E' NECESSARIO UN PASSO IN AVANTI NEL RAPPORTO TRA PARCHI ED ATC
Ultimo aggiornamento 22/02/01
A quasi dieci anni
dall'approvazione della legge quadro sulle aree naturali protette, la legge
394/91, oggi i Parchi stanno per entrare in una fase nuova del loro lavoro, una
sorta di seconda fase, nella quale debbono riuscire a perseguire e ad ottenere
risultati più concreti e corposi sul terreno del così detto "sviluppo
durevole". Debbono farlo senza perdere di vista la propria missione di
fondo , che è e resta quella della conservazione attiva dell'ambiente e delle
risorse naturali, ma soprattutto riuscendo anche a recuperare una forte capacità
di relazione, di confronto e di cooperazione sia con le altre istituzioni locali
, sia con gli attori sociali e culturali presenti nel territorio. In sostanza
oggi i Parchi, soprattutto i Parchi Nazionali, debbono dimostrare ancora meglio
la loro validità inserendosi a pieno titolo nei processi di governo del
territorio nel quale sono inseriti, portando dentro quei processi di sviluppo
locale l'obiettivo, che gli è proprio, dell'uso razionale e durevole
dell'ambiente e del territorio. In molti Parchi , seppure tra limiti ed
inesperienze, questo lavoro è già stato avviato con un certo successo. Ora si
tratta di rafforzarlo, di qualificarlo e di estenderlo. In questo senso diventa
quindi necessario , se si vuole davvero governare bene il territorio e le sue
risorse, porre all'ordine del giorno con maggiore determinazione il tema della
programmazione faunistica , relativamente ai Parchi ed alle aree ad essi
limitrofe. Purtroppo, se si esclude qualche caso sporadico, non è
servito , non è risultato adeguato a governare il rapporto tra Parchi e
territori limitrofi l'istituto della area contigua , così come è stato
previsto dalla legge 394 e cioè riservando la pratica venatoria ai soli
cacciatori residenti. Questo vero e proprio limite di fondo ha impedito finora
che le aree contigue fossero istituite e che attraverso di esse si sperimentasse
una rapporto virtuoso di cooperazione tra Parchi, ATC e Province nella
pianificazione e nella gestione integrata della fauna ma non solo perché la
legge quadro prevede che le aree contigue fungano da vero e proprio
"cuscinetto" ambientale tra il Parco e le aree esterne ad esso.
L'assenza delle aree contigue ha reso inoltre sicuramente più difficile lo
stesso contenimento quantitativo di quelle specie manifestatamente in
soprannumero, come il cinghiale, che stanno producendo danni rilevanti
all'agricoltura e anche agli ecosistemi naturali. Ma se da questo punto di vista
la legge 394, una legge che conserva gran parte della sua validità iniziale,
non è riuscita a favorire il confronto e la gestione integrata delle politiche
faunistiche tra ATC, Parchi e Provincie altrettanto non si può dire di alcune
leggi Regionali sui Parchi , oramai collaudate e che, come quelle della Toscana
e dell'Emilia-Romagna, sono riuscite invece a determinare la saldatura o per lo
meno l'intesa , la collaborazione tra la gestione faunistica - venatoria delle
aree di pre-parco, aperte alla caccia, ed il territorio a Parco. Io ritengo che
quelle esperienze vadano trasferite, adattandole, anche agli altri Parchi
Regionali e soprattutto utilizzate per impostare , su questo punto specifico,
l'aggiornamento della stessa legge 394/91. In sostanza penso che anche nei
Parchi nazionali debba essere introdotta una nuova zona, appunto l'area contigua
o il pre-parco, con connotati simili, per funzione e ruolo, a quanto è previsto
dalle leggi sui Parchi dell'Emilia-Romagna e della Toscana. Un'area quindi che
faccia parte organicamente del Parco e non necessariamente da ricavare
attraverso un'estensione dei suoi attuali confini . Anzi, in alcuni casi,
soprattutto nei Parchi più vasti, si può porre il problema di inserirla
parzialmente anche all'interno del loro attuale perimetro. Del resto questa
operazione, di rivisitazione dei confini esterni e di rizonizzazione interna dei
Parchi nazionali, è in atto quasi ovunque attraverso la messa a punto dei Piani
dei Parchi. Sarà dunque quella la sede dove, sulla base di criteri
tecnico-scientifici e di valutazioni di merito, che ogni singolo Parco dovrà
svolgere in piena autonomia, queste scelte dovranno essere compiute. Per
condurre a successo questa operazione di collegamento tra il Parco e le aree
attualmente gestite attraverso gli ATC, con l'obiettivo di attuare gestioni
faunistiche integrate e coordinate, un ruolo decisivo , oltre ai Parchi, lo
debbono giocare gli ATC stessi ed al loro interno , in modo particolare, le
Associazioni Venatorie. Un mondo, quello venatorio, che complessivamente ha
prima subito i Parchi ed ora , salvo qualche eccezione, aspetta il momento buono
per ridurne funzione, ruolo e spesso soprattutto superficie per guadagnarla
all'attività venatoria. Perché questa operazione di dialogo e di cooperazione
tra Parchi ed ATC abbia successo, così come da un lato ai Parchi, dall'altro
lato un ruolo decisivo spetta al mondo venatorio ed alle proprie organizzazioni
che debbono finalmente prendere atto fino in fondo che i Parchi sono una realtà
ed una necessità per un paese moderno e civile come il nostro. Per questo io mi
auspico che come Federparchi con gli ATC, i quali si stanno organizzando anche
su base nazionale, sia possibile definire in tempi rapidi un protocollo
d'intesa, così come abbiamo siglato da tempo con le organizzazioni agricole,
per indirizzare il confronto ed il lavoro comune da compiere in ogni realtà
affinché , indipendentemente dalle eventuali modifiche legislative nazionali,
si stringano da subito accordi ed intese volti alla gestione faunistica dei
rispettivi territori e più in generale finalizzata a politiche coordinate per
la conservazione degli ecosistemi presenti e dell'agricoltura tradizionale.
Enzo Valbonesi
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L'articolo qui sopra ha suscitato molte polemiche alle quali Enzo Valbonesi ha risposto con il seguente messaggio tratto da: http://members.xoom.it/amicianimali/
Da: Federparchi (federparchi@comunic.it)
Data: 2001-02-06 (09:51)
Oggetto: nessun oggetto
Rispondo volentieri a Lei, come alle altre persone che hanno sottoscritto la "circolare" relativa al mio articolo su "Diana" - riguardante il rapporto tra i territori (gli A.T.C) sottoposti alla programmazione faunistica - venatoria e i territori tutelati ed a silenzio venatorio quali sono i Parchi.
Lo faccio nel modo che mi sembra più chiaro e cioè inviandoLe la copia integrale dell'articolo - e che trova dunque qui in calce - un poco sorpreso per il fatto che si possano originare catene di Sant'Antonio simili senza porsi il problema di citare esattamente la fonte o usando il condizionale, o rifacendosi a commenti e titoli che sicuramente alterano la sostanza del mio ragionamento. Personalmente non ho alcuna posizione ideologica in merito alla caccia, che credo non sia necessariamente richiesta ad un Amministratore di Parco, e non sono mai stato cacciatore.
Come Presidente di un Parco Nazionale non ho finora fatto aperture di qualsiasi tipo al mondo venatorio, tant'è che all'interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, pur in presenza di un altissimo numero di ungulati (circa 2.000 e 9.000 cinghiali), non è mai stata attuata alcuna forma di contenimento delle specie in soprannumero attraverso l'ausilio dei cacciatori o "selecontrollori" che dir si voglia.
Fuori del territorio del mio, come di tanti altri Parchi però, come Lei forse sa, la gestione della fauna è totalmente sottratta al nostro controllo e le popolazioni faunistiche dei Parchi sono di fatto gestite, in chiave venatoria, dagli ATC (spesso con obiettivi e criteri tali da mettere in discussione o da eroderne la consistenza ed alterando così lo stesso equilibrio tra le specie presenti nell'Area Protetta) senza che gli Enti Parco possano fare nulla.
Per superare questa situazione non è bastato prevedere nella legge 394 l'istituto "dell'area contigua" (che tra l'altro individua potenzialmente un'area sulla quale il Parco non ha nessun potere concreto e non può dettare alcuna regolamentazione con il Piano per il Parco) che finora è stata creata solo in un Parco Nazionale; area contigua dove, peraltro, non è stata dettata nessuna nuova regolamentazione di tipo faunistico e venatorio.
Con l'articolo in questione, che
va letto in tutta la sua interezza e senza manicheismi, ho posto semplicemente
un problema oggettivo, che non può essere esorcizzato o sottaciuto sulla base
di posizioni ideologiche, con il quale molti Enti di gestione dei Parchi si
stanno già misurando: quello della programmazione e del controllo della fauna
dei Parchi la quale, non
conoscendo confini amministrativi, può essere gestita correttamente solo a
dimensione degli areali nei quali vive. Come è ovvio questi areali quasi mai
coincidono con il solo territorio dei Parchi ma abbracciano spesso anche le aree
esterne ad essi. E’ in queste aree, gestite dagli A.T.C. (che, Le ricordo,
sono governati dai cacciatori, dagli ambientalisti e dagli agricoltori), che noi
dobbiamo tentare di sperimentare intese, sicuramente difficili da raggiungere,
per programmare la gestione delle popolazioni faunistiche, a cominciare da
quelle in soprannumero, e dare vita ad una nuova zonizzazione ed a un nuovo
istituto normativo - territoriale (il pre-parco) nel quale i Parchi possano
dettare proprie scelte di programmazione territoriale, attraverso il Piano ed il
Regolamento del Parco, e dove si deve tentare di gestire d'intesa con gli A.T.C.,
e sulla base di criteri tecnico - scientifici, le specie faunistiche presenti.
Naturalmente sono sempre a disposizione per discuterne, partendo però dalle posizioni reali, e non da quelle diffuse dalle "circolari".
Cordiali saluti
Enzo Valbonesi
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GESTIONE DEL TERRITORIO, FAUNA SELVATICA, PARCHI E PRELIEVO VENATORIO: una serie di urgenti problematiche da risolvere con il contributo di tutti. Riassunto del nostro intervento al convegno Ambiente,Caccia e la gestione del territorio
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CONGIUNTO
APE "Appennino Parco d’Europa" l sistema delle aree naturali protette e la Rete Ecologica Nazionale. (Settembre 2000)
Le opinioni che abbiamo ricevuto
[GUARDIE AMBIENTALI VOLONTARIE - SERVIZIO VIGILANZA AMBIENTALE].