La prima edizione è stata: I sistemi di paesaggio della Toscana. ROSSI R., MERENDI G.A., VINCI A. (1994): Stampa Litografica della Giunta regionale Toscana, Firenze, 144 p.
I SISTEMI DI PAESAGGIO DELLA TOSCANA
°
Regione Toscana, Dipartimento delle politiche territoriali e ambientali
^
Regione Toscana, Dipartimento dello sviluppo economico
2. Metodologia di individuazione e
descrizione dei sistemi di paesaggio
2.1. Individuazione dei sistemi di
paesaggio
2.2. Metodologia della descrizione dei
sistemi di paesaggio
2.2.1. Superficie approssimativa
2.2.2. Clima
2.2.3. Litologia
2.2.4. Rilievo
Intensità di rilievo
Fasce altimetriche prevalenti
Quota min-max
2.2.3. Uso del suolo
2.2.4. Profilo del paesaggio
2.2.5. Caratteristiche del paesaggio
Eterogeneità dell'uso del suolo
Densità di siepi
Presenza di terrazzamenti
2.2.6. Degradazione del suolo
Erosione
Consumo di territorio
Inondabilità
Effetti di degradazione indotti a valle
Erosione della costa
2.2.7. Altri rischi naturali
Salinizzazione dei suoli e delle falde
superficiali
Rischio d'incendio
Danni forestali di nuovo tipo
2.2.8 Caratteristiche dell'agricoltura
3. Descrizione dei sistemi e
sottosistemi di paesaggio
Toscana
Sistema di paesaggio AP = Appennino
Sistema di paesaggio AA = Alpi Apuane
Sistema di paesaggio RA = Rilievi dell'Antiappennino
Sistema di paesaggio CP = Colline
plioceniche
Sistema di paesaggio RT = Ripiani
tufacei
Sistema di paesaggio CI = Conche
intermontane
Sistema di paesaggio PA = Pianure
alluvionali
Sistema di paesaggio PC = Pianure
costiere
Sistema di paesaggio IP = Isole e
promontori
1. INTRODUZIONE
In molte circostanze è necessario disporre di ambiti di riferimento
territoriale che abbiano una più stretta correlazione con l'ambiente geografico
fisico. Questa necessità si presenta anche per analisi e rappresentazioni del
territorio a piccola scala (1:250.000, 1:100.000).
La disponibilità di una classificazione geografica più rispondente ai
caratteri naturali del territorio permette infatti di distinguere situazioni
territoriali con caratteristiche diverse, con una precisione che, pur nei limiti
di approssimazione dovuti alla piccola scala, è ben maggiore di quella che
risulta dall'impiego dei confini amministrativi. Questo vale anche per la
possibilità di impiegare le unità cartografiche come riferimento per la
raccolta e il confronto di dati naturali, sociali o economici.
L'elaborazione dei dati statistici relativi a un comune, se non
analizzati criticamente in base alle differenze presenti nel suo territorio, può
portare a inserirlo in una categoria completamente diversa dalla realtà.
Infatti che significato può avere il valore medio di fenomeni, insediamenti o
produzioni di un comune come quello di Capannori (in provincia di Lucca), nel
quale grosso modo un terzo di territorio è sui Monti Pisani, un terzo nella
pianura di origine palustre dell'ex alveo del Bientina e un terzo sui rilievi
collinari del margine meridionale del versante dell'Appennino. Quest'esempio
rappresenta un caso limite, ma non si pensi che una situazione in cui il
territorio comunale sia composto da parti affatto diverse sia tanto eccezionale
in un ambiente così articolato come quello toscano; solo per fare un ulteriore
esempio si pensi alla gran parte dei comuni della Val di Chiana che per metà
ricadono in pianura e per metà sono montani.
I "sistemi di paesaggio",
descritti in questo lavoro, sono unità geografiche che consentono di
raggiungere, in modo rapido, la correlazione con l'ambiente geografico fisico
che si propone.
I sistemi di paesaggio sono ambiti territoriali molto ampi che presentano
caratteristiche fondamentali del paesaggio molto diverse; naturalmente qui il
termine "paesaggio" va inteso nel senso di "paesaggio
geografico" (Sestini 1963).
I criteri adottati in questo tipo di cartografia, descritti più avanti,
in linea di principio sono gli stessi che il Dipartimento dello sviluppo
economico (ex Dipartimento agricoltura e foreste) sta adottando nel progetto
"Sistemi territoriali" (Favi et al. 1992; Bocciai et al. 1983). In
quest'ultimo, che è in corso di realizzazione, la definizione e la descrizione
degli aspetti fisici saranno molto più dettagliate e approfondite: è
necessario quindi un tempo maggiore per il completamento della raccolta dei dati
e per la successiva aggregazione delle unità cartografiche più piccole
("unità territoriali") in un sistema gerarchico che arriva fino ai
"sistemi territoriali" e alle "province territoriali".
Il processo speditivo di individuazione di unità cartografiche a piccola
scala adottato per i sistemi di paesaggio, descritto più avanti, individua
direttamente le unità geografiche di livello superiore, distinguendo poi in
esse un livello più basso di unità geografiche che indicano, in prima
approssimazione, situazioni del territorio complessivamente diverse nell'ambito
dello stesso sistema di paesaggio.
2. METODOLOGIA
DI INDIVIDUAZIONE E DESCRIZIONE
DEI SISTEMI DI PAESAGGIO
2.1.
Individuazione dei sistemi di paesaggio
In questo studio i sistemi di
paesaggio sono stati individuati dettagliando e modificando le unità di
paesaggio proposte da Sestini (1963).
La maggior parte delle modificazioni apportate nella ridelimitazione
delle aree è dovuta principalmente alla scala di lavoro che è molto più
dettagliata. Un'altro cambiamento introdotto rispetto alla classificazione di
Sestini è che la pianura di Firenze, Prato e Pistoia è stata inclusa nel
sistema di paesaggio delle pianure alluvionali e non in quello delle conche
intermontane (tra le quali andrebbe se la si considerasse dal punto di vista
strutturale); ciò è stato fatto perché essa, a differenza delle ultime, è
costituita esclusivamente da depositi alluvionali e pianeggianti.
La definizione delle unità cartografiche è fatta su base litologica
(Bigi et al. 1985) e, talvolta, in base all'intensità di rilievo (Merendi et
al. 1985, 1991).
Le unità cartografiche sono state infine ridelimitate per
interpretazione diretta di un'immagine Landsat della Toscana (Regione Toscana
1988).
Data la scala adottata nello studio, per non determinare un'eccessiva
frammentazione delle unità cartografiche, in vari casi è stato necessario
accorpare unità di territorio di estensione limitata a sistemi di paesaggio in
cui predominano caratteristiche litologiche o del rilievo diverse.
Nell'ambito dei sistemi di paesaggio individuati sono stati distinti vari
"sottosistemi di paesaggio"
che differiscono per posizione geografica o per particolari differenziazioni
nella configurazione complessiva della litologia, della fisiografia e dell'uso
del suolo. Essi vengono definiti "sottosistemi" perché, di regola,
sono costituiti da più unità di paesaggio diverse. Sono stati inoltre
considerati come sottosistemi diversi anche quelle unità cartografiche che in
fase di memorizzazione risultavano come poligoni separati.
I sistemi di paesaggio della Toscana sono:
AP "Appennino":
comprendente le unità di Sestini: 34 = Appennino emiliano (per parte); 35 =
Appennino romagnolo (per parte); 39 = Monti della Liguria marittima (per parte);
43 = Appennino toscano; 45 = Monti e colline dell'Umbria (per parte). In questo
sistema sono stati distinti 19 sottosistemi.
AA "Alpi Apuane":
comprendente l'unità di Sestini: 42 = Alpi Apuane. In questo sistema sono stati
distinti 2 sottosistemi.
RA "Rilievi dell'Antiappennino"
(colline e montagne): comprendente l'unità di Sestini: 54 = Monti e colline
dell'Antiappennino toscano. In questo sistema sono stati distinti 16
sottosistemi.
CP "Colline plioceniche"
(prevalentemente argille e sabbie): comprendente l'unità di Sestini: 53 =
Colline plioceniche della Toscana. In questo sistema sono stati distinti 15
sottosistemi.
RT "Ripiani tufacei":
comprendente l'unità di Sestini: 57 = Ripiani tufacei e colline plioceniche del
Lazio (per parte). In questo sistema non sono stati distinti sottosistemi.
CI "Conche intermontane":
comprendente l'unità di Sestini: 44 = Conche intermontane della Toscana (per
parte). In questo sistema sono stati distinti 8 sottosistemi.
PA "Pianure alluvionali":
comprendente le unità di Sestini: 44 = Conche intermontane della Toscana (per
parte); 58b = Pianure della Toscana settentrionale, pianura alluvionale. In
questo sistema sono stati distinti 5 sottosistemi.
PC "Pianure costiere":
comprendente le unità di Sestini: 58a = Pianure della Toscana settentrionale,
pianura costiera; 59 = Pianure tirreniche bonificate; 60 = Isole, spiagge e
promontori tirrenici (per parte). In questo sistema sono stati distinti 7
sottosistemi.
IP "Isole e promontori":
comprendente l'unità di Sestini: 60 = Isole, spiagge e promontori tirrenici
(per parte). In questo sistema sono stati distinti 11 sottosistemi.
La Carta dei sistemi di paesaggio della Toscana a scala 1:250.000 (Rossi
e Merendi, 1992), da cui sono tratte le illustrazioni di questo studio, è
reperibile (su supporto cartaceo elioriproducibile e su supporto magnetico)
presso l'Area "SIT e cartografia" del Dipartimento delle politiche
territoriali e ambientali.
2.2.
Metodologia della descrizione dei sistemi di paesaggio
I sistemi e i sottosistemi di paesaggio vengono descritti in base alla
frequenza delle caratteristiche prevalenti relative a "clima";
"litologia", "rilievo", "uso del suolo" e
"caratteristiche del paesaggio".
Per i sottosistemi di paesaggio vengono descritti anche la
"degradazione del suolo", gli "altri rischi naturali" e le
"caratteristiche dell'agricoltura".
La descrizione di ciascun sottosistema comprende, quando sono pertinenti,
i seguenti aspetti: "zone interessate"; "principali centri
abitati"; "superficie approssimativa"; "clima";
"litologia"; "rilievo", comprendente "intensità di
rilievo", "fasce altimetriche prevalenti" e "quota min-max";
"uso del suolo"; "degradazione del suolo", comprendente
"erosione", "consumo di territorio per urbanizzazione",
"inondabilità" ed "effetti di degradazione indotti a
valle"; "altri rischi naturali", comprendenti "erosione
della costa", "salinizzazione dei suoli e delle falde
superficiali", "rischio d'incendio" e "danni forestali di
nuovo tipo" (da deposizioni acide e altre fonti d'inquinamento);
"caratteristiche dell'agricoltura", comprendenti "indice di
ruralità", "tipologia azienda-famiglia", "provenienza
reddito aziendale", "superficie aziendale madia", "SAU
media", "numero di corpi dell'azienda" e "indirizzo
colturale prevalente".
Nei vari sottosistemi di paesaggio, le frequenze relative a buona parte
dei parametri sono state analizzate tramite la banca dati dell'Inventario
forestale della Toscana (IFT) (Bianchi e Preto 1984), gli altri parametri invece
sono stati descritti tramite vari studi e documentazioni a disposizione
dell'amministrazione.
L'Inventario forestale della Toscana è costituito da molteplici basi di
dati realizzate con rilevamenti riferiti a una maglia inventariale quadrata
avente 400 m di lato.
Le principali informazioni disponibili nell'IFT sono costituite da:
1) basi di dati "raster" di
parametri rilevati in superfici di 5.000 mq poste nell'intorno del centro della
maglia inventariale: "morfometria" (quota, pendenza, esposizione,
intensità di rilievo), "uso del suolo" (1978 e 1991),
"erosione", "specie forestali prevalenti nei boschi",
"grado di copertura del suolo", ecc., comprendenti anche alcuni
parametri derivati dai precedenti;
2) basi di dati relative a parametri
rilevati al continuo su cartografia 1:25.000: "viabilità",
"idrografia", eccetera.
L'IFT comprende inoltre una fase di rilevamento a terra in aree di saggio
campione dei parametri forestali che caratterizzano i diversi tipi di formazioni
forestali (tipologia del bosco, dendrometria, ecc.); tali informazioni sono
rilevate in aree di saggio di 500 mq situate nell'intorno del centro della
maglia inventariale. Quest'ultimo tipo di informazioni, il cui rilevamento è in
fase di ultimazione, comunque non è stato utilizzato in questo studio.
2.2.1.
Superficie approssimativa
I valori relativi alla superficie dei vari sistemi e sottosistemi sono
calcolati tramite i dati dell'IFT, contando i punti inventariali ricadenti nelle
unità cartografiche e moltiplicando per la superficie della maglia inventariale
che è di 16 ettari (0,16 kmq).
Il livello di approssimazione dei valori risultanti sarà quindi tanto
maggiore quanto più alto sarà il numero dei punti inventariali interessati. La
stessa avvertenza per il livello di approssimazione dei dati, che diminuisce con
la diminuzione delle dimensioni delle unità cartografiche prese in esame, va
tenuta presente anche per tutti gli altri parametri analizzati.
2.2.2. Clima
Per il clima viene segnalata la frequenza dei tipi climatici riportati
nello studio "Regime idrico dei suoli e tipi climatici in Toscana"
(Rustici e Bigi 1984).
La classificazione seguita è quella di C.W. Thornthwaite (Pinna 1977),
che si basa sull'indice di umidità globale "Im", e individua i
seguenti tipi climatici:
A0
"perumido" (Im maggiore o uguale a 100),
B4 "umido"
(Im compreso tra 80 e 100),
B3 "umido"
(Im compreso tra 60 e 80),
B2 "umido"
(Im compreso tra 40-60),
B1 "umido"
(Im compreso tra 20 e 40),
C2
"subumido" (Im compreso tra 0 e 20),
C1
"subumido asciutto" (Im compreso tra -33,3 e 0),
D0
"semiarido" (Im compreso tra -66,6 e -33,3),
E "arido"
(Im compreso tra -100 e -66,6), non presente in Toscana.
2.2.3.
Litologia
Anche le frequenze relative alla litologia sono state analizzate con l'IFT.
Va tenuto presente però che la base di dati relativa alla litologia utilizzata
deriva dalla memorizzazione di una carta a piccola scala, 1:250.000 (Bigi et al.
1985), in cui necessariamente sono stati fatti molti accorpamenti tra le unità
litologiche.
Le categorie litologiche rappresentate nella carta sono:
1)
"spiagge e dune", comprendenti depositi sabbiosi di spiaggia e
dune costiere recenti e attuali;
2)
"depositi alluvionali recenti", comprendenti depositi
alluvionali recenti e attuali, depositi di bonifica, depositi palustri e terreni
torbosi;
3)
"travertini", comprendenti anche i calcari detritico-organogeni;
4)
"depositi alluvionali antichi terrazzati", comprendenti
depositi fluviali, lacustri e marini, antichi e terrazzati;
5)
"conglomerati", comprendenti conglomerati poligenici, con
intercalazioni di sabbie e argille, e brecce sedimentarie poligenetiche;
6)
"argille", comprendenti depositi argillosi di origine
fluvio-lacustre e marina, talora lignitiferi, con intercalazioni di sabbie e
ghiaie;
7)
"sabbie", comprendenti depositi sabbiosi di origine
fluvio-lacustre o marina, con intercalazioni di argille e ghiaie;
8)
"marne e argilliti", comprendenti marne, argilliti,
argilloscisti (argille varicolori, scisti policromi), talvolta con
intercalazioni di altri litotipi;
9)
"arenarie turbiditiche quarzoso-feldspatiche", comprendenti arenarie
quarzoso-feldspatiche con intercalazioni di marne e argilliti (Macigno A,
Macigno del Chianti, Pietraforte, Arenarie di M. Senario, Formazione marnoso
arenacea);
10)
"turbiditi con scisti siltosi e marne", comprendenti scisti
siltosi, marne, argilliti e arenarie (Macigno di Londa, Macigno del Mugello,
Macigno B);
11)
"alternanze turbiditiche calcaree", comprendenti alternanze di
calcari, calcareniti, calcari marnosi, marne, brecciole calcaree (Alberese,
calcareniti degli scisti policromi, Brecciole nummulitiche, Formazione di
Sillano);
12)
"calcari massicci", comprendenti calcari massicci o
grossolanamente stratificati, talvolta metamorfosati, con rare intercalazioni
(Marmi, calcari saccaroidi, calcari ceroidi);
13)
"calcari stratificati", comprendenti calcari ben stratificati,
calcari litografici, calcari selciferi, subordinatamente calcareniti e calcari
marnosi (Maiolica, Calcare a Calpionelle);
14)
"calcari stratificati nodulari", comprendenti calcari
stratificati nodulari, calcari marnosi e marne (Rosso ammonitico, Marne a
Posidonia, Calcari ad Avicula);
15)
"Calcare cavernoso", comprendenti calcari cavernosi (calcari e
dolomie vacuolari), dolomie e calcari dolomitici (Grezzoni);
16)
"scisti metamorfici", comprendenti scisti metamorfici, filladi,
anageniti, calcescisti e micascisti (Verrucano, Formazione di Tocchi);
comprendenti inoltre diaspri, radiolariti e scisti silicei;
17)
"rocce ignee intrusive", comprendenti rocce ignee intrusive
acide (graniti, granodioriti, quarzomonzoniti e apliti) e rocce filoniane;
18)
"rocce ignee effusive", comprendenti rocce ignee effusive
acide: ignimbriti, tufi vulcanici e vulcaniti (lipariti, trachiti,
trachiandesiti, quarzolatiti, tefriti fonolitiche;
19)
"rocce ofiolitiche", comprendenti rocce ofiolitiche (diabasi,
gabbri, serpentini, peridotiti) e rocce ignee effusive basiche (trachibasalti,
basaniti, leuciti);
20)
"gessi", comprendenti gessi, anidriti con intercalate argille,
marne e sabbie (Formazione Gessoso-solfifera);
21)
"argilliti scompaginate del Complesso caotico", comprendenti il
Complesso caotico (masse scompaginate a matrice argillosa inglobanti blocchi di
calcari marnosi, brecce ofiolitiche e calcareniti) e il Complesso
indifferenziato (alternanze di argilloscisti "galestri" e calcari
silicei "palombini" talora caoticizzati, con intercalazioni di
arenarie calcaree, calcari marnosi e argilliti).
2.2.4. Rilievo
Il rilievo è stato descritto attraverso i parametri "intensità di
rilievo", "fasce altimetriche prevalenti" e "quota min-max";
tutti e tre i parametri sono stati studiati tramite la banca dati dell'IFT
(Bianchi e Preto 1984).
Intensità
di rilievo
Per "intensità di rilievo" (detta anche "energia di
rilievo") si intende il dislivello presente in una superficie unitaria.
Questo parametro in elaborazioni a piccola scala risulta più utile di altri
parametri caratterizzanti il rilievo, come la quota e la pendenza del versante,
perché fornisce una rappresentazione più efficace degli ambienti generali, con
la loro complessità e variabilità interna.
Come superficie unitaria è stata scelta quella di 1,44 kmq,
corrispondente a 9 pixel della maglia di rilevamento dell'inventario forestale
della Toscana (Merendi et al. 1985, 1991).
La suddivisione in classi dell'intensità di rilievo si è basata sui
seguenti criteri:
-
"intensità di rilievo di pianura" (dislivello 0-20 m); con
questo parametro vengono definite come pianura solo le porzioni di territorio
pianeggiante di sufficiente ampiezza, in pratica ad un punto della maglia è
stata attribuita intensità di rilievo di pianura solo se i punti circostanti
erano tutti pianeggianti. Tale criterio è giustificato dal fatto che le piccole
pianure presenti in alcune valli interne o su alcune porzioni del territorio
collinare e montano presentano comunque problematiche legate alla collina o alla
montagna e non quelle presenti nelle aree di pianura vere e proprie;
-
"intensità di rilievo di collina"; come limite tra intensità
di rilievo collinare e quella montana è stato scelto quello corrispondente a
quei territori dove sono presenti (o possono essere presenti) forme di
agricoltura "produttiva". Vengono distinte la "collina a bassa
intensità di rilievo" (dislivello 21-40 m) e la "collina ad alta
intensità di rilievo" (dislivello 41-150 m);
-
"intensità di rilievo di montagna"; questo tipo intensità di
rilievo contraddistingue territori in cui le problematiche sono di tipo montano e quindi
prevalentemente forestali. In quest'ambito sono state distinte la "montagna
a bassa intensità di rilievo" (dislivello 151-250 m), dove possono ancora
essere trovate forme di agricoltura, anche se molto marginali, la "montagna
a media intensità di rilievo" (dislivello 251-450 m) e la "montagna
ad alta intensità di rilievo" (dislivello maggiore di 450 m),
corrispondente quest'ultima intensità di tipo alpino.
Per intensità di rilievo non sono state riportate le classi poco
frequenti.
Fasce
altimetriche prevalenti
Per quanto riguarda le "fasce altimetriche prevalenti", esse
vengono riportate seguendo l'ordine che va dalle fasce altimetriche di 100 metri
più frequenti a quelle meno frequenti; quando più fasce contigue hanno la
stessa frequenza esse vengono indicate in modo accorpato.
Quota
min-max
Per quanto riguarda la differenza di quota esistente nelle varie unità
cartografiche, "quota min-max", il valore risultante dall'inventario
forestale è stato controllato anche direttamente sulla cartografia.
2.2.3. Uso
del suolo
Per la descrizione dell'uso del suolo è stata utilizzata la base di dati
ottenuta per rilievi a terra nei punti dell'IFT effettuati nel 1991-92 (Goretti
e Merendi 1991). Sono state inoltre date indicazioni relative alla dinamica dei
cambiamenti nell'uso del suolo, confrontando i dati relativi all'uso del suolo
del 1991 con la base di dati ottenuta per interpretazione di foto aeree (a scala
1:33.000) del 1978-79 (Merendi 1985).
Le categorie di uso del suolo adottate sono le seguenti:
-
"aree urbanizzate" (1)
-
"colture erbacee" (2)
-
"colture arboree" (3), che comprendono:
-
"vigneti" (31)
-
"frutteti" (32)
-
"oliveti" (33)
-
"altre colture arboree" (34: vivai, pioppeti e simili)
-
"formazioni forestali" (4), che comprendono:
-
"boschi" (41)
-
"macchia mediterranea, gariga e altri arbusteti e cespuglieti"
(42: è compresa anche la macchia mediterranea a portamento arboreo; nel caso di
assenza di elementi della vegetazione mediterranea, la categoria è indicata
come "arbusteti e cespuglieti")
-
"pascoli" (5)
-
"aree nude" (6)
-
"aree estrattive" (7)
-
"corpi d'acqua" (8: sono comprese anche le aree umide, con
vegetazione palustre)
-
"altro" (X: sono comprese, tra l'altro, le aree non
fotointerpretabili e i punti non classificati per vari motivi).
Nell'ambito della categoria "boschi" sono stati riportati anche
i dati relativi ai "castagneti da frutto".
La dinamica relativa alle varie categorie di uso del suolo è stata
segnalata come "in aumento" o "in diminuzione" solo quando
le variazioni percentuali erano superiori al 2%, in caso contrario non è stata
data nessuna indicazione ritenendo la copertura "costante"; questa
soluzione è stata scelta anche per ovviare alla componente di variazione dovuta
alla diversa sensibilità dei due tipi di rilevamento effettuati.
Per ogni sottosistema di paesaggio è stata riportata anche una tabella
di confronto dell'uso del suolo risultante nei due rilevamenti. Come si è
detto, è importante tenere presente che le differenze tra i valori rilevati
sono anche frutto della diversa sensibilità delle metodologie impiegate. Le
variazioni quindi sono da ritenersi indicative e la loro attribuzione a un
effettivo cambiamento dell'uso del suolo è tanto meno attendibile quanto più
piccole sono le dimensioni del territorio indagato come, ad esempio, nel caso
del sottosistema di paesaggio AP12 (exclave di Badia Tedalda), nel quale la
diversa classificazione di un solo punto inventariale nell'ambito di un
urbanizzato diffuso risulta come un'apparente diminuzione del territorio
urbanizzato.
Va precisato che nel 1991 non sono state rilevate alcune isole (Gorgona,
Capraia, Pianosa, Montecristo e Giannutri) per una superficie di circa 46
chilometri quadrati.
Il confronto dell'uso del suolo nell'intera Toscana e nel sistema di
paesaggio Isole e promontori è stato fatto assumendo che in queste isole l'uso
del suolo non fosse cambiato rispetto al 1978; la superficie interessata è pari
allo 0,2% del territorio regionale e al 9,45%
dell'intero sistema di paesaggio.
2.2.4. Profilo
del paesaggio
Per i sistemi di paesaggio e per i sottosistemi, lo studio delle
caratteristiche del paesaggio è stato approfondito ulteriormente attraverso
un'analisi incrociata dell'uso del suolo (rilevato nel 1991) e dell'intensità
di rilievo.
Il risultato dell'analisi della distribuzione dei tipi di uso del suolo
nelle porzioni di territorio aventi intensità di rilievo "di pianura,
"di collina" e "di montagna", che evidenzia la particolare
prevalenza di determinati tipi nelle diverse condizioni del rilievo, è stato
definito "profilo del paesaggio".
Per i sottosistemi nei quali è stato rilevato l'uso del suolo nel 1991,
la descrizione del profilo del paesaggio è stata effettuata utilizzando i dati
del 1978.
I profili del paesaggio (illustrati anche nei grafici fuori testo), oltre
a mettere in evidenza i caratteri comuni a più sistemi di paesaggio, consentono
di rilevare anche aspetti tipici dei singoli sistemi.
Ad esempio, esaminando le aree urbane, è evidente che esse interessano
in modo significativo le pianure alluvionali e costiere, le conche intermontane
e le isole e promontori; nelle pianure costiere esse si trovano soprattutto
nelle parti di pianura, nelle pianure alluvionali sia in quelle di pianura che
di collina, nelle conche intermontane e nelle isole e promontori soprattutto
nelle parti collinari.
Gli affioramenti rocciosi e le aree estrattive sono presenti
significativamente solo nelle parti montane delle Alpi Apuane e, in misura molto
minore, nelle parti montane delle isole e promontori.
Si può notare come i corpi d'acqua siano presenti significativamente
solo nelle pianure costiere (ovviamente nelle parti di pianura). Le colture
erbacee, che sono più o meno consistenti ovunque, eccetto che nell'Appennino e
nelle Alpi Apuane, sono particolarmente rappresentate nelle pianure alluvionali
e costiere, soprattutto nelle parti di pianura ma anche in collina; nelle conche
intermontane esse sono fortemente presenti sia in pianura che in collina; nelle
colline plioceniche e nei ripiani tufacei, e in misura minore anche nei rilievi
dell'antiappennino e nelle isole e promontori, esse sono presenti in modo
significativo solo nelle parti collinari.
Le colture arboree si trovano in modo significativo soprattutto nelle
parti collinari delle colline plioceniche, dei ripiani tufacei, delle conche
intermontane, dell'Appennino e dei rilievi dell'antiappennino; esse sono
presenti anche nelle parti montane delle Alpi Apuane e in quelle di pianura
delle pianure alluvionali.
La presenza dei pascoli è significativa nelle parti collinari dei
ripiani tufacei, delle colline plioceniche, dei rilievi dell'antiappennino e, in
misura minore delle conche intermontane; essi sono presenti anche nelle parti
montane dell'Appennino e delle Alpi Apuane e, in misura ridotta, nelle parti di
pianura delle pianure costiere.
E' molto evidente la presenza della vegetazione mediterranea soprattutto
nelle isole e promontori, in collina e in montagna; essa è ben rappresentata
anche nei rilievi dell'antiappennino, più nelle parti di collina che in quelle
di montagna; essa si trova anche nelle parti collinari delle colline plioceniche
e, in misura inferiore, nelle parti montane delle Alpi Apuane.
Infine i boschi sono presenti in modo molto rilevante soprattutto nelle
parti montane delle Alpi Apuane e nelle parti montane e, in misura minore,
collinari dell'Appennino; essi sono presenti anche nelle parti collinari e
montane dei rilievi dell'antiappennino e nelle parti collinari dei ripiani
tufacei; si trovano, meno diffusi, anche nelle parti montane e collinari delle
isole e promontori, in quelle collinari delle colline plioceniche e in quelle di
pianura delle pianure costiere (pinete litoranee e altre formazioni boschive).
Nella tabella viene riportata una classificazione dei sistemi e
sottosistemi di paesaggio effettuata in base alle classi prevalenti di intensità
di rilievo, all'uso del suolo prevalente (considerando anche la presenza del
mare per i sottosistemi "costieri" e insulari), agli elementi del
profilo del paesaggio prevalenti e a quelli comunque presenti.
2.2.5.
Caratteristiche del paesaggio
Le caratteristiche del paesaggio che vengono considerate per i vari
sistemi e sottosistemi di paesaggio sono la "eterogeneità dell'uso del
suolo", la "densità di siepi" e la "presenza di
terrazzamenti", analizzandone le frequenze relative tramite la banca dati
dell'Inventario forestale della Toscana (IFT) .
Eterogeneità
dell'uso del suolo
L'analisi dei tipi di uso del suolo presenti in un dato territorio
consente di elaborare un utile indicatore del paesaggio: la "eterogeneità"
dell'uso del suolo, parametro denominato anche come "variabilità" o
"complessità" (es.: Pedroli et al. 1988), il quale rappresenta, alla
scala di rilevamento studiata, una prima approssimazione della "diversità"
dell'ambiente.
Alla base della scelta di questo indicatore sta la considerazione che, a
parità di altri fattori, il "valore" attribuito a un paesaggio
aumenti con l'aumentare della sua eterogeneità. Uno scenario infatti, entro
certi limiti, tende a essere apprezzato di più quanto più è complessa la
struttura dei diversi elementi che lo compongono.
D'altra parte, dal punto di vista ecologico, si ritiene che, a parità di
altri fattori, un paesaggio più eterogeneo, composto da un maggior numero di
tipi di uso del suolo, sia caratterizzato da una maggiore quantità di habitat
diversi, rispondendo alle esigenze di disponibilità di aree contigue per il
rifugio, la pastura, l'accoppiamento e la riproduzione di un numero maggiore di
specie.
Ciò si verifica in primo luogo nelle situazioni di margine tra tipi
principali di uso del suolo (al contatto tra bosco e seminativi, tra aree umide
e rivierasche, ecc.), ma si verifica anche all'interno di questi. Un'area
boscata non omogenea, con tipi diversi di bosco e con gradi diversi di
copertura, infatti offrirà una gamma più diversificata di condizioni alle
specie animali di quella offerta da un'area omogenea; nell'ambito dei terreni
agricoli, d'altra parte, saranno offerte maggiori possibilità di sopravvivenza
e rifugio nelle zone coltivate "a mosaico" con tipi diversi di colture
che in quelle soggette a monocoltura; nella prima situazione infatti gli
animali, nei momenti di maggior disturbo dovuto alle operazioni colturali,
possono passare da un tipo all'altro di coltura .
Per l'eterogeneità dell'uso del suolo, come per la densità di siepi, sono stati elaborati i dati relativi alla base inventariale
del 1978-79 (Rossi et al. 1991; Rossi e Bini 1991).
Il computo è stato effettuato tramite un programma di calcolo che tiene
conto, nell'ambito di 9 pixel dell'inventario (pari a 1,44 kmq), sia delle
singole diverse categorie di uso del suolo sia dei sei tipi principali in cui è
stato suddiviso quest'ultimo: colture erbacee, colture arboree, bosco, pascolo,
rocce nude, acque (non vengono conteggiate le aree urbanizzate e le aree
estrattive).
Si è voluto infatti dare un peso maggiore alla presenza di più tipi
principali di uso del suolo rispetto a quello attribuito a un uguale numero di
categorie appartenenti allo stesso tipo principale (ad esempio: seminativo
semplice, seminativo arborato a vite, ecc.), un paesaggio formato solo da queste
ultime infatti sarebbe caratterizzato da minore eterogeneità.
La classificazione finale dell'eterogeneità è la seguente:
- "bassa eterogeneità" da 2
a 4 punti;
- "media eterogeneità" da 5
a 7 punti;
- "alta eterogeneità" 8 o più
punti.
Nella descrizione dei sistemi e sottosistemi di paesaggio viene indicata
la frequenza delle due classi prevalenti.
Densità
di siepi
Con il termine "siepi" si deve qui intendere l'insieme delle
formazioni vegetali lineari, arboree e/o arbustive (compresi i canneti),
naturali o comunque non soggette a continue operazioni colturali; sono prese in
considerazione comunque anche le "alberature" stradali molto dense, le
cui chiome non presentano soluzione di continuità.
L'importanza ecologica delle siepi è ampiamente nota (es.: Forman e
Godron 1986, AA.VV. 1988, Caporali 1989,
Ferrara e Rossi 1991), esse infatti danno un grande contributo alla diversità
biologica del paesaggio, sia per quanto riguarda le specie vegetali sia per
quanto riguarda le specie animali.
I corridoi ecologici costituiti dalle siepi, che permettono la
comunicazione tra ambienti diversi, assumono una particolare importanza
nell'ambito delle aree ad agricoltura intensiva. In queste aree, prive o quasi
di formazioni boschive, le siepi costituiscono infatti anche l'unico serbatoio
per le varie specie animali e vegetali.
Molto importante, inoltre, è il ruolo che le siepi svolgono nella
valorizzazione estetica del paesaggio (es.: Di Fidio 1990, Pedroli et al. 1988,
Forman e Godron 1986), costituendo elementi importanti di articolazione dello
scenario che conferiscono struttura al paesaggio e lo arricchiscono.
La densità di siepi è stata valutata attraverso lo studio della
"densità di formazioni arboree lineari non colturali" rilevate nell'IFT.
Come si è detto, sono stati elaborati i dati relativi alla base inventariale
del 1978-79.
In tre aree campione con caratteristiche di copertura del suolo molto
diverse è stato effettuato un rilevamento delle "siepi" e una
correlazione tra le due diverse densità (Rossi et al. 1991; Rossi e Bini 1991).
In tal modo è stata resa possibile
l'estrapolazione per tutta la regione della densità di siepi a partire dalla
densità di formazioni arboree lineari.
La densità di siepi viene classificata per le aree non coperte da
formazioni forestali e le classi indicate sono:
- "molto bassa" minore o
uguale a 20 m/ha,
- "bassa" tra 20 e 25 m/ha,
- "media" tra 25 e 30 m/ha,
- "alta" tra 30 e 40 m/ha),
- "molto alta" maggiore o
uguale a 40 m/ha.
Nella descrizione dei sistemi e sottosistemi di paesaggio viene indicata
la frequenza delle varie classi, accorpando le classi "bassa e molto
bassa" e "alta e molto alta". La differenza a 100 dei valori
riportati è rappresentata da formazioni forestali.
2.2.6.
Degradazione del suolo
I processi di degradazione del suolo che vengono descritti per i vari
sottosistemi di paesaggio sono "erosione", "consumo di
territorio", "inondabilità", "effetti di degradazione
indotti a valle" ed "erosione della costa".
Erosione
Per quanto riguarda l'"erosione"
è stata usata la "Carta dell'erosione del suolo in atto" (Regione
Toscana 1992; Rossi et al. 1997). Per la parte settentrionale (compresa la
provincia d'Arezzo a nord di Monte San Savino), non coperta da tale carta, è
stata fatta una stima speditiva dell'erosione per fotointerpretazione.
Nell'ambito delle segnalazioni dell'erosione in atto, i termini riportati
vanno intesi come segue:
-
"erosione media" si riferisce ad aree in cui è presente
erosione idrica incanalata moderata, ossia con presenza di rigagnoli di erosione
poco profondi che possono essere obliterati completamente dalle normali
lavorazioni agricole, oppure in cui sono presenti processi erosivi di massa che
presentano un grado assimilabile di erosione;
-
"erosione severa" si riferisce ad aree in cui è presente
erosione idrica incanalata severa, ossia con prevalenza di rigagnoli o fossi di
erosione profondi (> 30 cm) che non possono essere obliterati dalle normali
lavorazioni agricole e che pongono limitazioni all'uso del suolo, oppure in cui
sono presenti processi erosivi di massa che presentano un grado assimilabile di
erosione; vengono compresi anche i "calanchi poco attivi", ossia le
aree calanchive (in senso lato), comprese le "biancane", in cui vi è
una forte prevalenza della copertura vegetale erbacea o arbustiva;
-
"erosione molto severa" si riferisce alle aree intensamente
denudate e ai "calanchi molto attivi", cioè alle aree calanchive
(s.l.) in cui prevalgono le aree nude.
Consumo
di territorio
Nei vari sottosistemi di paesaggio, le frequenze relative al
"consumo di territorio" "per
urbanizzazione" e "per
attività estrattive" (che comprende cave e discariche, attive e non
attive) vengono analizzate tramite la banca dati dell'Inventario forestale della
Toscana (IFT), confrontando le due basi di dati dell'uso del suolo.
Nell'analisi della dinamica del processo di consumo di territorio è stato effettuato un confronto più dettagliato rispetto a
quello effettuato per le altre categorie di uso del suolo.
Esso infatti è stato classificato come:
- "non frequente" 1-5%,
- "comune" 6-10%,
- "frequente" 11-25%,
- "molto frequente" 26-50%.
La dinamicità dell'espansione urbana è stata così classificata:
- "costante" fra -2% e +2%,
- "in aumento lento" fra +2,1
e +3%,
- "in aumento moderatamente
veloce" fra +3,1 e +6%,
- "in aumento rapido" fra
+6,1% e +9,9%,
- "in aumento molto rapido"
oltre +9,9%
Va segnalato che il computo è stato fatto prescindendo dall'eventuale
parte di urbanizzato obliterata sulle foto aeree.
Inondabilità
Anche per il parametro "inondabilità" è stata usata la
"Carta dell'erosione del suolo in atto" (Regione Toscana 1992; Rossi
et al. 1997) nella quale vengono segnalate anche le aree inondabili soggette a
fenomeni ricorrenti per esondazione o ristagno (meno di 4-5 anni) e quelle
soggette a fenomeni non ricorrenti.
Per la parte settentrionale (compresa la provincia d'Arezzo a nord di
Monte San Savino), non coperta da tale carta, sono state usate le informazioni
contenute nella "Carta delle aree inondabili della Toscana settentrionale e
delle isole" (Regione Toscana 1994).
Effetti
di degradazione indotti a valle
Per quanto riguarda questo tipo di processi sono stati segnalati i
fenomeni di interrimento di canalizzazioni e corsi d'acqua sulla base di
conoscenze dovute a studi vari.
Erosione
della costa
Per il parametro "erosione della costa" sono stati utilizzati i
dati riportati da uno studio specifico effettuato dal Dipartimento ambiente
della Regione Toscana in collaborazione con i Dipartimenti di scienze della
terra e di ingegneria civile dell'università di Firenze (Regione Toscana
1989a). E' stata segnalata quindi erosione "rilevante" o
"moderata" a seconda delle variazioni della linea di costa segnalate
nella cartografia di quello studio.
2.2.7. Altri
rischi naturali
Gli altri rischi naturali descritti per i vari sottosistemi di paesaggio
solo la "salinizzazione dei suoli e delle falde superficiali", il
"rischio d'incendio" e i "danni forestali di nuovo tipo".
Salinizzazione
dei suoli e delle falde superficiali
Per la "salinizzazione dei suoli e delle falde superficiali",
sono state effettuate delle stime sulla base di conoscenze dovute a studi vari,
in particolare di carattere pedologico (Breteler 1983; Schoemaker et al. 1986;
Edafos 1988; Sevink et al. 1988; Agnelli et al. 1991; Van Berghem et al. 1991;
Amm.ne provinciale di Grosseto 1992).
Rischio
d'incendio
Per il "rischio d'incendio" ci si è basati in parte sulla
carta della "Entità del fenomeno degli incendi boschivi in Toscana nel
periodo 1970-1983" (Regione Toscana 1984) e sulla "Carta della
statistica degli incendi" nel periodo 1984-1987 (Regione Toscana 1989b),
elaborate dal dipartimento agricoltura e foreste nell'ambito del Piano operativo
antincendi boschivi. Queste informazioni sono state utilizzate insieme a una
carta inedita che stima il rischio d'incendio basandosi sulla tipologia delle
formazioni forestali e sull'accessibilità del territorio.
Vengono segnalate le classi di rischio
d'incendio "moderato", "severo" e "molto severo".
Danni
forestali di nuovo tipo
Per i "danni forestali di nuovo tipo" (da deposizioni acide e
altre fonti d'inquinamento) è stato preso in considerazione l'inventario
effettuato nel 1990 sul demanio regionale della Toscana (Bussotti et al. 1991),
confrontato con quello effettuato nel 1986 e nel 1987 (Regione Toscana e Società
botanica italiana 1988).
La segnalazione dei danni avviene sulla base della percentuale di piante
danneggiate per cause non note; qui essa è stata raccorpata nelle seguenti
classi:
- "assenti",
- "poco diffusi" < 40%,
- "mediamente diffusi"
40-60%,
- "molto diffusi" > 60%c.
2.2.8
Caratteristiche dell'agricoltura
Per quanto riguarda le caratteristiche dell'agricoltura, sono state
riportate stime su "indice di ruralità"
(rapporto tra popolazione attiva in agricoltura e popolazione attiva totale), "tipologia azienda-famiglia", "provenienza del reddito familiare",
"superficie aziendale media",
"SAU media" (superficie
agraria utilizzata), "numero di corpi dell'azienda" e "indirizzo colturale prevalente" riprese da uno studio
sulla struttura sociale e produttiva delle famiglie e delle aziende agricole,
effettuato con dati del 1981 (Angeli et al. 1987; Valenti 1992).
La classificazione della Toscana in otto zone rurali, che in quello
studio viene effettuata al livello comunale, è stata incrociata con i
sottosistemi di paesaggio. L'analisi critica della distribuzione delle diverse
classi in questi ultimi ha consentito di associare da essi una classe specifica
o di descriverne la variabilità. Va comunque messo in evidenza che i dati
ottenuti sono da considerare puramente indicativi. I valori riportati inoltre
sono i valori medi che figurano nello studio: anche quando è indicato un arco
di variabilità ci si riferisce alla variabilità tra valori medi.
In qualche caso il confronto effettuato ha portato anche alla correzione di alcuni limiti tra sottosistemi di paesaggio.
3. DESCRIZIONE
DEI SISTEMI E SOTTOSISTEMI DI PAESAGGIO
TOSCANA
SUPERFICIE 22.992,48 kmq.
CLIMA
Subumido 46% (C2 31% e C1 15%), umido 37% (B1 17%, B2 9%, B4 6% e B3 5%),
perumido 16% e semiarido 1%.
RILIEVO
Intensità di rilievo: collinare (alta
46%, bassa 7%) e montana (bassa 21%, media 12%, alta 1%); subordinatamente di
pianura (13%).
Fasce altimetriche prevalenti: 0-100 m
(22%), 100-300 m (32%), 300-500 m (22%), 500-700 m (11%), 700-900 m (7%),
900-2.100 m (6%).
Quota min-max: 0-2.054 m.
USO DEL SUOLO
Formazioni forestali (47% in aumento; di cui boschi 39%: castagneti da
frutto 1%) e colture agrarie (35% in diminuzione; di cui colture arboree 9%,
oliveti 5%); subordinatamente pascoli (10%) e aree urbanizzate (5% in aumento).
PROFILO DEL PAESAGGIO
Boschi di montagna (23%: castagneti da frutto 1%) e di collina (16%) e
colture erbacee di collina (17%); subordinatamente colture erbacee di pianura
(7%), pascoli di collina (7%) e colture arboree di collina 6%).
CARATTERISTICHE DEL PAESAGGIO
Eterogeneità dell'uso del suolo: media 46%, bassa 29%.
Densità di siepi: bassa e molto bassa
17%, media 5%, alta e molto alta 36%.
Presenza di terrazzamenti: 1,5%.
SISTEMA DI PAESAGGIO AP = APPENNINO
ZONE INTERESSATE
Catene montuose della Lunigiana, della Garfagnana, della Lucchesia, della
Val di Nievole, della Montagna Pistoiese, del Mugello, dell'Alto Mugello, del
Pratomagno, del Casentino, della Valtiberina, dell'Alpe di Poti, della zona di
Cortona, del Monte Albano, del Chianti e della zona di Civitella in Val di
Chiana.
PRINCIPALI CENTRI ABITATI
Abetone, Arezzo (per parte), Badia Tedalda, Bagni di Lucca, Bagno a Ripoli
(p.p.), Bagnone, Barga (p.p.), Borgo a Mozzano, Buggiano, Calenzano (p.p.),
Cantagallo, Capolona, Caprese Michelangelo, Carmignano, Carrara (p.p.), Casaglia,
Casola in Lunigiana, Castel S.Niccolò, Castellina in Chianti, Castiglione di
Garfagnana, Castiglion Fiorentino, Cavriglia, Chitignano, Chiusi della Verna,
Civitella in Val di Chiana, Comano, Coreglia Antelminelli, Cortona, Cozzile,
Cutigliano, Dicomano, Fiesole, Firenze (p.p.), Firenzuola, Fivizzano,
Fosciandora, Fosdinovo, Gaiole in Chianti, Gallicano (p.p.), Giuncugnano, Greve
in Chianti, Impruneta, Incisa in Valdarno (p.p.), Lamporecchio (p.p.), Larciano
(p.p.), Lastra a Signa (p.p.), Licciana Nardi (p.p.), Londa, Loro Ciuffenna
(p.p.), Lucca (p.p.), Lucignano, Marliana, Marradi, Massa (p.p.), Massa (PT),
Molazzana, Monsummano Terme (p.p.), Montale (p.p.), Monte San Savino (p.p.),
Montecatini Terme (p.p.), Montemignaio, Montemurlo (p.p.), Mulazzo, Ortignano,
Palazzuolo sul Senio, Pelago, Pergine Valdarno, Pescia (p.p.), Pian di Scò
(p.p.), Piazza al Serchio, Pieve S.Stefano, Pistoia (p.p.), Piteglio, Podenzana,
Poggio a Caiano (p.p.), Pontassieve, Pontremoli (p.p.), Poppi (p.p.), Prato
(p.p.), Pratovecchio (p.p.), Quarrata (p.p.), Radda in Chianti, Raggiolo,
Rapolano Terme (p.p.), Rassina, Rufina, S.Godenzo, S.Marcello Pistoiese, San
Piero a Sieve, San Romano in Garfagnana, Sanbuca Pistoiese, Scandicci (p.p.),
Serravalle Pistoiese, Serre di Rapolano, Sestino, Sesto Fiorentino (p.p.), Signa
(p.p.), Sillano, Sinalunga (p.p.), Stia, Subbiano, Talla, Tresana, Vaglia,
Vernio, Villa Basilica, Vinci (p.p.), Zeri.
SUPERFICIE 7.619 kmq.
CLIMA
Umido 48% (B1 16%, B3 11%, B4 11% e B2 10%), perumido 41% e subumido 11% (C2 10%
e C1 1%).
LITOLOGIA
Variabile, arenarie turbiditiche quarzoso-feldspatiche (46%), turbiditi con
scisti siltosi e marne (18%) e alternanze turbiditiche calcaree (15%);
subordinatamente argilliti scompaginate del Complesso caotico (11%).
RILIEVO
Intensità di rilievo: montana (bassa
40%, media 28%) e collinare (alta 32%).
Fasce altimetriche prevalenti: 600-800
m (19%), 300-600 m (40%), 200-300 m (9%), 800-1.000 m (13%), 0-200 m (7%),
1.000-2.100 (11%).
Quota min-max: 11-2.054 m.
USO DEL SUOLO
Formazioni forestali (70% in aumento; di cui boschi 66%: castagneti da
frutto 3%); subordinatamente colture agrarie (17% in diminuzione; di cui colture
arboree 10% in aumento, oliveti 7% in aumento) e pascoli (9%).
PROFILO DEL PAESAGGIO
Boschi di montagna (51%: castagneti da frutto 3%) e di collina (15%);
subordinatamente colture arboree di collina (7%) e pascoli di montagna (6%).
CARATTERISTICHE DEL PAESAGGIO
Eterogeneità dell'uso del suolo: media 52%, alta 26%.
Densità di siepi: bassa e molto bassa 2%, media 1%, alta e molto
alta 32%.
Presenza di terrazzamenti: 4%.
Sottosistema di paesaggio AP1
Dorsale occidentale della Lunigiana
ZONE INTERESSATE
Dorsale occidentale della Lunigiana, da M. Molinatico a Massa.
PRINCIPALI CENTRI ABITATI
Borghetto di Vara (per parte), Carrara (p.p.), Casola in Lunigiana (p.p.),
Cervara, Fosdinovo, Massa (p.p.), Monzone (p.p.), Mulazzo, Podenzana, Tresana,
Zeri.
SUPERFICIE 422 kmq.
CLIMA
Perumido 83% e umido 17% (B2 12%, B3 4% e B2 1%).
LITOLOGIA
Arenarie turbiditiche quarzoso-feldspatiche (52%) e argilliti scompaginate del
Complesso caotico (21%); subordinatamente alternanze turbiditiche calcaree
(17%).
RILIEVO
Intensità di rilievo: montana (bassa 43%, media 41%);
subordinatamente collinare (alta 15%).
Fasce altimetriche prevalenti: 200-400
m (30%), 400-600 m (22%), 100-200 m (10%), 600-900 m (23%), 0-100 m (4%),
900-1.600 m (10%).
Quota min-max: 22-1.555 m.
USO DEL SUOLO
Formazioni forestali (75% in aumento; di cui boschi 72%: castagneti da
frutto 6% in aumento); subordinatamente colture agrarie (9% in diminuzione; di
cui colture arboree 5% in aumento, oliveti 3%) e pascoli (10%).
PROFILO DEL PAESAGGIO
Boschi di montagna (65%: castagneti da frutto 6%); subordinatamente pascoli
di montagna (8%) e boschi di collina (7%).
CARATTERISTICHE DEL PAESAGGIO
Eterogeneità dell'uso del suolo: media 48%, bassa 29%.
Densità di siepi: bassa e molto bassa
1%, media 1%, alta e molto alta 27%.
Presenza di terrazzamenti: 9%.
DEGRADAZIONE DEL SUOLO
Erosione: localmente da media a severa, in particolare a nord e nelle parti
alte.
Consumo di territorio, per urbanizzazione: non frequente (4%) in
aumento lento.
Inondabilità: fenomeni ricorrenti e
non ricorrenti lungo F. Magra, T. Verde, T. Betigna, T. Gordana, T. Teglia, T.
Geriola, F.so Osca, T. Penola, T. Aulella, T. Bardine e T. Lucido; fenomeni non
ricorrenti lungo il F.so Carrione.
ALTRI RISCHI NATURALI
Rischio d'incendio: da moderato a severo.
CARATTERISTICHE DELL'AGRICOLTURA
Indice di ruralità: 10-20% in genere, < 10% a Carrara.
Tipologia azienda-famiglia: di
autoconsumo (39-53%, i valori più alti verso Carrara) e a tempo pieno (29-33%).
Provenienza reddito aziendale:
aziendale (42%) ed extraziendale (30%) in genere, extraziendale (43%) e
aziendale (32%) a Carrara.
Superficie aziendale media: 14 ha in
genere, 5 ha a Carrara.
SAU media: 6 ha in genere, 3 ha a Carrara.
Numero di corpi dell'azienda: > 3
(40%) e 2-3 (35%) in genere, 1 (50%) e 2-3 (40%) a Carrara.
Indirizzo colturale prevalente: in genere foraggere (52%), cereali
(48%) e colture arboree (20%), tra le quali prevale l'olivo; a Carrara cereali
(48%) e colture arboree (28%), tra le quali prevale la vite.
Sottosistema di paesaggio AP2
Dorsale orientale della Lunigiana
ZONE INTERESSATE
Dorsale orientale della Lunigiana, da M. Molinatico a M. La Nuda.
PRINCIPALI CENTRI ABITATI
Bagnone, Bratto, Casola in Lunigiana (per parte), Comano, Crespiano,
Fivizzano, Gravagna Montale, Licciana Nardi (p.p.), Pontremoli
(p.p.), Rocca Sigillina, Sassalbo.
SUPERFICIE 405 kmq.
CLIMA
Perumido 90% e umido B4 10%.
LITOLOGIA
Arenarie turbiditiche quarzoso-feldspatiche (43%) e alternanze turbiditiche
calcaree (37%); subordinatamente argilliti scompaginate del Complesso caotico
(13%).
RILIEVO
Intensità di rilievo: montana (media
50%, bassa 33%, alta 10%).
Fasce altimetriche prevalenti: 400-700
m (37%), 700-800 m (12%), 800-1.000 m (17%), 300-400 m (9%), 100-300 m (5%), 1.000-2.000 m (19%).
Quota min-max: 175-1.906 m.
USO DEL SUOLO
Formazioni forestali (76% in aumento; di cui boschi 74% in aumento:
castagneti da frutto 5% in aumento); subordinatamente pascoli (15%) e colture
agrarie (5% in diminuzione; di cui colture arboree 4% in aumento, oliveti 3%).
PROFILO DEL PAESAGGIO
Boschi di montagna (70%: castagneti da frutto 5%); subordinatamente pascoli
di montagna (14%).
CARATTERISTICHE DEL PAESAGGIO
Eterogeneità dell'uso del suolo: media 57%, bassa 25%.
Densità di siepi: bassa e molto bassa
1%, alta e molto alta 28%.
Presenza di terrazzamenti: 7%.
DEGRADAZIONE DEL SUOLO
Erosione: localmente da media a molto severa, in particolare a nord e nelle
parti alte.
Consumo di territorio, per urbanizzazione: non frequente (1%)
costante.
Inondabilità: fenomeni ricorrenti e
non ricorrenti lungo F. Magra, T. Magriola, T. Caprio, T. Redivalle, T. Bagnone,
T. Ciniglia, T. Tanerone, T. Rosaro, T. Mommio e T. Aulella.
ALTRI RISCHI NATURALI
Rischio d'incendio: da moderato a molto severo.
CARATTERISTICHE DELL'AGRICOLTURA
Indice di ruralità: 10-20%.
Tipologia azienda-famiglia: di
autoconsumo (39%) e a tempo pieno (33%).
Provenienza reddito aziendale: aziendale (42%) ed extraziendale
(30%).
Superficie aziendale media: 14 ha.
SAU media: 6 ha.
Numero di corpi dell'azienda: > 3
(57%) e 2-3 (25%).
Indirizzo colturale prevalente: foraggere (52%) e cereali (28%).
Sottosistema di paesaggio AP3
Rilievi della Garfagnana e versante destro della Val di Lima
ZONE INTERESSATE
Catene montuose della Garfagnana e del versante settentrionale della Val di
Lima.
PRINCIPALI CENTRI ABITATI
Abetone, Bagni di Lucca (per parte), Barga (p.p.), Borgo a Mozzano (p.p.),
Camporgiano, Casola in Lunigiana (p.p.), Castiglione di Garfagnana, Coreglia
Antelminelli, Cutigliano, Fosciandora, Gallicano (p.p.), Giuncugnano, La Lima
(p.p.), Lucignana, Molazzana, Montefegatesi, Piazza al Serchio, Popiglio (p.p.),
S.Cassiano, San Romano in Garfagnana, Sillano, Sommocolonia, Tereglio, Villa
Collemandina.
SUPERFICIE 666 kmq.
CLIMA
Perumido 100%.
LITOLOGIA
Arenarie turbiditiche quarzoso-feldspatiche (63%) e marne e argilliti (7%);
subordinatamente argilliti scompaginate del Complesso caotico (7%) e calcari
stratificati (6%).
RILIEVO
Intensità di rilievo: montana (media
57%, bassa 31%, alta 6%).
Fasce altimetriche prevalenti: 600-900
m (28%), 400-600 m (16%), 900-1.300 m (29%), 1.300-2.100 m (19%), 0-300 m (7%).
Quota min-max: 72-2.054 m.
USO DEL SUOLO
Formazioni forestali (77%; di cui boschi 76% in aumento: castagneti da
frutto 7% in aumento); subordinatamente pascoli (15% in aumento) e colture
agrarie (5% in diminuzione; di cui colture arboree, vigneti, 1%)
PROFILO DEL PAESAGGIO
Boschi di montagna (74%: castagneti da frutto 7%); subordinatamente pascoli
di montagna (13%).
CARATTERISTICHE DEL PAESAGGIO
Eterogeneità dell'uso del suolo: media 49%, bassa 36%.
Densità di siepi: alta e molto alta
25%.
Presenza di terrazzamenti: 4%.
DEGRADAZIONE DEL SUOLO
Erosione: localmente da media a severa, in particolare a nord e nelle parti
alte.
Consumo di territorio, per urbanizzazione: non frequente (2%)
costante.
Inondabilità: fenomeni ricorrenti
lungo F. Serchio, T. Serchio di Sovaggio, Fi