tale scopo, mise a disposizione una sua villa per la scuola materna, e che per gratitudine fu intitolata a sua moglie Giulia dalle autorità dell'epoca, e ottenne che ne fosse affidata la gestione alle suore delle "Povere figlie delle Sacre stimmatine di san Francesco d'Assisi" (dette anche "Stigmatine" o "Stimatine"). Questa casa - aperta il 26 agosto 1928 fu la seconda delle Stimatine aperta in Chianti, una Congregazione religiosa femminile fondata a Firenze nel 1848 da Anna Maria Lapini Fiorelli, con scopi di assistenza e di educazione delle bambine povere e abbandonate. Infatti, oltre all'asilo vi trovò sede la scuola di lavoro per le giovani.

I ricordi parrocchiali della seconda metà del Novecento riferiscono, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, l'operato delle suore stimatine di Radda nell'aiutare i parroci delle vicine parrocchie durante le celebrazioni liturgiche, allestendo gli addobbi delle chiese, accompagnando con canti le funzioni e il loro contributo all'educazione religiosa dei più giovani.

Il fabbricato annesso all'edificio dell'asilo continua ad essere abitato dalle suore che si occupano ancora oggi dell'educazione dei bambini in età prescolare.

 

 Cappella di san Vitaliano. 

Si affaccia sulla strada, delimitata da un basso muretto sui due lati, entro il giardino in prossimità del fabbricato che accoglie i locali dell'asilo infantile e le abitazioni delle suore Stigmatine.

Era la cappella privata di questa piccola comunità religiosa. Edificata forse su un preesistente edificio individuabile in una cappellina raffigurata nella cartografia della fine del XVI secolo in prossimità della deviazione della strada che conduceva all'antico oratorio di santa Maria al Prato e contraddistinta dalla consueta dicitura "una Madonna", che sembra posta proprio in corrispondenza dell'attuale costruzione.

L'edificio attuale è di epoca moderna, costruito contemporaneamente al complesso scolastico fra gli ultimi anni Venti e Trenta, come ben documentano alcune fotografie dell'epoca.

Di forme molto semplici, con tetto a capanna, l'ornamentazione della facciata, racchiusa da fasce angolari di mattoni disposti a dente di sega, si limita alla cornice in pietra serena del portale architravato e sormontato da un timpano triangolare in aggetto, sottolineata orizzontalmente nella parte terminale da una cornice a punta di mattoni anche sui fianchi e sul retro. Al di sopra del portale è un elemento rettangolare, oggi vuoto [forse per contenere in origine una decorazione o un'iscrizione]. In alto nella facciata entro uno spazio triangolare è lo stemma del comune di Radda in Chianti.

L'interno consta di un unico ambiente rettangolare provvisto di un piccolo altare. La cappellina prende luce da due finestrelle quadrangolari poste su entrambi i fianchi. Nella parete terminale una piccola porta consente l'accesso dall'interno del giardino.

Le cronache dell'epoca ricordano che "nella casa di Radda - di questo Ordine - è conservata una tavola a olio di cm 100 x 200 datata 1927 del fiorentino G. Ciampalini raffigurante San Vitaliano".

Attualmente è utilizzato dalle suore per il culto un locale interno al fabbricato di loro abitato.



Fattoria Vignale

 Poco distante dal centro storico, sul lato sinistro di via Pianigiani, lungo la strada Radda in Chianti - La Croce.

L'attuale edificio, già possedimento della famiglia Falconi di Firenze, fu acquistato nel 1819 dai Pianigiani che esercitarono a Radda la loro professione notarile fra la fine del XVIII e i primi anni del XIX secolo, ricoprendo anche importanti cariche pubbliche nell'ambito della politica locale. La cospicua documentazione di atti, che si conservano presso l'archivio della stessa Fattoria Vignale, attesta non solo le vicende dei personaggi di questa famiglia, ma anche quelle del fabbricato della "villa" che fu oggetto di ampliamenti e rifacimenti quando attorno alla metà del XVIII secolo fu ristrutturata secondo forme vagamente neoclassiche, dotata di veranda, giardino e di una cappella privata.

L'attuale denominazione appare introdotta fra il 1956 e il 1982 dal proprietario, in riferimento all'omonimo podere che faceva parte delle proprietà della Fattoria.

Attualmente il fabbricato è stato trasformato e in parte adibito a struttura alberghiera. Inoltre, nell'edificio ha sede legale il "Consorzio per la difesa del vino tipico Chianti" fondato a Radda il 10 agosto del 1924.

 

Cappella dei santi martiri Fabiano e Sebastiano e della Beatissima Vergine del Latte.

 Sulla strada, inglobata nel corpo orizzontale della struttura originaria della casa padronale oggi Fattoria Vignale, al numero civico 11A di via Pianigiani. Era la cappella della casa padronale.

Nella visita pastorale del 1784 è rammentata come "oratorio di santa Maria de' signori Falconi di Radda", compreso nella parrocchia di san Niccolò a Radda in Chianti. E' menzionata nel 1856 nella richiesta di autorizzazione per destinare l'oratorio a cappella mortuaria della famiglia Pianigiani. Dallo stesso documento risulta indirettamente che dal 1832 questo oratorio era stato dedicato anche alla "Beatissima Vergine del Latte". Altre citazioni si trovano nei ricordi di "casa Pianigiani" del XIX secolo e riferiscono che già anteriormente al 1856 e alla sua trasformazione in sepolcreto di famiglia erano state eseguite tumulazioni in questo oratorio. E' incidentalmente ricordata nella memoria di Gaetano Meoni del 1893 semplicemente come "cappellina dei signori Pianigiani a proposito dei festeggiamenti che si svolsero in onore del Crocifisso che si conserva nella chiesa parrocchiale di radda alla fine di aprile di quello stesso anno.

Il piccolo edificio religioso ha subìto trasformazioni e rifacimenti in occasione dell'ampliamento della villa, come dimostrano le strutture murarie dell'ex Fattoria Pianigiani nelle quali sono ancora individuabili tracce anteriori di un corpo di fabbrica di epoca sei-settecentesca. Più recente è l'intervento eseguito in quest'ultimo decennio con il quale, fra l'altro, è stata completamente intonacata la facciata.

All'esterno la cappella è individuata dal portale, dalle cornici laterali che sorreggono l'architrave e da due finestrelle quadrangolari ai lati dell'ingresso, ugualmente profilati in pietra, caratteristiche dell'epoca in cui fu realizzata la villa. Al di sopra del portale compare il monogramma di san Bernardino da Siena sormontato da una piccola edicola che racchiude una piccola lastra decorata a rilievo in terracotta.

L'interno consta di un unico ambiente rettangolare coperto con volte a crociera, completamente intonacato. Sulla parete destra in fondo si può accedere alla cappella dall'interno del fabbricato. Sulla parete terminale è l'altare che ospita, entro un tabernacolo dorato, un rilievo raffigurante la Madonna che allatta il Bambino.

All'epoca della visita pastorale del 1784 l'oratorio fu trovato "in ottimo stato... con sufficienti arredi sacri", dotato di un solo altare e si dice che vi si praticava il culto soltanto "qualche volta per divozione". Il documento del 1856 ci informa della intitolazione di questo edificio nel 1832 anche alla "Beatissima Vergine del Latte... dopo aver collocato nell'altare un ben intagliato e dorato tabernacolo contenente la di Lei Sacra Effigie in basso rilievo in atto di allattare il Divin Figlio".

Attualmente la cappella è adibita a uso privato.


Arrivederci al secondo itinerario....Commenti sono sempre graditi:-)


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Ultimo aggiornamento 28/10/01- Pagine web a cura di Luca Robustelli