L'ECO DI BERGAMO 

TAR, al vaglio degli esperti
il nuovo piano venatorio

del 2 febbraio 2001

Il Tribunale amministrativo regionale di Brescia ha chiesto nuovi elementi per poter giudicare il Piano faunistico-venatorio della Provincia di Bergamo. Nell'udienza di ieri il collegio giudicante del TAR ha infatti adottato un'ordinanza istruttoria per avere da Regione Lombardia e Istituto nazionale di fauna selvatica ulteriori elementi di valutazione e quindi potersi esprimere sul ricorso contro la delibera provinciale presentato a gennaio da Wwf e Legambiente.
Il nuovo piano faunistico-venatorio della Provincia, con validità quinquennale, è entrato in vigore il primo febbraio scorso. Le associazioni ambientaliste ne criticano l'impostazione. Enzo Mauri, rappresentante delle associazioni ambientaliste nella Consulta faunistico-venatoria della Regione, dice: "Il Piano contiene solo una mera tutela degli interessi venatori perché si ha solo un apparente aumento dei territori dove è vietata la caccia. La Provincia, infatti, ha inserito fra le oasi di protezione, zone che già di per sé sarebbero state vietate da altre norme, o comunque non utili alla fauna e quindi alla caccia, quali aree nei pressi di strade e abitazioni". Mauri è soddisfatto della scelta del Tar di approfondire la questione.
Da parte sua l'assessore provinciale a caccia e pesca Luigi Pisoni spiega: "Il Piano faunistico è stato redatto da docenti universitari qualificati ed esperti del settore. I territori di divieto alla caccia da noi previsti sono superiori a quanto la legge stabilisce come minimo. Sono state così coniugate le legittime aspirazioni dei cacciatori con le esigenze di protezione della fauna e dell'ambiente". Pisoni giudica positivamente il fatto che per ora il piano non sia stato sospeso.
G. Gh. 

Al contrario di quello che sembra di capire leggendo l'articolo del l'eco, il collegio giudicante del TAR ha accolto esclusivamente le richieste fatte da Legambiente e da WWF, rigettando invece quelle sostenute dall'avvocato dalla provincia, compreso quella di respingere il ricorso delle associazioni ambientali. Anche la richiesta di coinvolgere l'INFS per un parere tecnico è una nostra richiesta.

ciao al prossimo aggiornamento.

L'ECO DI BERGAMO

06 gennaio 2001

 Le associazioni ecologiste hanno fatto ricorso al Tar e sono intenzionate ad arrivare alla Corte di Strasburgo «Ma cos'ha di faunistico quel piano?»

Wwf e Legambiente contro il progetto della Provincia su caccia e tutela dell'ambiente.

Tra luci e ombre, il nuovo piano faunistico venatorio provinciale che entrerà in vigore il primo febbraio non sembra avere vita facile. Almeno secondo Wwf e Legambiente, ricorsi al Tar di Brescia per chiederne la sospensione o in alternativa la correzione. Tra carte bollate e atti giudiziari la vicenda sembra avere tempi lunghi. Se necessario, le associazioni si rivolgeranno alla Corte di Strasburgo.
«Così com'è il piano è solo venatorio»: è il commento delle associazioni. «Presenta forti carenze a livello conoscitivo - spiega Roberto Facoetti, zoologo responsabile settore fauna di Legambiente -. Non si pronuncia su reali interventi ambientali per il protezionismo di tutta la fauna selvatica e sulla sua attuale situazione conservazionistica». Più duro il giudizio di Enzo Mauri: «Il piano - dice il delegato dal responsabile del Wwf per il settore conservazione - è il risultato di una scarsa conoscenza della normativa. Addirittura in alcuni casi la Provincia contraddice la legge».
Il primo punto censurato riguarda la superficie agro-silvo-pastorale realmente tutelata. Il piano estende sì a circa il 60% il territorio con divieto di caccia, ma comprende anche zone urbanizzate, strade trafficate, ferrovie, aeroporti, giardini pubblici, di fatto non idonee per la sosta, il riparo e la riproduzione della fauna selvatica. Un grido d'allarme che eppure era stato lanciato dalla Provincia, con uno studio sul numero degli animali vittime di incidenti stradali. Le oasi di Trevasco e del Serio sono state elette a simbolo di questa situazione: comprendono i tornanti di Selvino e il provinciale Albino - Nembro.
Sotto accusa anche le dimensioni dei due ambiti territoriali di caccia e dei quattro comprensori alpini. Sempre ad avviso di Legambiente e Wwf, sarebbero troppo pochi e troppo estesi rispetto alla legge, a discapito del controllo contro il bracconaggio. E ancora, il piano non tutelerebbe l'avifauna migratoria, con tutte le necessarie zone di protezione e i valichi montani interdetti alle doppiette lungo le rotte scelte dai volatili.
Pollice verso anche per il piano di miglioramento ambientale sarebbe un semplice manuale didattico.
Teresa Capezzuto

 

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[GUARDIE AMBIENTALI VOLONTARIE - SERVIZIO VIGILANZA AMBIENTALE].

Ultimo aggiornamento 13/02/01