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"IL NOSTRO IMPEGNO PER LA TUTELA DELLE TRADIZIONI POPOLARI CHIANTIGIANE"
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italian text Last update 28/10/01
Il comprensorio geografico a cui appartiene il
territorio comunale di Radda in Chianti è posto sulle colline che
occupano il tratto iniziale delle valli del Pesa e dell'Arbia, su un
poggio dominante il versante sinistro del Valdarno Superiore. I documenti più antichi, che attestano un piccolo
centro etrusco in quest'area - preceduto da un insediamento nuovo già
alla fine dell'età del bronzo (XI secolo a. C.) -, sono quelli del
periodo arcaico ed ellenistico (VI-III secolo a. C.) rappresentati da
reperti ceramici e metallici provenienti rispettivamente da tombe e da
resti di strutture murarie, che ci documentano l'esistenza di un abitato
sul tipo dell'«insediamento fortificato di altura», rinvenuti nelle
vicinanze del paese attuale (in località La Malpensata e Poggio la
Croce). Successive attestazioni appartengono all'età romana imperiale e
consistono in strutture tombali rinvenute nei dintorni di Radda
(..........) che presuppongono un territorio popolato da insediamenti
sparsi (vicus o casale) le cui tracce sono
riferibili a strutture edilizie avvicinabili alle moderne fattorie,
abitate da piccoli e medi coltivatori esponenti del ceto fondiario locale. Le più antiche attestazioni scritte del castello
di Radda si pongono agli inizi dell'XI secolo con la prima citazione
manoscritta in un documento del 1002 quando "curte et castello"
erano inclusi tra i possedimenti dei monaci benedettini della Badia di
santa Maria in Firenze a cui vengono confermati dall'imperatore Ottone III.
Dal 1191 Radda fu feudo dei conti Guidi anche se a partire dal XII secolo
la troviamo sotto il dominio della repubblica di Firenze. Inoltre, Radda
costituì uno dei Terzieri dell'antica Lega del Chianti - nella quale
erano compresi anche quelli di Castellina e di Gaiole - poi capoluogo
della Lega e residenza del Podestà a partire dal 1384. Fra i secoli IX e X il territorio di Radda, al pari
di altri in questa zona del Chianti, è caratterizzato da un tipo di
insediamento sparso di derivazione etrusco-romana consistente in piccoli
aggregati di abitazioni rurali (vici
o casalia) che si trasformeranno
in seguito in villaggi fortificati. Le prime tracce riferibili a
insediamenti nel territorio comunale attestano la presenza di una serie di
piccole fattorie significativamente orientate verso i corsi d'acqua
(segnati dalle valli del Pesa, di Greve e dell'Arno) e l'agricoltura,
elementi fondamentali per il popolamento del successivo periodo medievale. Fra i secoli XIII e XV il territorio di Radda, per
la sua posizione di confine con Firenze ghibellina e Siena guelfa, venne
più volte occupato e devastato, coinvolto nelle vicende belliche delle
due Repubbliche rivali. Dai documenti dell'epoca risulta che il castello
subì danneggiamenti nel 1230 da parte senese, nel 1268 con l'occupazione
delle truppe francesi di Carlo d'Angiò e fu parzialmente distrutto e
incendiato nel 1478 in occasione della terza invasione aragonese a tal
punto che furono necessari interventi notevoli di restauro alle opere di
fortificazione e al Palazzo del Podestà. Altre citazioni si possono
trovare nel Libro di Montaperti
del 1260 dove è menzionato il popolo di san Niccolò e nello Statuto del
comune di Firenze del 1415 nel quale Radda è ricordata come sede del
Podestà della Lega del Chianti fra i popoli del Terzo che la componevano,
inclusa nel piviere di san Giusto in Salcio (oggi appartenente al comune
di Gaiole in Chianti). Il 30 settembre 1772 fu eretta Vicariato con
giurisdizione su Greve oltre che su Gaiole e Castellina, ruolo che conservò
sino al 1838. Nel 1774, a seguito del motuproprio granducale del 23 maggio
emanato dal granduca Pietro Leopoldo, sciolti i Terzieri e suddivisa la
zona in Comuni, l'antico terziere di Radda fu trasformato in Comunità
analogamente a quelli di Castellina e di Gaiole. Durante il periodo della
dominazione francese (1808-1814) fu sede di Cantone e di una Giudicatura
di pace, compresa nel dipartimento dell'Arno (Firenze) dal 1808 al 1811 e
in quello dell'Ombrone (Siena) dal 1811 al 1814. Con la Restaurazione dei
Lorena, che ristabilì la sitazione antecedente al dominio napoleonico, il
comune di Radda fu compreso dal 1825 nel compartimento Senese e, infine,
con l'unità d'Italia assegnato dal 1861 alla provincia di Siena. Nel catasto fiorentino del 1427 il luogo è
indicato con il toponimo Radda individuato con "case e edifici"
e come tale figura nella decima granducale del 1776. Precedentemente è
raffigurato nella cartografia della fine del XVI secolo nel popolo omonimo
di san Niccolò a Radda. La parte antica del paese ha conservato sino ad
oggi la struttura medievale racchiusa entro le mura, circondata da un
circuito stradale che le gira attorno (via XX Settembre e viale Giacomo
Matteotti). Il centro storico mostra ancora l'antico impianto urbano
medievale a pianta ellittica allungata con resti di mura e torri
appartenenti all'antica cinta fortificata in parte inglobati nelle
abitazioni. Nella parte più elevata si sviluppa il nucleo più antico, il
Castello, impostato su un asse
viario principale raccordato con altre strade dai nomi significativi di Sdrucciolo del Castello, Rampa degli Orti, Chiasso dei Portici, Vicolo degli Archi, Via dietro le Mura, che lasciano intravedere l'andamento delle
antiche fortificazioni che restano, sebbene modificate dai rifacimenti
posteriori e incorporate dalle costruzioni successive, nelle quali si
aprivano due porte: a ovest la porta
Fiorentina, distrutta nel 1866 come ricorda la lapide posta sul muro
all'inizio di via Roma dopo un edificio contrassegnato dal numero civico 1
in corrispondenza del punto in cui essa si apriva, e a est la porta Valdarnese affiancata da un
torrione di fronte agli attuali giardini pubblici di piazza IV Novembre. Nel centro storico in via Roma di fronte a piazza
Francesco Ferrucci, e più in basso rispetto al nucleo antico del
Castello, si trova il quattrocentesco Palazzo del Podestà e del Vicario di
Chianti, oggi sede del Comune. Una larga scalinata immette al
pianterreno in un'ampia loggia coperta a una colonna e due volte, archi a
sesto leggermente ribassato e decorazione a foglie nei capitelli, che
mostra sulla parete di fondo a sinistra copia dell'affresco originale
chesi conserva oggi all'interno del palazzo, raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Giovanni Battista e Cristoforo di
scuola fiorentina del XV secolo. La facciata dell'edificio, nella quale si
aprono finestre ad arco sul primo piano e con un orologio sovrastante, è
ancora ornata da numerosi stemmi in pietra e in terracotta policroma
invetriata appartenuti ai Podestà della Lega del Chianti, che vi avevano
risieduto e apposti in ricordo del loro mandato. Altri sono posti sulle
pareti all'interno del loggiato; fra questi, a sinistra, è da osservare
quello di Francesco Ferrucci, podestà a Radda nel 1527. Tra
i monumenti cittadini, alcuni palazzi denotano l'appartenenza a epoche
diverse, da quelli settecenteschi delle famiglie Rappini e Baldi a quelli ottocenteschi dei Minucci e de
Palagi,
che si allineano ai lati della centrale via Roma. All'esterno dell'antica
cinta muraria si incontrano altri edifici di più moderna costruzione
risalenti agli anni Venti e Trenta del Novecento, periodo nel quale si
collocano molteplici interventi edilizi a Radda così come in altri centri
del Chianti, fra i quali emerge la sistemazione monumentale dei giardini
pubblici con il Monumento ai Caduti
della prima guerra mondiale. Poco distante, proseguendo lungo il viale
Giacomo Matteotti, sulla destra si scende alla cosiddetta Ghiacciaia del Granduca una singolare costruzione del 1897 destinata
all'epoca alla trasformazione della neve in ghiaccio per la conservazione
delle derrate alimentari.
Chiesa di san Niccolò. E'
la chiesa parrocchiale del paese posta in posizione sopraelevata rispetto
alla strada principale di fronte al Palazzo
del Podestà e si affaccia sull'omonima piazza della Chiesa. Vi si
accede mediante un'ampia rampa di scale da via Roma. Già nel 1260 ne è attestata l'esistenza nel Libro di Montaperti assieme alle
chiese "di san Cassiano e di santa Cristina di Radda", alle
chiese sotto un unico rettore. La più antica memoria della chiesa di san
Niccolò si trova negli elenchi delle decime degli anni 1276-1277 e
1302-1303 dove compare fra le chiese dipendenti dalla pieve di San Giusto
in Salcio. E' segnalata nelle denunce catastali del 1427 dove figura la
dichiarazione del rettore di san Niccolò a Radda delle spese sostenute
per le feste di san Clemente e di san Paolo, due Santi non titolari della
chiesa. Nel 1600 le risulta unito l'oratorio di santa Maria in Prato.
Ulteriori documenti la rammentano elevata a prioria nel 1600 e
successivamente nel 1616 quando vi fu istituito il fonte battesimale e; in
seguito, con il titolo di propositura nel 1899. E' menzionata
indirettamente in una testimonianza del XVIII secolo relativamente
all'oratorio di santa Maria in Prato quando nel 1708 questo fu staccato
dalla prioria e donato ai frati dell'ordine di san Francesco perché vi
venisse edificato un convento. La visita pastorale del 1784 ricorda
l'annessione della piccola chiesa di san Biagio a Vercenni a san Niccolò. Le distruzioni e le trasformazioni che nel corso
degli eventi bellici interessarono il castello di Radda non risparmiarono
certo la chiesa parrocchiale. In questo caso le testimonianze
documentarie, qui rappresentate dalle relazioni delle visite pastorali e
dagli inventari dei beni ecclesiastici, sono di notevole aiuto per
ricostruire l'assetto che l'edificio religioso presentava nei secoli XV e
XVI. Fra i conseguenti rifacimenti avvenuti in più epoche, alterando
fortemente l'aspetto originario della chiesa all'esterno quanto
all'interno, il più notevole riguarda la facciata settecentesca,
completamente ricostruita nel 1926 secondo il gusto neogotico dell'epoca
su progetto di Adolfo Coppedè come risulta anche da un disegno eseguito a
matita, presumibilmente del primo decennio del Novecento, che mostra
l'aspetto della facciata originaria e della piazza sottostante la chiesa
prima degli interventi subìti alla fine degli anni Venti. Dello stesso
progetto fa parte anche la realizzazione di una fontana pubblica incassata
nel muro di sostegno della piazza della Chiesa, alimentata da un getto
d'acqua proveniente da un elemento decorativo a forma di bocca di leone. Da questo intervento che unisce e confonde stilemi
neomedievali, neorinascimentali e liberty con un notevole effetto
scenografico è derivata un'architettura eclettica che riecheggia in
versione provinciale alcuni motivi stilistici dell'"art noveau".
Altri restauri riguardano il campanile originario della chiesa, totalmente
demolito e ricostruito ex novo all'inizio del XVIII secolo, che risalgono
al 1837. L'attuale torre campanaria è frutto di un rifacimento moderno
ricostruita negli anni Cinquanta e impostata su una delle torri
dell'antico castello. La trasformazione di questa è documentabile da
alcune fotografie dove agli inizi del Novecento figura sormontata da un
tetto, contrariamente a quelle degli anni Cinquanta le quali mostrano la
sommità ornata da merlature che furono aggiunte presumibilmente proprio
durante il contemporaneo restauro. L'ultimo restauro della chiesa,
risalente al 1969, ha interessato la parte presbiteriale e absidale con la
disposizione dell'altare
maggiore rivolto ai fedeli. Più recente l'intervento di consolidamento
del campanile è il collocamento di un congegno per suonare le ore e di
una campana, nel 1997. Le tracce romaniche dell'originaria costruzione
sono visibili sul retro dell'edificio e nel basamento del campanile. La chiesa attuale presenta la facciata neogotica
dominata in alto da un ampio arcone a tutto sesto coperto da un tetto a
capanna e sostenuto da doppi mensoloni a forma di protomi leonine. L'arco
incornicia i frammenti di un affresco medievaleggiante, oggi completamente
scomparso, raffigurante in origine, un Cristo Benedicente sopra il rosone
e una Natività nella fascia
inferiore, che studi recenti su questa famiglia di artisti hanno
attribuito a Carlo Coppedè, fratello di Adolfo. La parte basamentale
della facciata è rivestita di bozze in arenaria, degradanti verso l'alto,
che fanno da cornice al portale - che è ugualmente in arenaria -
scorniciato e sovrastato da una lunetta entro la quale sono alcuni stemmi
e maioliche raffiguranti al centro una Madonna col Bambino in terracotta,
ai lati due Angeli in terracotta
smaltata in bianco. Malgrado i rimaneggiamenti, l'impianto interno ha
conservato la pianta a croce latina. L'unica navata, coperta da capriate
lignee e interrotta sul fondo dal transetto con due cappelle laterali, è
conclusa da un'abside quadrangolare con volta a crociera. Ai due lati
dell'ingresso sono due acquasantiere in pietra serena, a sinistra è il
fonte battesimale pure in pietra serena della fine del Cinquecento o inizi
del Seicento, entro una nicchia decorata da una mostra in pietra, che
racchiude un affresco novecentesco con il Battesimo di Gesù. Lungo la navata
si trovano due confessionali lignei del XVIII secolo decorati da volute.
Al termine di questa sulla parete in alto a sinistra è un pulpito di
marmo. Nel braccio sinistro del transetto è un altare
analogamente, decorato da una mostra in pietra serena, che ospita una tela
raffigurante la Madonna del Rosario
col Bambino e Santi, opera recentemente assegnata al tardo Cinquecento
di mano di Alessandro Allori; da questo ambiente si accede a una piccola
cappella adibita a "Grotta di Lourdes" contenente un'immagine
devozionale della Madonna in legno dipinto. Nel braccio destro, su un
altare in pietra analogo al precedente, è una statua di Cristo Benedicente. Gli affreschi della volta nel coro raffiguranti
quattro Storie di san Nicola,
opera di cultura purista attribuiti a L. Arcangeli, sono databili agli
inizi del secolo scorso. I muri perimetrali dell'interno sono intonacati
di bianco. Sopra l'altare maggiore, ornato da una cornice in
pietra serena anch'essa manierista, è posto un Crocifisso ligneo policromo con braccia semovibili per le funzioni
della Settimana Santa attribuito a un artista fiorentino del XV secolo di
tradizione donatelliana. Oggetto di particolare venerazione sin dai tempi
più antichi, ancora oggi in occasione della Festa del Perdono, che si
tiene annualmente a Radda l'ultima domenica di agosto, si celebrano
festeggiamenti in suo onore. In particolare, da una memoria del parroco Gaetano
Meoni del 1893 si apprende dei prodigi e della grandissima venerazione da
tempo immemorabile verso questa immagine del Crocifisso che si
"scopriva" alla venerazione popolare. La stessa testimonianza
ricorda ancora esistente in questa chiesa sulla sinistra l'altare in
pietra con il simulacro del Crocifisso entro "un tabernacolo ben
chiuso da due sportelli di noce dorati". Notizie precedenti
riferiscono di questo altare che appare menzionato già nella prima metà
del XV secolo come "altare del Santissimo Crocifisso" oppure più
semplicemente "intitolato alla Santa Croce". Anche la visita
pastorale del 1784 ricorda che sull'altare "del Crocifisso a sinistra
di proprietà della Compagnia di san Gregorio vi è un simulacro di un
antico crocifisso". Tuttavia, questi non sembra figurare negli
inventari della chiesa di san Niccolò della metà del XV secolo,
presumibilmente conservato all'epoca presso la Compagnia stessa. Sin dalla visita pastorale del 1437 l'antica chiesa
parrocchiale appare provvista di fonte battesimale e di altari; oltre
all'altare maggiore sono ricordati nella parte inferiore "uno a
destra intitolato a san Giovanni e un altro a sinistra intitolato alla
Santa Croce". In seguito la chiesa ne fu arricchita di altri se nel
1589 la visita pastorale menziona "un altare dedicato a santa Maria
Maddalena e un altro intitolato a sant'Andrea", pur senza fornirci
ulteriori indicazioni. Alla metà del XIX secolo è databile l'organo
collocato sul pavimento nel braccio destro del transetto, già nel coro.
Secondo la documentazione che lo riguarda, l'attuale strumento non sembra
essere quello originario del quale si ha notizia sicura a partire dal 1634
quando risulta come organista lo stesso priore di san Niccolò, Giovanni
Battista Paolini, e che sarebbe stato restaurato più volte nel corso del
XVIII secolo. Già al tempo della visita pastorale dal 1784 si rammentava,
infatti, l'esistenza di un organo "sull'altare di san Desiderio"
presso la cappella dedicata alla Concezione, a destra dell'altare
maggiore. Nel 1843 fu probabilmente installato nella cantoria che era
stata ricostruita proprio in quell'anno. Poco dopo nel 1854 fu oggetto di
un rinnovo totale da parte dei fratelli Luigi e Cesare Tronci all'epoca
noti organari di Pistoia. La tradizione orale vuole che l'attuale organo
di san Niccolò provenga dal vicino convento francescano di santa Maria in
Prato. La torre campanaria in pietra è a pianta
quadrangolare e coronata sulla sommità da merlature; nella parte
terminale si aprono due bifore decorate da una colonnetta in pietra che
sostiene l'archivolto in laterizio; all'altezza della cella campanaria
presenta un finestrone ad arco in cui trovano posto quattro compane, la
quarta campana vi è stata collocata nel 1997. Documenti comunali
dell'epoca riferiscono alla seconda metà del XVI secolo il "primo
orologio pubblico" collocato sul campanile della chiesa di san Niccolò,
commissionato dalla podesteria di Radda nel 1569 e realizzato da Piero
Guerrini di Pistoia. Tale orologio è ricordato ancora esistente presso
questa chiesa nel 1630 relativamente a un guasto segnalato dal priore
Giovanni Battista Paolini, che aveva il compito del mantenimento del
congegno meccanico, ed è ancora rammentato nel 1666 quando un altro
orologio sostituì quello cinquecentesco ormai non più funzionante. Dalla
stessa documentazione si apprende che negli anni successivi al 1710, in
seguito alla demolizione del campanile e alla sua ricostruzione,
l'orologio fu riposto nella canonica per essere ricollocato sul campanile
solo nel 1723. Tuttavia, nella visita pastorale del 1784, pur ricordando
l'esistenza di tre campane, non si accenna minimamente al campanile della
chiesa né alla presenza su questo di un orologio. Già oggetto di
innumerevoli restauri e di riparazioni fra i secoli XVI e XVIII, risalgono
all'inizio del XIX gli interventi più notevoli a giudicare dalle spese
per le riparazioni che ammontavano a "lire 308" nel 1804 e a
"lire 210" nel 1815. Nel 1819 si apprende che il parroco aveva
acquistato "tre campane usate provenienti dalla soppressa chiesa di
sant'Agostino di Siena per collocarle sul campanile di san Niccolò",
ma con l'intenzione di non collegarle al congegno dell'orologio. Fu allora
deciso dal Comune "di far suonare il martello dell'orologio sopra la
campanella della scuola pubblica di Radda". Così questa, tolta dal
suo posto originario, fu collocata sulla torre campanaria della chiesa
prioria nel 1820. Altre notizie di riparazioni dell'orologio nella prima
metà del XIX secolo ci testimoniano indirettamente alcuni interventi di
restauro al campanile e alla chiesa eseguiti nel 1837. Nella stessa
documentazione non si trovano altre citazioni di questo orologio - che
presumibilmente doveva trovarsi ancora sul campanile della chiesa - sino
al 1870 quando il Consiglio e la Giunta comunale deliberarono la
costruzione di uno nuovo da collocare sulla facciata del palazzo
podestarile sede del Comune e che fu realizzato nel 1873. Al tempo della visita pastorale del 1784 la chiesa
presentava il fonte battesimale "a destra dell'ingresso",
l'altare maggiore la mensa di pietra con ciborio, l'altare del Crocifisso
"in pietrame e mensa di lavoro", l'altare di Santa Caterina
delle Ruote di proprietà "de' Minucci in oggi Querci", e si
dice che dietro l'altare maggiore vi è il coro e la sagrestia dietro al
coro; inoltre, per questa chiesa che "è grande... benissimo
provvista di arredi sacri" si ordina che "con comodo si facciano
i cancelli di legno al battistero... e il quadro di san Giovanni
Battista". Già in due inventari di beni ecclesiastici ad essa
spettanti, rispettivamente del 1424 e del 1458, risulta che nella prima
metà del XV secolo la chiesa di san Niccolò a Radda era sufficientemente
dotata degli arredi sacri, dei libri liturgici e dei paramenti. Anche gli
altri locali annessi della canonica appaiono corredati delle suppellettili
e masserizie necessarie. Fra l'altro, in detti elenchi sono segnalati due
oggetti liturgici provenienti dalla chiesetta rurale di san Biagio a
Vercenni. Sopra alla fine del XVIII secolo nella chiesa di
san Niccolò esistevano anche alcune cappelle patronali, ciascuna con
obblighi di messe annue, nel giorno delle feste e in occasione di
particolari ricorrenze. Fra queste sono menzionate presso l'altare
maggiore "la cappella della Concezione sotto il patronato dei signori
Spannocchi di Siena come eredi di Pompeo Neri, l'altare a destra di san
Desiderio e le spoglie del Santo con autentica, di patronato della
famiglia Zati, presso l'altare vi è eretta la Congregazione del Carmine;
sulla sinistra, presso l'altare "del Crocifisso di proprietà della
Compagnia di san Gregorio", è la cappella di san Barnaba, sotto il
patronato dei Sirigatti di Radda, trasferita a detto altare dall'omonimo
oratorio "alla via piana" interdetto nel 1744, la cappella di
sant'Andrea sotto il patronato della famiglia Fabri di Livorno la cappella
della Santissima Annunziata sotto il patronato del priore pro tempore di
Radda presso l'altare del Rosario a destra, di proprietà della
Congregazione sotto lo stesso titolo. Si dice, inoltre, che in questa
chiesa avevano diritto di sepoltura privata le "famiglie Fineschi,
Braccini, Lanzini e Cini". All'epoca, il priore di san Niccolò aveva
l'obbligo della celebrazione della festa del Santo titolare con l'uffiziatura
di dieci messe il giorno della festa e altrettante il giorno dopo nonché
di nove messe per la festa della Comunità, e si dice che il priore
"ritira denari 2 dagli eredi di Giovanni Petri, e di sei messe nel
giorno della festa della cattedra di san Pietro e il giorno dopo con
cinque messe". E infine ricordata l'esistenza di due
"Congregazioni... per devozione vi fanno le due feste di san Michele
di settembre e di san Giuseppe senza obbligo fisso di messe" che si
mantenevano con offerte volontarie. Nella visita pastorale del 1784 si
annota anche che secondo le disposizioni testamentarie, di un certo
Cancellereschi che aveva legato le rendite del podere Santa Maria alla
devozione di una cappella dedicata alla Concezione istituita presso
l'altare maggiore della chiesa di san Niccolò, era obbligo del priore
della chiesa parrocchiale di radda «l'uffiziatura di 63 messe per il
soddisfacimento di obblighi annuali [...] con le rendite del podere di
Santa Maria al fine di mantenere anche un cappellano che soddisfacesse
tali obblighi testamentari», anziché nell'omonima chiesa, come ribadito
dal vescovo nel 1761. Una testimonianza del 1897 ci informa della
presenza di due tele rispettivamente nel secondo altare a destra e nel
secondo altare a sinistra, con il Matrimonio
mistico di santa Caterina d'Alessandria e la Madonna col Bambino fra Santo Stefano e San Giovanni Evangelista
entrambe di recente attribuzione a Francesco Curradi, la prima delle quali
recante la firma dell'artista stesso. Provvisoriamente queste opere sono
esposte nella raccolta museale allestita presso la casa di riposo per
anziani "Pietro Fedi" a Radda in Chianti. Sul fianco sinistro della chiesa è la canonica che
attualmente conserva soltanto un affresco posto nell'ingresso raffigurante
la Madonna col Bambino in trono fra
due Santi vescovi di pittore popolaresco fiorentino della seconda metà
del Quattrocento. Nel 1784 l'edificio cononicale appare "in pessimo stato e non è abitabile" e si dice che "il priore risiede nella casa paterna". A tale proposito già nel 1437 si annotava che il parroco non vi risiedeva da circa dieci anni, sebbene nei suddetti inventari del 1424 e del 1458 la canonica sembri provvista in modo sufficiente delle suppellettili e delle masserizie necessarie. Cappella della Compagnia di san Gregorio Magno e santa Maria delle Grazie. Sul
fianco destro nel fabbricato adiacente alla chiesa di san Niccolò,
sovrastante la scalinata. L'esistenza di questa Compagnia a Radda è
ricordata nella visita pastorale del 1784 mentre in una testimonianza del
1883 risulta genericamente "la Compagnia di Radda" fra i popoli
della Diocesi fiesolana che nell'aprile del 1576 si recarono in
"pellegrinaggio a Fiesole per la ricorrenza del Giubileo dell'anno
1575, senza però specificarne l'intitolazione. In una memoria del 1893
"l'oratorio della Compagnia annesso alla chiesa priorale di san
Niccolò è incidentalmente menzionata in occasione della celebrazione
svolta dal 28 al 30 aprile in onore del Crocifisso in ringraziamento per
la fine della siccità che aveva colpito la Regione dagli inizi di marzo,
anch'essa senza altra indicazione. L'edificio attuale denuncia il precedente impianto
che risale probabilmente al XV secolo, epoca della fondazione della
Compagnia. Nel corso del tempo fu oggetto di rifacimenti forse
contemporaneamente a quelli della chiesa parrocchiale come appare nella
fotografia del 1926 che mostra sopra il portale di questa cappella
un'apertura rettangolare e sul tetto un companiletto in laterizio o pietre
e l'insegna della Confraternita di misericordia di Radda. La facciata lineare è segnata dal portale
profilato da una cornice in pietra di forma rinascimentale sormontato da
un'apertura circolare che conserva un timpano spezzato. Sul tetto al
centro è posto frontalmente un piccolo campanile a vela a un solo fornice
entro il quale trova posto una campana. Al tempo della visita pastorale del 1784 in questa
chiesa "contigua alla Prioria" si ricorda per altare "solo
mensa di pietra" dotata di "sufficienti arredi sacri" e a
proposito della chiesa di san Niccolò si sottolinea che all'interno di
questa "l'altare del Crocifisso" è di proprietà della
"compagnia di san Gregorio". La festa di san gregorio con cinque
messe compresa la "cantata" e altrettante messe il giorno dopo e
si dice, inoltre, che "per lascito di Margherita Bianciardi donatrice
di una casa posta in Radda", la compagnia aveva l'obbligo di un
uffizio con sei messe nel mese di marzo. Alcune fotografie dei primi anni del Novecento ci
mostrano l'edificio della Compagnia quale sede della Confraternita di
Misericordia di Radda in Chianti come si legge nell'insegna posta sopra il
portale d'ingresso. Attualmente i locali sono utilizzati per le attività parrocchiali. Cappella della Venerabile Confraternita della Misericordia. Da
piazza della Chiesa, scendendo le scale e proseguendo a sinistra in via
Roma, direttamente sulla strada al pianoterra nel fabbricato sottostante
l'antica chiesa della Compagnia di san Gregorio Magno e santa Maria delle
Grazie. La cappella è di epoca moderna fu costruita nel
1947, dopo la parentesi del secondo conflitto mondiale quando questa
Associazione, che era stata fondata nel 1914 a Radda in Chianti per
iniziativa del parroco Alfonso Baroni, fu ricostituita presso la
parrocchia di Radda. Precedentemente negli anni Venti e Trenta del
Novecento dovette essere utilizzata la cappella dell'antica Compagnia
suddetta adiacente alla chiesa parrocchiale, come si può ben vedere in
una foto d'epoca che mostra l'insegna di questa Associazione posta sopra
la porta d'ingresso. Dal 1° marzo del 1996 la Confraternita di
Misericordia ha acquisito la chiesa di santa Maria in Prato quale cappella
e "nuovo santuario" dell'Associazione. Esterno? porte e insegne sul vetro .... Consta di due ambienti contigui e comunicanti fra
loro dall'interno, a pianta rettangolare, con soffitto a cassettoni in
quello a sinistra dalle pareti intonacate. I locali attualmente sono adibiti a garage per le
autoambulanze. Sulla facciata del fabbricato, in alto tra le due porte, una nicchia centinata ricavata nella parete protetta da uno sportellino con telaio di metallo e lastra di vetro, accoglie una statua raffigurante la Madonna del Rosario, murata su un piedistallo sotto il quale una targa in pietra reca inciso "anno 1958" in ricordo.
Chiesa e convento di santa Maria in Prato. Fuori
del centro storico, da una deviazione sulla destra di via XX Settembre in
direzione della cappella di Mercatale, al termine dell'omonima via del
Convento nel complesso di edifici contrassegnato dal numero civico 8. Il toponimo "Santa Maria" assegnato a
questa zona ha origini antichissime e testimonia quanto la devozione
mariana fosse sentita nel mondo rurale come in quello urbano. Il luogo è,
infatti, ricordato sin dal X secolo come meta di pellegrinaggi devozionali
da ogni parte del Chianti, dal Valdarno e dalla Val di Pesa per la
presenza di un'immagine di Maria ritenuta miracolosa, collocata in un
piccolo oratorio edificato sopra "un prato" nei pressi di Radda.
Dedicato alla Natività della Madonna questo risulta compreso sin
dall'inizio del IX secolo fra gli edifici religiosi e i castelli
appartenenti al ramo della famiglia Ricasoli da Montegrossi. Con il
passare del tempo la piccola cappella posta fuori delle mura assurse al
titolo di chiesa curata e nel XV secolo figura fra le chiese suffraganee
della pieve di San Giusto in Salcio. Compare, inoltre nello Statuto di
Firenze del 1415 dove il popolo di Santa Maria al Prato è ricordato fra quelli
che componevano l'antica Lega del Chianti nel terzo di Radda e nel piviere
di San Giusto in Salcio. La menzione più antica del luogo è in una vendita
dell'801 di alcuni pezzi di terra lavorativa posti presso Santa Maria,
unità poderale significativamente indicata con questa stessa
denominazione. Nel 1427 questo podere risulta compreso nel beneficio
parrocchiale della chiesa di santa Maria che qui vi sorgeva da tempo ed è
ricordato in una testimonianza del 1600 ancora "beneficio
semplice" della chiesetta-oratorio. Il podere è ancora citato al
tempo della visita pastorale del 1784 per la rendita connessa alla
devozione della cappella dedicata alla Concezione istituita presso
l'altare maggiore della chiesa parrocchiale di Radda, che ne ha conservato
la proprietà sino al 1966. Edificata su una struttura preesistente, forse
inizialmente un semplice tabernacolo con l'immagine di Maria. Un'antica
cronaca del Convento degli inizi del XVIII secolo riferisce che non è
nato "perchè né da chi, né quando fosse stata edificata questa
chiesa". Possiamo forse presumere che sia stato lo stesso
proprietario del terreno dove fu eretto a motivo del beneficio consistente
nel podere che questi lo aveva costituito e donato all'oratorio stesso
affinché con le rendite di questo fossero celebrate le messe in onore
della Madonna. Nei documenti che la riguardano non si hanno molte
citazioni della chiesa-oratorio, che non sembra menzionata nelle decime
due-trecentesche. Come oratorio sotto il titolo di santa Maria figura nel
1428 in un inventario di beni ecclesiastici e nel 1460 in una controversia
fra i due rettori della chiesa titolari dello stesso beneficio
parrocchiale. Sempre come oratorio di "santa Maria a Radda" è
registrata nella visita pastorale del 1437 e solo come "santa Maria"
compare più tardi nella cartografia della fine del XVI secolo, inclusa
nel popolo di san Niccolò a Radda. E' ricordata nel decreto vescovile del
1600 con il quale fu aggregata alla parrocchia di san Niccolò a Radda. La successiva costruzione del convento si collega
alla crescita dell'importanza del culto verso la "sacra
immagine" posta nella piccola chiesa, che inizialmente rese
necessaria l'istituzione di un'Opera per amministrarne le offerte, per il
mantenimento dell'edificio e per la cura del culto. Con la donazione ai
Padri Minori Riformati dell'Ordine di san Francesco da parte della comunità
di Radda, questo oratorio fu staccato dalla prioria di san Niccolò nel
1708. All'inizio del XVIII secolo fu quindi edificato il convento, forse
l'ultimo istituito nel Chianti dopo la grande diffusione di ordini
monastici avvenuta nel Medioevo anche in questa zona. Come ricorda
un'antica cronaca, alla costruzione del complesso monastico che conservò
la stessa dedicazione della chiesa, si interessarono fra il 1708 e il
1720, il Vescovo di Fiesole e numerosi prelati. Tuttavia, le strutture
necessarie furono ultimate soltanto diversi decenni dopo. Ai lavori
contribuirono con proprie offerte e donazioni alcune famiglie di Radda
nonché alcuni religiosi delle chiese vicine - come il priore di Volpaia e
il pievano di Santa Maria Novella in Chianti, oltre al priore di Radda -
che offrirono beni e arredi. La stessa testimonianza ricorda che dal 1761,
in seguito ad una lite insorta fra i Raddesi che pretendevano di
trasferire la Compagnia della Concezione ivi istituita nel 1640 e
ripristinata nel 1713 - che pur risultava aumentata numericamente di
iscritti - seguirono alcuni dissapori fra il priore di Radda e i frati del
convento a proposito del benefizio delle messe e della festa della
Concezione che questi aveva l'obbligo di soddisfare. Ne derivò una lite
durata diversi anni finché nel 1763 il Vescovo stabilì che "il
priore non venisse più a celebrare in questa chiesa le messe del
benefizio, ma bensì le celebrasse nella prioria" di Radda, mettendo
così fine al decennale diverbio. Una lapide posta all'interno ricorda il granduca
Pietro Leopoldo ospite illustre del convento nel 1773 in occasione della
"sua gita di Radda e Chianti". Fra il 1808 e il 1810 la chiesa e
il convento furono coinvolti dalla soppressione del Governo francese
napoleonico, poi ripristinati con la Restaurazione nel 1815, e da quella
del Governo italiano attuata nel 1866, diventando proprietà demaniale.
Dopo altri passaggi di proprietà, il complesso fu acquistato nel 1935
dalla Provincia Toscana delle Sacre Stimmate dell'Ordine dei Frati Minori,
ospitando i religiosi sino al 1974 quando diminuiti di numero si
trasferirono in altra sede. Infine, nel marzo del 1996 la chiesa è stata
acquisita dalla Venerabile Confraternita di Misericordia di Radda in
Chianti quale cappella e "santuario" di tale Associazione. Attualmente del precedente edificio romanico resta
traccia nel paramento murario della chiesa. L'odierno complesso consiste in una costruzione
raccolta attorno a una piccola chiesa preceduta da un portico, alla quale
fu aggiunto con la ristrutturazione del XVIII secolo, che avvolge
l'originario edificio sulla fronte e sui fianchi laterali fino a
raccordarsi in corrispondenza dei due bracci del transetto. L'occhio nella
parte terminale della facciata è frutto di un rifacimento successivo come
dimostrano due immagini risalenti agli anni 1915 e 1922. La chiesa vera e
propria presenta la consueta facciata a capanna in cui si apre il portale
e .... sormontato da un occhio, impianto interno a croce latina con unica
navata rettangolare, al termine della quale è il transetto, coperta con
volte a crociera intonacate. Sull'altare maggiore in pietra è collocato un
polittico raffigurante la Madonna
col Bambino tra i santi Giovanni Battista, Nicola, Maria Maddalena e
Antonio abate dell'artista fiorentino Neri di Bicci, recante la data 1474, recentemente restaurato. Sull'altare di destra è una tela
ottocentesca di fattura artigianale con San Francesco in estasi. Si
conservano, inoltre, alcuni oggetti liturgici dei secoli XVIII-XIX e
paramenti sacri settecenteschi. Nella visita pastorale del 1437 è segnalata fra
gli oggetti di culto della chiesa l'esistenza di un antifonario o corale
dedicato alla Vergine Maria e in quella del 1445 si accenna a "una
tavola della Vergine Maria" sull'altare della cappella. Al tempo
della visita pastorale del 1784 è ancora citata un'immagine di Maria
Santissima "in un tabernacolo nell'altare maggiore". Inoltre, già
nel XVIII secolo l'antica cronaca del convento ricordava l'esistenza nel 1712 di alcune
reliquie di Santi e del legno della Santa Croce "legate tutte in un
sol reliquiario". Alla fine del XVIII secolo la chiesa era dotata di
diverse cappelle patronali, fra le quali quelle delle famiglie Bianciardi
e Minucci, rispettivamente dedicate a san Pietro in Vincola e a san
Giuseppe. Nella prima metà del XV secolo la costruzione
doveva, invece, essere alquanto modesta se nel 1437 la canonica è
indicata soltanto come "domo ecclesie" senza specificare gli
ambienti di cui era composta e nel 1428 dall'inventario dei beni spettanti
all'oratorio emerge il grado di usura delle masserizie della camera del
rettore. Sempre dall'antica cronaca del convento risulta che
anche il primo organo della chiesa "lasciato in testamento" nel
1737 dal sacerdote Bartolomeo Buoni - allora pievano di san Pietro a
Cintoia - era stato collocato sopra una cantoria appositamente eretta
sopra la porta d'ingresso della chiesa e si dice che tale strumento fu in
seguito venduto perché in cattive condizioni nonostante alcuni tentativi
di farlo accomodare a spese del convento stesso "per comprarlo
migliore, ed è questo che s'ha al presente". Fatto restaurare
totalmente con aggiunte e modifiche nel 1756 subì altri interventi nel
1806 e nel 1837: per quest'ultimo lavoro, dovuto a Michelangelo Paoli di
Campi Bisenzio, la spesa fu sostenuta da Baldassarre Pianigiani, all'epoca
procuratore del Convento. Nel 1974, quando fu trasferita in altra sede la
piccola comunità religiosa, tutto il complesso con gli edifici religiosi,
l'orto, la foresteria e tutti gli annessi è stato adibito ad abitazioni
private. La chiesa, recentemente acquistata dalla Venerabile Confraternita di Misericordia di Radda in Chianti, viene aperta al culto solo per la funzione domenicale.
Risalendo via del Convento, sulla destra lungo
viale XI Febbraio oltrepassato il fabbricato della scuola elementare
"Guglielmo Marconi". Dai documenti comunali di radda in Chianti degli
inizi del Novecento risulta il legato della famiglia Pianigiani istituito
nel 1903. Le disposizioni testamentarie prevedevano la costruzione di un
immobile da adibire a locale "d'isolamento-ospedale" ad uso
della popolazione locale. Il complesso progettato nel 1913 fu realizzato
nel secondo ventennio nell'ambito dell'intensa attività edilizia che
caratterizzò quel periodo. Nel 1929 fu inaugurato come asilo d'infanzia
intitolato alla benefattrice Giulia Pianigiani su richiesta di Baldassarre
Pianigiani all'epoca notaio e podestà di Radda perchè che se ne interessò
vi fosse realizzato un asilo infantile. A tale scopo, mise a disposizione
una sua villa per la scuola materna, e che per gratitudine fu intitolata a
sua moglie Giulia dalle autorità dell'epoca, e ottenne che ne fosse
affidata la gestione alle suore delle "Povere figlie delle Sacre
stimmatine di san Francesco d'Assisi" (dette anche "Stigmatine"
o "Stimatine"). Questa casa - aperta il 26 agosto 1928 fu la
seconda delle Stimatine aperta in Chianti, una Congregazione religiosa
femminile fondata a Firenze nel 1848 da Anna Maria Lapini Fiorelli, con
scopi di assistenza e di educazione delle bambine povere e abbandonate.
Infatti, oltre all'asilo vi trovò sede la scuola di lavoro per le
giovani. I ricordi parrocchiali della seconda metà del
Novecento riferiscono, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, l'operato delle
suore stimatine di Radda nell'aiutare i parroci delle vicine parrocchie
durante le celebrazioni liturgiche, allestendo gli addobbi delle chiese,
accompagnando con canti le funzioni e il loro contributo all'educazione
religiosa dei più giovani. Il fabbricato annesso all'edificio dell'asilo continua ad essere abitato dalle suore che si occupano ancora oggi dell'educazione dei bambini in età prescolare.
Si
affaccia sulla strada, delimitata da un basso muretto sui due lati, entro
il giardino in prossimità del fabbricato che accoglie i locali dell'asilo
infantile e le abitazioni delle suore Stigmatine. Era
la cappella privata di questa piccola comunità religiosa. Edificata forse
su un preesistente edificio individuabile in una cappellina raffigurata
nella cartografia della fine del XVI secolo in prossimità della
deviazione della strada che conduceva all'antico oratorio di santa
Maria al Prato
e contraddistinta dalla consueta dicitura "una Madonna", che
sembra posta proprio in corrispondenza dell'attuale costruzione. L'edificio attuale è di epoca moderna, costruito
contemporaneamente al complesso scolastico fra gli ultimi anni Venti e
Trenta, come ben documentano alcune fotografie dell'epoca. Di forme molto semplici, con tetto a capanna,
l'ornamentazione della facciata, racchiusa da fasce angolari di mattoni
disposti a dente di sega, si limita alla cornice in pietra serena del
portale architravato e sormontato da un timpano triangolare in aggetto,
sottolineata orizzontalmente nella parte terminale da una cornice a punta
di mattoni anche sui fianchi e sul retro. Al di sopra del portale è un
elemento rettangolare, oggi vuoto [forse per contenere in origine una
decorazione o un'iscrizione]. In alto nella facciata entro uno spazio
triangolare è lo stemma del comune di Radda in Chianti. L'interno consta di un unico ambiente rettangolare
provvisto di un piccolo altare. La cappellina prende luce da due
finestrelle quadrangolari poste su entrambi i fianchi. Nella parete
terminale una piccola porta consente l'accesso dall'interno del giardino. Le cronache dell'epoca ricordano che "nella
casa di Radda - di questo Ordine - è conservata una tavola a olio di cm
100 x 200 datata 1927 del fiorentino G. Ciampalini raffigurante San Vitaliano". Attualmente è utilizzato dalle suore per il culto
un locale interno al fabbricato di loro abitato.
Poco distante dal centro storico, sul lato sinistro
di via Pianigiani, lungo la strada Radda in Chianti - La Croce. L'attuale edificio, già possedimento della
famiglia Falconi di Firenze, fu acquistato nel 1819 dai Pianigiani che
esercitarono a Radda la loro professione notarile fra la fine del XVIII e
i primi anni del XIX secolo, ricoprendo anche importanti cariche pubbliche
nell'ambito della politica locale. La cospicua documentazione di atti, che
si conservano presso l'archivio della stessa Fattoria Vignale, attesta non
solo le vicende dei personaggi di questa famiglia, ma anche quelle del
fabbricato della "villa" che fu oggetto di ampliamenti e
rifacimenti quando attorno alla metà del XVIII secolo fu ristrutturata
secondo forme vagamente neoclassiche, dotata di veranda, giardino e di una
cappella privata. L'attuale denominazione appare introdotta fra il
1956 e il 1982 dal proprietario, in riferimento all'omonimo podere che
faceva parte delle proprietà della Fattoria. Attualmente il fabbricato è stato trasformato e in parte adibito a struttura alberghiera. Inoltre, nell'edificio ha sede legale il "Consorzio per la difesa del vino tipico Chianti" fondato a Radda il 10 agosto del 1924. Cappella dei santi martiri Fabiano e Sebastiano e della Beatissima Vergine del Latte. Sulla
strada, inglobata nel corpo orizzontale della struttura originaria della
casa padronale oggi Fattoria Vignale, al numero civico 11A di via Pianigiani. Era la cappella
della casa padronale. Nella visita pastorale del 1784 è rammentata come
"oratorio di santa Maria de' signori Falconi di Radda", compreso
nella parrocchia di san Niccolò a Radda in Chianti. E' menzionata nel
1856 nella richiesta di autorizzazione per destinare l'oratorio a cappella
mortuaria della famiglia Pianigiani. Dallo stesso documento risulta
indirettamente che dal 1832 questo oratorio era stato dedicato anche alla
"Beatissima Vergine del Latte". Altre citazioni si trovano nei
ricordi di "casa Pianigiani" del XIX secolo e riferiscono che già
anteriormente al 1856 e alla sua trasformazione in sepolcreto di famiglia
erano state eseguite tumulazioni in questo oratorio. E' incidentalmente
ricordata nella memoria di Gaetano Meoni del 1893 semplicemente come
"cappellina dei signori Pianigiani a proposito dei festeggiamenti che
si svolsero in onore del Crocifisso che si conserva nella chiesa
parrocchiale di radda alla fine di aprile di quello stesso anno. Il piccolo edificio religioso ha subìto
trasformazioni e rifacimenti in occasione dell'ampliamento della villa,
come dimostrano le strutture murarie dell'ex Fattoria Pianigiani nelle
quali sono ancora individuabili tracce anteriori di un corpo di fabbrica
di epoca sei-settecentesca. Più recente è l'intervento eseguito in
quest'ultimo decennio con il quale, fra l'altro, è stata completamente
intonacata la facciata. All'esterno la cappella è individuata dal portale,
dalle cornici laterali che sorreggono l'architrave e da due finestrelle
quadrangolari ai lati dell'ingresso, ugualmente profilati in pietra,
caratteristiche dell'epoca in cui fu realizzata la villa. Al di sopra del
portale compare il monogramma di san Bernardino da Siena sormontato da una
piccola edicola che racchiude una piccola lastra decorata a rilievo in
terracotta. L'interno consta di un unico ambiente rettangolare
coperto con volte a crociera, completamente intonacato. Sulla parete
destra in fondo si può accedere alla cappella dall'interno del
fabbricato. Sulla parete terminale è l'altare che ospita, entro un
tabernacolo dorato, un rilievo raffigurante la Madonna che allatta il Bambino. All'epoca della visita pastorale del 1784
l'oratorio fu trovato "in ottimo stato... con sufficienti arredi
sacri", dotato di un solo altare e si dice che vi si praticava il
culto soltanto "qualche volta per divozione". Il documento del
1856 ci informa della intitolazione di questo edificio nel 1832 anche alla
"Beatissima Vergine del Latte... dopo aver collocato nell'altare un
ben intagliato e dorato tabernacolo contenente la di Lei Sacra Effigie in
basso rilievo in atto di allattare il Divin Figlio". Attualmente la cappella è adibita a uso privato.
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