Ambiente Italia 2001

di Legambiente 

 

Rapporto curato dall'Istituto Ambiente Italia, edito da Edizioni Ambiente


Roma, 16 Gennaio 2000                                                                       Comunicato Stampa

 

ITALIA, UN PAESE IN BILICO

 

PRESENTATO “AMBIENTE ITALIA 2001”, RAPPORTO ANNUALE DI LEGAMBIENTE

GIUDIZIO SOSPESO TRA PROMOZIONI E BOCCIATURE:

“MAGLIA NERA” AI TRASPORTI, MALE L’IMPEGNO PER RIDURRE LA CO2

E SVILUPPARE LE RINNOVABILI. PASSI AVANTI SU RIFIUTI E LOTTA ALL’ABUSIVISMO,

BOOM PER AREE PROTETTE E AGRICOLTURA BIOLOGICA

 

REALACCI: “TOCCA ALLA POLITICA RIEMPIRE IL BICCHIERE ‘MEZZO VUOTO’, OGGI PIU’ CHE MAI LA QUALITA’ AMBIENTALE E’ DECISIVA  PER IL BUON GOVERNO E PER MODERNIZZARE L’ITALIA E VALORIZZARNE IL PATRIMONIO DI CULTURE E ECONOMIE LEGATE AL TERRITORIO”

 

Dal 1970 a oggi l’estensione della rete stradale è cresciuta di circa il 22%, quella autostradale del 70%, mentre i chilometri di ferrovia sono addirittura diminuiti (da 16.073 a 15.986). In compenso, nell’ultimo decennio è quadruplicata la superficie di territorio protetta, e tra il ‘93 e il ‘99 vi è stata una vera e propria esplosione dell’agricoltura biologica (gli ettari coltivati senza fertilizzanti e pesticidi erano 70.000 otto anni fa, oggi sono diventati oltre 600.000).

 

E’ davvero un Paese in bilico l’Italia disegnata da “Ambiente Italia 2001”, rapporto annuale di Legambiente giunto alla dodicesima edizione. Il volume, curato dall’Istituto Ambiente Italia e edito dalle Edizioni Ambiente (prezzo di copertina 38.000 lire), è stato presentato questa mattina a Roma dal presidente di Legambiente Ermete Realacci, presenti i ministri dell’Ambiente Willer Bordon, dell’Industria Enrico Letta, delle Politiche Comunitarie Gianni Mattioli.

 

Nei cento indicatori di “Ambiente Italia 2001” è racchiuso tutto il meglio ed il peggio che offre il nostro Paese sul piano della qualità dell’ambiente.  La parte monografica è invece dedicata a un approfondimento sul tema dell’ecosistema urbano: le città sono infatti l’anima dell’Italia, il segno più forte della sua identità e una sua risorsa impareggiabile. E sono anche un concentrato di problemi ambientali, dunque un crocevia obbligato per politiche idonee a uno sviluppo innovativo.

 

E’ d’obbligo cominciare dai trasporti, autentica “maglia nera” in un’ideale classifica delle performance ambientali. Attualmente l’automobile assorbe quasi l’80% di tutti gli spostamenti dei passeggeri, lasciando agli altri mezzi di trasporto le briciole: 6% per il treno, 4% per aereo e nave, 1% in bicicletta e – nelle aree urbane – 11% a bordo di bus, tram e metro. Le cose vanno maluccio anche in tema di energia e di emissioni dannose per il clima. Il fallimento della Conferenza dell’Aja ha evidenziato l’incapacità dei Governi di mettere in campo politiche moderne e innovative per porre un freno all’aumento dell’effetto serra. Quanto all’Italia, da noi le emissioni di CO2, il principale “gas serra”, dovrebbero diminuire del 6,5% entro il 2010 rispetto ai livelli del ‘90, e invece fino ad oggi sono addirittura cresciute di oltre il 6%, soprattutto a causa dei consumi energetici nel settore dei trasporti aumentati del 18%. Al palo anche le energie rinnovabili: in Italia ci sono appena 0,4 metri quadrati di pannelli solari installati per abitante (17,5 in Austria, 15,2 in Grecia, 5,1 in Germania, 2,6 in Danimarca) e 277 MW di energia eolica contro i 4.442 della Germania, i 1.812 della Spagna, i 1.738 della Danimarca.

Notizie contraddittorie da altri fronti importanti, come i rifiuti e l’agricoltura. La produzione di spazzatura è stata nel 1998 (ultimo anno per il quale è disponibile il dato complessivo) di circa 26,8 milioni di tonnellate (466 chili a testa ogni anno), con un aumento rispetto alla quantità stimata nel 1997 di circa l’1% e di circa il 3,3% sul 1996. Cresce però anche la raccolta differenziata dei rifiuti: nell’ultimo decennio è passata dallo zero per cento (all’inizio degli anni ‘90 era poco più di un esperimento) all’11,2%. Detto della “esplosione” dell’agricoltura biologica”, vanno però sottolineati altri due dati assai meno incoraggianti: resta altissimo il consumo di fertilizzanti (1,8 milioni di tonnellate all’anno), e l’Italia insieme alla Francia è il Paese europeo in cui nel 1999 è stato effettuato, sia pure per scopi sperimentali, il maggior numero di rilasci nell’ambiente di organismi geneticamente modificati (circa il 16% dei rilasci europei di piante modificate e circa il 31% dei rilasci di microrganismi).

 

Infine, una nota davvero positiva sul fronte della legalità: oggi tornano le ruspe nella Valle dei Templi di Agrigento, ma già nel corso degli ultimi due anni le demolizioni hanno interessato alcuni “ecomostri” sacri dell’abusivismo edilizio (dal Fuenti alle case di Pizzo Sella e dell’Oasi del Simeto), e solo nel ‘98 gli abbattimenti sono stati oltre 1.000. Demolizioni che hanno innescato per la prima volta una brusca flessione del nuovo abusivismo: il 13% in meno (circa 2.300 case illegali) nel secondo semestre del 1999 rispetto ai dati del primo semestre.

 

Presentando “Ambiente Italia 2001”, il presidente di Legambiente Ermete Realacci ha sottolineato i meriti del Rapporto nell’approfondire e diffondere la conoscenza dei problemi ambientali: “In dodici anni – ha detto Realacci – abbiamo accumulato un insostituibile patrimonio di informazioni sullo stato di salute ambientale dell’Italia, e questo ha contribuito a far crescere l’attenzione e la sensibilità dell’opinione pubblica verso i temi classici della tutela ambientale e verso questioni specifiche come la sicurezza alimentare e la gestione del territorio. Come dire: oggi conosciamo le patologie quasi alla perfezione, c’è da parte dei cittadini la volontà di ricorrere a cure drastiche, ma il medico – il governo, la politica – tentenna. Una situazione tanto più paradossale, vista l’estrema urgenza di una svolta forte e decisa negli indirizzi di governo, su scala sia nazionale sia planetaria, che finalmente consideri l’ambiente come fattore trasversale di modernità, innovazione, qualità”.

 

Tornando ai 100 indicatori di “Ambiente Italia 2001”, ci dicono molte altre cose interessanti. Si registra un primo disaccoppiamento tra la crescita economica e l’andamento dei consumi di risorse e delle emissioni nell’ambiente: diminuiscono in assoluto o crescono meno dell’economia. Un miglioramento evidente soprattutto nel settore industriale dove emergono, proprio nel 2000, anche i primi segni di produzioni orientate in senso ecologico e si diffondono rapidamente (pur con un “gap” grande rispetto al resto d’Europa) i sistemi di certificazione ambientale: “Se queste tendenze – ha dichiarato ancora Realacci -, unite ai passi avanti su aree protette, agricoltura, rifiuti, si consolidassero, le attese di un nuovo ciclo di crescita economica potrebbero realizzarsi all’insegna non solo di un minore impatto sull’ambiente, ma soprattutto con l’ambiente nel ruolo di ‘protagonista’, di fattore economico che se adeguatamente valorizzato può portare lavoro, benessere, innovazione tecnologica. Questa strada però rimane irta di ostacoli, di arretratezze, anch’essi largamente documentati nel nostro Rapporto: basti pensare al pessimo stato di manutenzione della rete acquedottistica, al dissesto del territorio, ai fenomeni di illegalità ambientale spesso intrecciati con l’azione della criminalità organizzata”. E a proposito di innovazione tecnologica non si può non rimarcare la distanza tra l’Italia e altri Paesi sviluppati: da noi ad esempio si depositano 13 domande di nuovi brevetti ogni 100mila lavoratori; negli Stati sono 102 (sempre per 100mila occupati), in Germania 165, in Giappone 530. Nel 1999 poi, nonostante l’introduzione della carbon-tax, la tassazione ambientale (essenzialmente energetica e automobilistica) ha continuato a declinare e ha raggiunto il suo minimo storico dal 1975 sia rispetto al totale delle entrate tributarie statali (8,6%) che al prodotto interno lordo (2,5%).

 

Ma l’esempio più significativo di questi ritardi segnalati da Realacci riguarda ancora i trasporti. E’ in atto una crescita vertiginosa della domanda di trasporto su gomma, sospinta dalla globalizzazione dei mercati, e questo trend trascina in alto i consumi energetici e le emissioni di CO2, alimenta la richiesta di nuove infrastrutture pesanti, frena il miglioramento della qualità dell’aria nei centri urbani e innesca nuove forme di degrado delle città, drena risorse economiche pubbliche, preme per un allentamento dei vincoli ambientali e territoriali. La grande crescita della mobilità delle persone – il traffico, in passeggeri per km, è quasi triplicato rispetto al 1970 – continua, sempre più, a essere soddisfatta prevalentemente dal trasporto con mezzi privati, con un tasso di motorizzazione privato che oggi è giunto al livello di 55 auto ogni 100 abitanti, ma con una incidenza largamente superiore soprattutto nei centri urbani del Centro-Nord (nelle quattro città italiane più grandi la densità automobilistica ha ormai raggiunto o superato il livello di 65 auto ogni 100 abitanti). Con la sola eccezione di Milano - dove il sistema di trasporto pubblico, imperniato su un sistema di metropolitane e tramvie, assorbe tuttora quote rilevanti, anche se in diminuzione, della mobilità urbana -, il trasporto pubblico urbano resta confinato ad un servizio “di nicchia”, destinato alle fasce più povere della popolazione e ai turisti (dal 1990 al 1998 il trasporto pubblico urbano ha perso circa 1 miliardo di passeggeri/km, il 2% solo nell’ultimo anno).

 

Nel caso dei trasporti come in gran parte di quelli analizzati da “Ambiente Italia 2001”, il problema della qualità ambientale appare strettamente intrecciato con quello, più generale, del grado di efficienza e modernità del Paese: “Sbaglia di grosso – ha concluso Realacci - chi pensa che l’ambiente sia un problema a parte, un dato settoriale che non influenza l’economia italiana e quella europea. La salute ambientale è un indicatore attendibile della forza complessiva di un Paese. Basta vedere cosa accade nel settore trasporti: il nostro altissimo tasso di motorizzazione, l’inefficienza delle ferrovie, gli elevatissimi consumi energetici del settore della mobilità, non solo producono un impatto ambientale fortissimo, ma sono lacci ai piedi del sistema produttivo. Le migliaia di dati, spesso inediti, contenuti nel Rapporto ci fanno conoscere nel dettaglio potenzialità e arretratezze italiane in materia di ambiente, evidenziano i molteplici aspetti che determinano i nostri punti di eccellenza e le nostre carenze strutturali in tutti i settori chiave: attività produttive e trasporti, consumi e rifiuti, trend demografici e grandi rischi planetari, risorse idriche e mare, aree protette e illegalità ambientale. Una ricerca complessa e unica nel suo genere, ispirata dal criterio che anima da sempre l’ambientalismo scientifico di Legambiente: fondare ogni iniziativa per la difesa dell’ambiente su una solida base di conoscenze e di accompagnare tutti i ‘no’ con l’indicazione di alternative concrete e realistiche. Letto il Rapporto resta in me una radicata convinzione: l’Italia è oggi un Paese in bilico. Miglioramenti ce ne sono, dalla lotta all’abusivismo all’attenzione crescente intorno al patrimonio culturale, al territorio, ai prodotti tipici. Ma sono ancora inesplose le enormi potenzialità di questo Paese. Dagli elementi costitutivi dell’identità culturale ed economica italiana può venire un fondamentale valore aggiunto su cui gettare le basi per uno sviluppo forte, duraturo, sostenibile che ci veda protagonisti nell’arena globale”.

 

L’Ufficio Stampa

(tel.06 86268376 / 85 / 99)


Ecco alcune pillole di Ambiente Italia 2001

 

Le acque. Migliora complessivamente la qualità delle acque marine, sotto il profilo della contaminazione biologica. Nel 1999 solo il 5,6% delle coste risultava inibito per ragioni di inquinamento (era il 6,1% nel 1998), ma in Campania i tratti vietati si mantenevano ancora attorno al 20% della superficie costiera. Nel Mediterraneo però si registrano gravi problemi connessi alle crescenti concentrazioni di idrocarburi che contaminano acque e spiagge, mentre l’eutrofizzazione rappresenta tuttora un problema significativo, soprattutto – ma non solo – sulle coste adriatiche. Anche il sistema di depurazione nei centri urbani  mostra segni di miglioramento, ma all’interno di un quadro tuttora preoccupante. Nel 1999 il 72,5% degli abitanti dei capoluoghi di provincia risultava allacciato ad un impianto di depurazione, mentre era il 68% nel 1997. I sistemi di depurazione mancano o coprono ancora solo una piccola parte della città a Milano, a Firenze (15%) a Palermo (29%). Solo il 65% di abitanti di un capoluogo vive in una città dotata di un sistema di depurazione a cui siano allacciati più del 75% dei residenti. Nonostante la riduzione dei consumi (soprattutto agricoli e industriali), la soddisfazione dei fabbisogni idrici resta in alcune aree critica, anche per il permanere della contaminazione delle falde e per i crescenti fenomeni di intrusione salina.

 

Inquinamento atmosferico, acustico, elettromagnetico.  Il monitoraggio della qualità dell’aria nei centri urbani rileva una diminuzione degli episodi di superamento dei limiti - soprattutto per il monossido di carbonio - ma in molte città sono decisamente superati i valori-limite della nuova direttiva europea per la media annuale di biossido di azoto. Per quanto concerne l’ozono solo per 39 province sono disponibili dati: in 5 di esse si supera il livello di allarme (360 mg/m3 ), in 32 si supera il livello di attenzione di 180 mg/m3 (in particolare in 29 è superato anche lo standard orario di 200 mg/m3). Preoccupano assai i “nuovi” veleni prodotti dal traffico: benzene, Ipa, Pm10. Tra l’80% e il 95% della popolazione è esposta a inquinamento acustico superiore alla soglia stabilita. La grande diffusione delle telecomunicazioni ha determinato la proliferazione della rete di sistemi radiobase per la telefonia mobile, che si aggiunge agli oltre 50.000 impianti per la radiofonia e la televisione e alla rete di trasmissione dell’energia elettrica: 20.600 km di tensione 220/380 kV, 36.500 km di tensione 132/150 kV, 322.000 km di media tensione e 685.000 km a bassa tensione. In alcune aree la densità degli impianti determina livelli di esposizione alle radiazioni non ionizzanti inaccettabili.

 

Gli effetti globali: effetto serra e buco dell’ozono. Le emissioni di gas climalteranti in Italia – come stabilito dal Protocollo di Kyoto - dovrebbero diminuire entro il 2010 del 6,5% rispetto ai livelli del 1990. Invece rispetto a 10 anni fa le emissioni sono addirittura aumentate di oltre il 6%, a causa soprattutto dall’aumento dei consumi per trasporti (+18% sul 1990).

 

Dispersione di sostanze tossiche.  Pur sulla base di soli dati stimati, l’Italia emerge – in Europa – come il paese nel quale è più preoccupante la dispersione nell’ambiente di sostanze tossiche. Secondo le stime riportate da Eurostat e dalla Commissione Europea, l’Italia ha determinato nel 1995 il 27,4% del totale dei rilasci di metalli pesanti in atmosfera (pesati in base alla loro tossicità) di tutta l’Europa, più del doppio di quello stimato per la Germania. Mentre negli altri paesi europei sono diventate tra un terzo e un sesto di quello che erano dieci anni fa, in Italia non si sono neanche dimezzate.

 

Suolo e sottosuolo. Si ripetono i disastrosi effetti di eventi alluvionali e franosi. Il dissesto idrogeologico costituisce uno specifico problema italiano. Segni di cambiamento potranno essere avvertibili solo sul medio-lungo periodo, ma le politiche dispiegate – sotto il profilo della manutenzione delle aree montane e forestali, della liberazione delle aree di esondazione, della rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, della gestione urbanistica -  non appaiono ancora all’altezza della gravità della situazione e sono state implementate in maniera molto difforme a seconda delle regioni e dei bacini idrografici.

 

Patrimonio naturale e aree protette. Il patrimonio faunistico nazionale è stimato in oltre 57.000 specie, di cui poco meno di 1300 vertebrati. Per alcune specie rilevanti - in primo luogo gli ungulati - le misure di tutela sono state efficaci. Ma sull’insieme delle 494 principali entità faunistiche (relative ai vertebrati), ben 338 sono in condizioni tali da essere inserite nelle liste rosse. Per il  50% di queste si ha un decremento della popolazione, mentre solo l’8% si presenta in crescita e il 20% stabile (per il resto non si hanno informazioni). Fronte aree protette. Vincoli e protezioni formali interessano ormai una parte rilevante del territorio. Per il solo effetto della legge 1497 del 1939 e della Galasso (431/85), circa il 47% del territorio risulta sottoposto a vincolo paesaggistico (e quindi ogni trasformazione richiede una specifica autorizzazione), ma ciò avviene in presenza di un sistema di pianificazione territoriale e ambientale (piani paesistici, piani territoriali di coordinamento) ancora lacunosa in importanti aree del Paese. Positiva, invece, è la crescita del territorio destinato a parco che ormai copre ca. l’8% del territorio nazionale. Nell’ultimo decennio sono state poste sotto tutela e rese operative il 75% delle aree protette complessive. Oggi l’Italia può contare su 2.300.000 ettari di terra e 270.000 ettari di mare sotto tutela, divisi tra 20 parchi nazionali, 154 riserve naturali statali, 71 parchi naturali regionali, 171 riserve naturali regionali, 94 altre aree protette

 

Energia e innovazione. La produzione energetica è ancora largamente basata sul consumo di combustibili fossili e, in particolare, di prodotti petroliferi che tuttora rappresentano più del 50% delle fonti energetiche e il cui consumo, in valore assoluto è stabile negli ultimi anni. Nel 1998 – e la tendenza si accentuerà nei prossimi anni per effetto delle norme della liberalizzazione del mercato elettrico – si è registrata una crescita sensibile della produzione elettrica da fonti rinnovabili (+ 1.000 GWh), in particolare  da biomasse e rifiuti (+50% sul 1997) e da fonti eoliche (raddoppiata). Tuttavia, in Italia, senza considerare l’energia idroelettrica prodotta nei grandi impianti, la produzione di elettricità da fonti rinnovabili rimane confinata a percentuali limitate (5,4%). Eccezionale, nel contesto europeo, resta il ritardo dell’Italia nella solarizzazione termica, largamente inferiore addirittura alla Svezia e alla Finlandia. E’ in ritardo l’Italia sul versante dell’innovazione tecnologica. I vari settori produttivi hanno acquistato nel 1997 ben 91.410 brevetti: ma solo 3 su 100 sono made in Italy. La spesa reale per ricerca e sviluppo è ai livelli più bassi dell’area Ocse.

 

Urbanizzazione. L’infrastrutturazione del territorio – dalle strade alle reti elettriche – prosegue, apportando modifiche al paesaggio e frammentando ambienti sensibili. Inoltre – tratto specifico tutto italiano -  prosegue incessante l’abusivismo edilizio. Nel 1999 sono ancora state realizzate 33.571 abitazioni abusive, pari al 15% del totale costruito, secondo le stime Legambiente e Cresme. Rispetto al 1998 si registra una diminuzione delle costruzioni illegali (come nuove costruzioni, ampliamenti e modificazioni del patrimonio esistente realizzati senza concessione edilizia) sia in assoluto (-1,5%), sia rispetto alla produzione edilizia totale (-1%).


Ambiente Italia 2001 di Legambiente in tabella

 

Dati Positivi

Dati Negativi

 

  Agricoltura biologica

(4,9% della superficie complessiva)

 

  Prodotti Tipici

(100 golosità già registrate presso Ue)

 

  Aree Protette

(c’è una potenziale Rete Ecologica Nazionale pari al 18% del territorio)

 

  Repressione abusivismo edilizio

(1000 demolizioni nel 1998)

 

  Raccolta Differenziata

(11,2% totale rifiuti)

 

  Visitatori musei e archeositi statali

(27 milioni/anno)

 

  Kyoto club

(cartello di 40 imprese tra quelle con maggiori trend sviluppo per riduzione gas di serra)

 

 

  Consumo fertilizzanti

(1,8 milioni di tonnellate/anno)

 

  Automobili

(assorbono l’80% di tutti gli spostamenti)

 

  Dissesto idrogeologico

(1500 comuni colpiti da alluvioni in 50 anni)

 

  Abusivismo edilizio

(33500 costruzioni abusive nel ‘99)

 

  Illegalità ambientale

(26.508 ecoreati nel 1999)

 

  Rifiuti in discarica

(80% circa)

 

  Depurazione

(35% scarichi capoluoghi non depurato)

 

  Emissioni C02

(+6% rispetto ai livelli del 1990)

 

 Depurazione

(35% scarichi capoluoghi non depurato)

 

  Rumore

(98% popolazione città a rischio)

 

  Animali in pericolo

(68% specie vertebrati a rischio)

 

[GUARDIE AMBIENTALI VOLONTARIE - SERVIZIO VIGILANZA AMBIENTALE].

Ultimo aggiornamento 01/02/01