Dalla rubrica "Caro Diario" pagina 6 del numero 8 della settimana dal 28 febbraio al 6 marzo 2003

"Non siamo disboscatori da quattro soldi"

Ho fatto fatica, e con me credo la maggior parte dei lettori di "Diario" che conoscono la Toscana, a capire che lo scenario apocalittico descritto nell'articolo di Pia Pera pubblicato sul numero 7 della rivista si riferisse davvero ai boschi della nostra Regione. Trenta righe sono poche per replicare a cinque pagine di descrizioni catastrofiste a base di svendite e devastazioni.

Ma ci provo: non tanto per staccarmi di dosso l'ingiusta immagine del presidente che va a Porto Alegre e in Toscana si dimentica dei problemi che può produrre un mercato senza regole. Quanto per salvaguardare la realtà dei fatti: la Toscana è la Regione che, assieme al Trentino, può vantare la maggiore percentuale di territori coperti da bosco. E' quella dove, fin dalla fine degli anni Settanta, la superficie forestale è addirittura aumentata, attestandosi sopra il 50 per cento dell'intero territorio regionale. Solo tra il 1984 e il 1998, secondo i dati Istat più recenti, l'incremento è stato di circa 25 mila ettari. E' stata proprio la legge 39, nell'articolo accusata di eccessi liberistici, che ha fatto crescere i nostri boschi, prevedendo rimboscamenti compensativi per ogni taglio. Questi ultimi riguardano ogni anno una percentuale compresa appena tra il 30 e il 40 per cento dell'incremento. Ed è quella stessa legge a dichiarare il bosco «bene di rilevante interesse pubblico», la cui conservazione è «un bene irrinunciabile della società toscana». Dichiarazione di fàtto, non solo di principio: il rapporto tra superficie tagliata e superficie forestale in Toscana è infatti in calo - dall'1,7 per cento dei 1984 all'1,4 per cento del 1998 - inferiore alla media nazionale - che è di 1,7 per cento - e meno della metà di Regioni come la Lombardia (3,8 per cento) che pure hanno meno boschi in assoluto.

E' una legge che pone innumerevoli «paletti», come il divieto di taglio di ogni fruttifero e di tutte le piante di specie autoctone - la quercia, il pino domestico, il cipresso, il castagno - di diametro superiore ai 40 centimetri: siamo stati i primi in Italia a fissare un vincolo di questo tipo.

Senza fondamento anche l'accusa di tagli indiscriminati. Per ogni ettaro si prevede l'invecchiamento indefinito della pianta più grande: saranno gli alberi monumentali del domani, quegli stessi alberi che tuteliamo con un'apposita normativa e con iniziative avviate in collaborazione con lo stesso Wwf e con il coinvolgimento di migliaia di studenti toscani. Siamo convinti che il bosco sia un'assicurazione contro il rischio idraulico, e infatti su un milione di ettari di superficie forestale il taglio del ceduo riguarda tra i 6 e i 7 mila ettari. E che dire del, nostro servizio antincendi, che ha fatto scendere la superficie di i bosco distrutta - a fronte di eventi dolosi addirittura aumentati - dai 20 mila ai circa 2 mila ettari bruciati ogni anno? E della formazione professionale dei lavoratori del bosco?

Tutt'altro dunque che una Regione dove «le motoseghe devastano i boschi per quattro soldi ».

Peraltro, sono proprio le convinzioni contenute in leggi come quella forestale che ci hanno spinto a un confronto a tutto campo sulle tematiche della globalizzazione.

Claudio Martini, Presidente Regione Toscana .

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TOSCANA, la grande svendita

di Pia Pera

 

Intanto è da registrare che la legge regionale 39/2000 viene GIA modificata con:

LEGGE REGIONALE 2 gennaio 2003, n. 1
Modifiche alla legge regionale 21 marzo 2000, n. 39 (Legge forestale della Toscana).
10.1.2003 Bollettino Ufficiale della Regione Toscana - n. 1

[GUARDIE AMBIENTALI VOLONTARIE - SERVIZIO VIGILANZA AMBIENTALE].

Ultimo aggiornamento 04/03/03