Deliberazione di Giunta Regionale n. 1148 del 21-10-2002

L.R. 56/2000 - INDICAZIONI TECNICHE PER L'INDIVIDUAZIONE E LA PIANIFICAZIONE DELLE AREE DI COLLEGAMENTO ECOLOGICO

 

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LA GIUNTA REGIONALE

 

Visto:

 

-       la Direttiva 92/43/CEE "Habitat";

 

-       il d.p.r. 8 settembre 1997, n. 357 "Regolamento recante attuazione della Direttiva 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna";

 

-       la l.r. 6 aprile 2000, n. 56 "Norme per la conservazione e la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche (…)";

 

Considerato:

 

-       che, ai sensi dell'articolo 10, comma 1, della l.r. 56/2000, "La Regione riconosce primaria importanza (…) alle aree di collegamento ecologico funzionale" e "definisce, nel Piano di indirizzo territoriale (PIT) ai sensi dell'articolo 6 della legge regionale 5/1995, gli indirizzi per l'individuazione, la ricostituzione e la tutela" delle aree di collegamento ecologico;

 

-       che, ai sensi del comma 2) dello stesso articolo, "Le Province (…) provvedono, anche in assenza degli indirizzi regionali di cui al comma 1, all'individuazione nel Piano territoriale di coordinamento (PTC), delle aree di collegamento ecologico funzionale, secondo quanto disposto dall'articolo 16, comma 4 della legge regionale 5/1995; in tal caso, le Province possono procedere all'individuazione di aree di collegamento ecologico funzionale facendo riferimento alla definizione di cui all'art. 2, comma 1, lettera a)";

 

-       che l'articolo 2, comma 1 lettera a), l. cit., riprendendo la definizione data nel d.p.r. 357/1997, definisce l'area di collegamento ecologico funzionale solo in termini generali e che è pertanto opportuno dare fin da ora indicazioni tecniche alle Amministrazioni provinciali, nell'attesa dell'approvazione dell'aggiornamento del PIT contenente gli indirizzi normativi per l'individuazione, la ricostituzione e la tutela delle aree di collegamento ecologico;

 

Viste le "Indicazioni tecniche per l'individuazione e la pianificazione delle aree di collegamento ecologico (l.r. 56/2000)", risultanti dal testo allegato come parte integrante del presente atto (ALL.1), e redatte come strumento tecnico di indirizzo di cui sopra;

 

Preso atto del parere positivo espresso dalla Consulta tecnica per le aree protette e la biodiversità nella seduta del 29 maggio 2002, dedicata anche all'esame del documento "Indicazioni tecniche per l'individuazione e la pianificazione delle aree di collegamento ecologico (l.r. 56/2000)";

 

Ritenuto:

 

-       di approvare le citate "Indicazioni tecniche per l'individuazione e la pianificazione delle aree di collegamento ecologico (l.r. 56/2000)", quali strumento tecnico di indirizzo per le Amministrazioni provinciali, nell'attesa dell'approvazione dell'aggiornamento del PIT, contenente gli indirizzi normativi per l'individuazione, la ricostituzione e la tutela delle aree di collegamento ecologico;

 

-       di dare mandato al Dipartimento competente di trasmettere copia della presente deliberazione alle Amministrazioni provinciali, affinché ne tengano conto nell'elaborazione dei Piani territoriali di coordinamento e dei loro aggiornamenti;

 

A VOTI UNANIMI

DELIBERA

 

per i motivi di cui in premessa:

 

1.    di approvare le "Indicazioni tecniche per l'individuazione e la pianificazione delle aree di collegamento ecologico (l.r. 56/2000)", nel testo allegato come parte integrante al presente atto (ALL.1), quali strumento tecnico di indirizzo per le Amministrazioni provinciali, nell'attesa dell'approvazione dell'aggiornamento del PIT, contenente gli indirizzi normativi per l'individuazione, la ricostituzione e la tutela delle aree di collegamento ecologico;

 

2.    di dare mandato al dipartimento competente di trasmettere copia della presente deliberazione alle amministrazioni provinciali.

 

Il presente provvedimento, soggetto a pubblicità ai sensi dell’art. 41, comma 1 lett. B, della l.r. n. 9/95, è pubblicato per intero sul BURT ai sensi dell’art. 3, comma 1 della l.r. n. 18/96.

 

SEGRETERIA DELLA GIUNTA

IL COORDINATORE

VALERIO PELINI

 

Il Dirigente Responsabile

EDOARDO FORNACIARI

 

 

Il  Coordinatore

ROBERTO FORZIERI


ALL. 1

INDICAZIONI TECNICHE PER L'INDIVIDUAZIONE E LA PIANIFICAZIONE DELLE AREE DI COLLEGAMENTO ECOLOGICO (L.R. 56/2000)

A cura di:

Paolo Cavallini, Paolo Agnelli, Claudia Angiolini, Corrado Battisti, Leonardo Favilli, Roberto Rossi, Carlo Scoccianti, Paolo Sposimo, Stefano Vanni.

Altri contributi raccolti nella discussione preliminare del gruppo di lavoro:

Riccardo Maria Baldini, Maria Loreta Bernabei, Claudio Celada, Bruno Foggi, Antonella Grazzini, Alessandro Landini, Sandro Lovari, Gianna Mazzoni, Andrea Meli, Annamaria Nocita, Daniela Ottaviani, Enrico Pini Prato.

Enti ed organizzazioni di appartenenza di coloro che hanno contribuito:

§ Associazione Italiana Naturalisti: M.L. Bernabei.

§ Associazione Italiana per l'Ingegneria Naturalistica: G. Mazzoni.

§ Centro Ornitologico Toscano: P. Sposimo.

§ FIPSAS - ARCI PESCA FISA - ENAL PESCA: A. Landini, E. Pini Prato.

§ Lega Italiana Protezione Uccelli: C. Celada, A. Meli.

§ Provincia di Lucca, Settore Risorse faunistiche: A. Grazzini (consulente).

§ Provincia di Roma, Servizio Pianificazione ambientale, parchi, riserve naturali: C. Battisti.

§ Regione Toscana, Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l'Innovazione nel settore Agricolo-forestale (ARSIA): P. Cavallini (consulente).

§ Regione Toscana, Dipartimento delle politiche territoriali e ambientali: P. Cavallini (consulente), R. Rossi.

§ Università di Firenze, Dipartimento di Biologia Vegetale: B. Foggi.

§ Università di Firenze, Museo di Storia Naturale Sezione Zoologica «La Specola»: P. Agnelli, A. Nocita, S. Vanni; Sezione Museo Botanico: R.M. Baldini.

§ Università di Roma La sapienza, Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo: D. Ottaviani.

§ Università di Siena, Dipartimento di Scienze Ambientali: C. Angiolini, L. Favilli, S. Lovari.

§ WWF Italia – Societas Herpetologica Italica: C. Scoccianti.

INDICE GENERALE

1. Contesto normativo    

2. Articolazione del documento 

3. Inquadramento generale     

3.1. Premessa

3.2. Definizioni

3.3. Classificazione tipologica delle aree di collegamento ecologico

4. Iter metodologico per l'individuazione delle aree di collegamento ecologico

4.1. Analisi strutturale

4.2. Analisi funzionale

4.3. Fase gestionale

5. Analisi per gruppi di specie

5.1. Flora

5.1.1. Situazione della flora toscana: stato delle conoscenze

5.1.2. Informazioni a livello regionale sugli effetti delle aree di collegamento ecologico sulla flora

5.1.3. Scelta delle specie da analizzare

5.2. Ittiofauna

5.2.1. Situazione dell’ittiofauna toscana: stato delle conoscenze

5.2.2. Informazioni a livello regionale sugli effetti della frammentazione sull'ittiofauna

5.2.3. Scelta delle specie da analizzare

5.3. Erpetofauna

5.3.1. Situazione dell’erpetofauna toscana: stato delle conoscenze

5.3.2. Informazioni a livello regionale sugli effetti della frammentazione sull'erpetofauna

5.3.3. Scelta delle specie da analizzare

5.4. Avifauna

5.4.1. Situazione dell’avifauna toscana: stato delle conoscenze

5.4.2. Informazioni a livello regionale sugli effetti della frammentazione sull'avifauna

5.4.3. Scelta delle specie da analizzare

5.5. Mammalofauna

5.5.1. Situazione della mammalofauna toscana: stato delle conoscenze

5.5.2. Informazioni a livello regionale sugli effetti della frammentazione sulla mammalofauna

5.5.3. Scelta delle specie da analizzare

6. I tipi di aree di collegamento ecologico

6.1. Categoria A: aree in successione spaziale continua

6.2. Categoria B: aree in successione spaziale discontinua

6.3. Categoria C: opere per il superamento della frammentazione degli habitat

7. Analisi dei tipi di aree di collegamento ecologico

7.1. Categoria A: aree in successione spaziale continua

7.1.1. Corsi d’acqua

7.1.2. Rete idraulico-agraria

7.1.3. Aree boscate con funzioni di collegamento

7.1.4. Rete delle siepi e dei filari alberati in zone agricole

7.1.5. Rete dei muretti a secco

7.1.6. Rete delle praterie e delle radure

7.1.7. Rete dei corridoi aperti tra dorsali e fondivalle

7.1.8. Sistema delle dune

7.2. Categoria B: aree in successione spaziale discontinua

7.2.1. Rete dei boschi maturi

7.2.2. Rete dei boschetti, delle macchie e dei grandi alberi isolati

7.2.3. Rete delle pozze e delle altre piccole raccolte d’acqua a cielo aperto

7.2.4. Rete delle zone umide

7.2.5. Rete dei rifugi ipogei

7.2.6. Rete dei ruderi, degli edifici abbandonati e degli edifici storici

7.2.7. Colli di bottiglia nei percorsi di migrazione

7.3. Categoria C: opere per il superamento della frammentazione degli habitat

7.3.1. Opere atte a mitigare l'effetto barriera dovuto alla presenza di infrastrutture nel territorio (in particolare lineari)

7.3.2. Opere atte a mitigare l'effetto barriera dovuto alla presenza di briglie e altri manufatti di sbarramento lungo i fiumi

8. Glossario

9. Bibliografia

10. Tabelle riassuntive


1. CONTESTO NORMATIVO

Con la legge regionale 6 aprile 2000, n. 56 "Norme per la conservazione e per la tutela degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatiche (…)", la Regione Toscana "riconosce e tutela la biodiversità, in attuazione del d.p.r. 8 settembre 1997, n. 357 (Regolamento recante attuazione della Direttiva 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna) e in conformità con la direttiva 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici".

Nell'articolo 10, comma 1 della legge "La Regione riconosce primaria importanza (…) alle aree di collegamento ecologico funzionale".

L'articolo 1, comma 1 lettera a), riprendendo la definizione data nel d.p.r. 357/1997, definisce l'area di collegamento ecologico funzionale "un'area che, per la sua struttura lineare e continua o per il suo ruolo di collegamento, è essenziale per la migrazione, la distribuzione geografica e lo scambio genetico di specie selvatiche".

L'art. 10, comma 1 dice anche che la Regione "definisce, nel Piano di indirizzo territoriale (PIT) ai sensi dell'art. 6 della legge regionale 5/1995, gli indirizzi per l'individuazione, la ricostituzione e la tutela delle" aree di collegamento ecologico.

Il comma 2) dello stesso articolo recita "Le Province (…) provvedono, anche in assenza degli indirizzi regionali di cui al comma 1, all'individuazione nel Piano territoriale di coordinamento (PTC), delle aree di collegamento ecologico funzionale, secondo quanto disposto dall'articolo 16, comma 4 della legge regionale 5/1995; in tal caso, le Province possono procedere all'individuazione di aree di collegamento ecologico funzionale facendo riferimento alla definizione di cui all'art. 2, comma 1, lettera a)" .

Il comma 3, infine, prevede che "Le forme di tutela delle aree di collegamento che pongano divieti all'attività venatoria o di pesca sono previste nei piani faunistico-venatori provinciali di cui all'art. 8 della legge regionale 12 gennaio 1994, n. 3, o nel piano regionale di cui all'articolo 1 della legge regionale 24 aprile 1984, n. 25 (Tutela della fauna ittica e regolamentazione della pesca dilettantistica)".

Questo documento si colloca in una fase intermedia per la predisposizione degli "indirizzi" normativi da inserire nel PIT e ne costituirà un allegato tecnico. Ha la funzione di dare indicazioni tecniche di indirizzo per le Amministrazioni provinciali, nell'attesa dell'approvazione dell'aggiornamento del PIT contenente gli indirizzi normativi. Dato che lo strumento predisposto per la regolamentazione, il Piano di indirizzo territoriale, ha una cadenza triennale che permette un facile adeguamento alla crescita delle conoscenze, lo scopo principale di questo documento è quello di fornire indicazioni affidabili e pragmaticamente efficaci. L'eventuale incompletezza, per le lacune esistenti nei dati disponibili, e la non piena comprensività teorica della trattazione del tema potranno del resto essere facilmente recuperate in tempi successivi.

2. ARTICOLAZIONE DEL DOCUMENTO

Questo lavoro si articola in quattro sezioni. Nella prima si inquadra il problema delle aree di collegamento ecologico, si chiariscono i concetti di base e si definiscono i termini rilevanti. Si delinea in seguito un esempio di iter metodologico per l’identificazione delle aree di collegamento ecologico. Nella terza sezione si identificano significato e funzioni delle aree di collegamento per i vari gruppi di specie e si chiariscono i criteri, differenziati fra i vari gruppi tassonomici, per la scelta delle specie obiettivo. Nell’ultima sezione si definiscono i tipi di aree di collegamento ecologico e si identificano, per ogni tipo, le specie per cui questi sono importanti e le indicazioni di gestione necessarie a ripristinare il loro valore ecologico. Sono infine inclusi un breve glossario degli acronimi utilizzati e una lista di testi di particolare rilevanza a cui si è fatto riferimento.


3. INQUADRAMENTO GENERALE

3.1. Premessa

Uno dei principali filoni di ricerca nell'ambito della biologia della conservazione affronta il problema della frammentazione degli ambienti naturali per cause antropiche e dei suoi effetti sulla fauna, la flora e i processi ecologici.

Questi fenomeni di trasformazione, alterando i flussi di individui, di materia e di energia, costituiscono una delle cause principali di estinzione di molte popolazioni e specie.

Possiamo considerare le aree di collegamento ecologico come strutture il cui ruolo è quello di permettere il flusso di informazione fra i diversi elementi del paesaggio. Quindi la loro funzione sarà quella di mettere in relazione popolazioni di aree diverse attraverso scambi di nutrienti, di energia, di materiale genetico, o tramite i movimenti degli individui.

Inoltre, l’efficacia di un corridoio va analizzata sia nella sua dimensione spaziale, sia nella sua dimensione temporale. Una delle principali funzioni di un corridoio, infatti, è proprio quella di garantire che, all’interno del mosaico presente in una data area, si possano verificare fenomeni di ricolonizzazione di popolazioni appartenenti alla stessa specie.

Il processo di frammentazione ambientale è, quindi, analizzabile su scale spaziali e temporali differenti e varia in funzione dei contesti territoriali e dei livelli di organizzazione ecologica che si prendono in considerazione. Inoltre la risposta al processo è diversa, a seconda della specie, conseguentemente alle sue caratteristiche ecologiche.

La conservazione e il ristabilimento di una connettività fra gli ambienti naturali è lo strumento che consente di mitigare il loro isolamento e i conseguenti effetti sulle comunità, le popolazioni e gli individui.

Un corridoio non adeguatamente progettato può, comunque, anche dare origine a fenomeni negativi, favorendo la diffusione di malattie, parassiti, specie esotiche o provocando la perdita di variabilità genetica di popolazioni conspecifiche, che vivono in territori separati (estinzione per ibridazione). Si noti che per ibrido intendiamo anche un incrocio fra popolazioni appartenenti alla stessa specie che mostrano modelli adattativi peculiari, quindi la realizzazione di un contatto tra popolazioni, attraverso un corridoio, può dare avvio all’estinzione di una delle due, con perdita complessiva di biodiversità.

L’affrontare queste questioni, riguardanti le aree di collegamento ecologico funzionale (sinonimo: «corridoi», «aree di collegamento ecologico funzionale», «ponti biotici», ecc.) e, in linea generale, le «reti ecologiche», trasferisce questa tematica alla pianificazione territoriale.

I «corridoi ecologici», assicurando una continuità fisica tra ecosistemi, hanno come obiettivo principale quello di mantenerne la funzionalità e conservarne i processi ecologici (flussi di materia, di energia, di organismi viventi). Sotto questo aspetto, quindi, la conservazione, la pianificazione e la progettazione dei corridoi ecologici costituiscono uno strumento di conservazione della biodiversità.

Tuttavia, è opportuno non limitarsi al concetto limitante di «corridoio», ma occorre ampliare la visione al concetto di «connettività». Le diverse categorie di uso e copertura del suolo presentano, infatti, per le diverse specie, un gradiente di permeabilità («capacità a farsi attraversare») difficilmente inquadrabile con il termine, ben definito, di «corridoio». Inoltre esiste una diversa «percezione» del mosaico ambientale delle specie oggetto di pianificazione e quindi, in molti casi, una oggettiva difficoltà di individuare vie di dispersione specifiche. Più che a livello di specifici ecosistemi è opportuno, inoltre, affrontare il problema a scala di paesaggio, secondo un’ottica di «connettività diffusa».

La connettività è funzione sia delle differenti tipologie ambientali, sia delle caratteristiche intrinseche proprie delle differenti specie che si disperdono. A parità di condizioni ambientali, diverse specie possono quindi trovarsi a diversi livelli di «connettività».

In linea generale, la persistenza della fauna in frammenti naturali e la sua capacità di disperdersi e colonizzare è anche funzione del gruppo di appartenenza: alcune specie di rettili persistono più a lungo in frammenti di minori dimensioni assolute e più isolati, rispetto agli uccelli e ai mammiferi; la maggior parte degli uccelli sono buoni colonizzatori (per le proprie caratteristiche eco-etologiche), al contrario di gran parte dei rettili. Conseguentemente, la frammentazione degli ambienti naturali può essere critica per i mammiferi (esclusi i chirotteri), che hanno difficoltà a persistere in ambienti isolati e a ricolonizzarli, ed esserlo meno per la maggioranza degli uccelli e dei rettili (i primi non persistono ma ricolonizzano, viceversa per gli altri).

I criteri di individuazione delle aree di collegamento ecologico sono differenti rispetto a quelli classici utilizzati per l’individuazione delle aree naturali da proteggere. Mentre su queste ultime vengono privilegiati gli aspetti legati al valore delle preesistenze naturalistiche, nelle aree di collegamento ecologico il criterio d’individuazione deve basarsi sull’analisi delle potenzialità nei confronti delle dinamiche biologiche (a es. alcune aree marginali, pur non presentando particolare valore naturalistico, possono essere determinanti nel mantenere un flusso di individui fra popolazioni).

In altre parole il criterio non deve essere legato al valore naturalistico «puntuale» dell’area individuata, ma deve essere inquadrato, a scala più generale, riguardo al ruolo che questa potenzialmente ricopre nell’ambito delle dinamiche biologiche presenti nel contesto indagato.

In conclusione, le aree di collegamento ecologico incrementano la connettività:

§          dove gran parte del paesaggio è stata distrutta, trasformata o resa inospitale per una gran parte delle specie autoctone;

§          per specie che sono specialiste di habitat e risultano legate ad habitat indisturbati;

§          per specie che compiono movimenti su una scala spaziale limitata; in queste situazioni, le aree di collegamento ecologico possono provvedere a fornire le necessarie risorse e sostenere individui e popolazioni;

§          dove l’obiettivo è il mantenimento della continuità fra popolazioni e intere comunità animali;

§          dove il funzionamento dei processi ecosistemici richiede habitat continui.

3.2. Definizioni

Lo sviluppo concettuale della disciplina ha portato gli enti territoriali e di ricerca a utilizzare una corposa terminologia. Visto il gran numero di professionalità interessate a tale tematica ciò può ingenerare confusione, anche per la frequente assenza di concetti univoci. A tale scopo, è stato compilato un breve glossario, inerente la descrizione delle aree di collegamento ecologico. Per una esemplificazione grafica, si veda anche lo schema riportato in figura.

§          Area cuscinetto (buffer zone): settore territoriale limitrofo alle aree nucleo. Le aree cuscinetto hanno funzione protettiva nei confronti di queste ultime, rispetto agli effetti particolarmente negativi della matrice (effetto margine) sulle specie più sensibili.

§          Area di collegamento ecologico (link o linkage): configurazione spaziale di habitat (non necessariamente lineare o continuo) che facilita i movimenti, lo scambio genetico all’interno delle popolazioni e/o la continuità dei processi ecologici nel paesaggio.

§          Area nucleo (core area): area naturale di grandi dimensioni, di alto valore funzionale e qualitativo ai fini del mantenimento della vitalità delle popolazioni. Le aree nucleo costituiscono l’ossatura della rete ecologica.

§          Connessione a scala di paesaggio (landscape linkage): termine generale per una connessione di ambiente naturale che aumenta la connettività a scala regionale, su distanze di chilometri o decine di chilometri. Comprende, generalmente, ampi tratti di vegetazione.

§          Corridoio (habitat corridor): tipo di area di collegamento ecologico che ha struttura lineare e continua; può costituire habitat adeguato per alcune specie.