Invio una breve riflessione fatta
dal Gruppo Economia Balducci della Badia
Fiesolana di Firenze, sulla scorta di informazioni ricavate anche dalla
lettera proposta da Susan George al recente
convegno (20/10/00) sulla
globalizzazione tenutosi a Firenze. Poiché il tema della democratizzazione
dell'europa sembra essere all'attenzione di molti, ma poi passano sotto
silenzio proposte come la modifica dell'art.133, proporrei di inviare ai
parlamentari italiani ed europei, copia del documento che segue, con
richiesta di esprimere il loro parere. (N.d.R. Potete anche invitarli a visitare
la presente pagina)
Gli indirizzi di posta elettronica sono rintracciabili al sito
http://www.camera.it/ Il sito http://www.senato.it/
mostra che i senatori tuttavia non sono aperti alle comunicazioni come i
deputati, non disponendo di indirizzi e-mail
Giuseppe Grazzini
OGGETTO: PROGETTO DI REVISIONE
DELL'ART.133 DEL TRATTATO DELL'UE.
Nell'incontro del 7 e 8 dicembre prossimi a Nizza, la conferenza
intergovernativa sarà chiamata ad esaminare e ad approvare la revisione
dell'art.133 del trattato di Amsterdam, nel senso richiesto dal Commissario
Lamy di permettere alla maggioranza qualificata del Consiglio dei Ministri
di determinare la posizione europea nei negoziati commerciali
internazionali relativi ai servizi, alla proprietà intellettuale ed agli
investimenti, in modo da investire con pieni poteri la Commissione nella
conduzione delle trattative. Il motivo richiamato è quello di rafforzare
la coesione e l'unione fra i paesi membri dell'UE anche in materie
commerciali. In realtà il risultato che ne scaturirebbe è quello di
imprimere sulle politiche comunitarie un sigillo sempre più neoliberistico
reintroducendo, nel caso specifico, contenuti sostanziali dell'AMI (Accordo
Multilaterale sugli Investimenti), andato fallito in sede OCSE, e del
progetto della Commissione per i negoziati "Millenium Round" dell'OMC
a
Seattle, anch'essi caduti. In questioni cosi decisive per la vita dei
cittadini quello che si va profilando è lo sviluppo sempre più accentuato
del processo di allontanamento del potere decisionale dal controllo
democratico. Si tratta in sostanza della crescita del deficit di democrazia
dell'UE, a cui corrisponde quella parallela del peso lobbistico delle
imprese transnazionali verso gli interessi delle quali la Commissione, e
Lamy in particolare, si mostrano sempre molto disponibili. Tutto ciò ci fa
capire perché la Commissione ed i governi europei cerchino di nascondere la
realtà seguendo le solite procedure di riservatezza e di segretezza,
evitando di investire del problema i cittadini e di aprire un pubblico
dibattito circa i pericoli, provenienti dall'OMC e dall'Accordo generale
sul commercio dei servizi (AGCS), che minacciano tuttora i nostri popoli. A
tale proposito basta richiamare alcuni punti fondamentali:
1) Seattle non ha messo fine ai negoziati in sede OMC ed alle conseguenze
negative che essi comportano per la società. Le negoziazioni sui servizi -
che coprono 160 settori differenti, fra i quali la salute, l'educazione, la
cultura, l'ambiente, i trasporti, le poste, la comunicazione e fra poco
l'energia, ecc. - proseguono ad un ritmo accelerato dal mese di febbraio di
quest'anno. Ciò perché l'OMC è per natura "una macchina per
liberalizzare";
un "forum di negoziati permanenti"; un percorso lungo il quale, come
dice
il Commissario Lamy, "bisogna sempre andare avanti", "mai
fermarsi".
2) La Commissione vuole accrescere i suo potere in materia di negoziati
concernenti il commercio internazionale. In concreto essa sta promuovendo
una campagna di modifica dell'art.133 del trattato di Amsterdam (ex art.113
del trattato di Maastricht) in modo da includere fra le sue competenze
negoziali servizi, proprietà intellettuale ed investimenti, secondo il
regime della "maggioranza qualificata". In tal modo si verrebbe a
superare
il decreto del 1994 della Corte di Giustizia europea il quale afferma che
in questi tre settori non è applicabile simile procedura essendo richiesta
per ogni decisione l'unanimità dei paesi membri (sistema della
"responsabilità condivisa"). In sostanza, i 15 conferiscono il
loro mandato
alla Commissione ma possono opporre il loro veto agli accordi da essa
sottoscritti ed i parlamenti nazionali conservano il diritto di approvarli.
Al vertice di Amsterdam nel 1997, la Francia ha, da sola, impedito che
l'articolo 113/133 fosse modificato nel senso della "maggioranza
qualificata" che darebbe di fatto i pieni poteri alla Commissione, come
desidera l'imprenditoria europea. L'UNICE (il sindacato delle imprese
europee) e la Tavola rotonda degli industriali europei (l'ERT, che
raggruppa i massimi dirigenti delle 45 imprese transnazionali fra le più
potenti di Europa) fanno campagna per ottenere la modifica dell'articolo
133 durante la prossima Conferenza intergovernativa sotto la presidenza
francese. Il Presidente della Commissione Romano Prodi ha nominato un
"gruppo di riflessione di alto livello" per consigliare la Commissione
a
questo proposito: uno dei suoi tre membri è Lord Simon, ex alto dirigente
di BP, vice-Presidente anziano dell'ERT (gli altri due sono J.L. Dehaene,
ex Primo ministro belga e R.von Weizsackher, ex Presidente della Repubblica
Federale Tedesca). Questo gruppo ha già proposto di "riesaminare il
problema della rappresentanza esterna della Commissione riguardo al
commercio..."; la Commissione stessa ritiene che occorrerebbe un
"emendamento sostanziale dell'art. 133 ed una nuova stesura". Sotto il
regime della "maggioranza qualificata", il Parlamento europeo sarebbe
"consultato" sui trattati di commercio, fra i quali il nuovo AGCS; i
Parlamenti nazionali non avrebbero più nulla da dire. A Seattle, i ministri
dell'ambiente dei 15 hanno disapprovato l'iniziativa del Commisario Lamy
quando egli ha proposto un gruppo di lavoro sulle biotecnologie in sede di
OMC. (Qualsiasi gruppo di lavoro ha tendenza a preparare negoziati
formali). Una cosa del genere sarebbe molto più difficile sotto un nuovo
regime.
3) Nel suo giudizio del giugno 2000 sul 'Unione europea, l'Organo di
controllo delle politiche commerciali dell'OMC stima che i mercati pubblici
nazionali non sono stati sufficientemente liberalizzati. Questi mercati
rappresentano il 14% del PIL dei 15, vale a dire mille miliardi di dollari
($ 1.000.000.000.000). "Accrescere la concorrenza in questo settore è
da
molto tempo un obiettivo dell'UE ma fino ad oggi i risultati sono
deludenti" afferma questo Organo, poiché esistono "rigidità
strutturali".
Il rapporto sottolinea anche la mancata apertura alla concorrenza nei
"servizi di trasporto ed audio-visivi". Da questa pressione
liberalizzatrice deriva poi un attacco diretto al sistema dei servizi
pubblici. Secondo i principi dell'OMC, infatti, le sovvenzioni accordate a
tutti i servizi pubblici possono essere potenzialmente considerate "come
ostacoli al commercio", per cui sanità, educazione, trasporti ecc.
corrono
il rischio di dover essere fatte rientrare nel comparto privato delle
prestazioni mercantili. Del resto queste sono le idee che circolano fra i
più vicini collaboratori del Commissario Lamy: "la sanità e
l'educazione
sono mature per la liberalizzazione". E' lo stesso concetto espresso
dalla
Sig.ra Barshevsky, principale responsabile Usa dei negoziati commerciali:
"L'AGCS è fatto per ridurre o eliminare le misure governative che
impediscono ai servizi di essere liberamente forniti attraverso le
frontiere nazionali..."
I pericoli appena richiamati costituiscono una minaccia per la stessa
edificazione di una stabile Unione Europea in quanto rischiano di
allontanare sempre più i cittadini europei da istituzioni tecnocratiche,
fortemente ideologizzate dal "pensiero unico" neoliberista, create e
funzionanti secondo un'ottica puramente mercantile, in totale separazione
dai processi democratici di coinvolgimento e di partecipazione popolare. In
sostanza l'espansione del mercato e della sua logica, verso cui le attuali
dirigenze europee esprimono spesso convinta adesione, sta colonizzando
l'intero spettro della società civile ed erodendo lo spazio pubblico che dà
sostanza reale alla democrazia. Chiediamo perciò che le proposte di
revisione dell'art.133 del trattato dell'UE vengano respinte in nome della
sovranità democratica dei cittadini europei, che con tale approvazione
subirebbe un ulteriore svuotamento del suo contenuto sostanziale,
rafforzando quell'Europa mercantile-monetaria che gli indirizzi della
Commissione, dei governi e degli interessi delle grandi imprese stanno
delineando. Inoltre, e conseguentemente, chiediamo di escludere in via
definitiva dalla competenza dell'OMC l'ambiente, la cultura e tutti i
servizi pubblici, in particolar modo la sanità, l'educazione ed i trasporti, che non possono e non devono essere considerati merci a tutti
gli effetti, come pretende l'Organizzazione Mondiale del Commercio, col rischio di vedere assoggettate alle sue penali le sovvenzioni pubbliche in
questi settori perché ritenute violazioni delle leggi del mercato concorrenziale.
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Prof. Giuseppe Grazzini
Dipartimento di Energetica "S. Stecco"
Via S.Marta 3, 50139 Firenze, Italia
tel.+39 0554796242- fax +39 0554796342
e-mail ggrazzini@ing.unifi.it
N.d.R. Per completezza si riportano integralmente i testi degli art.113 e 133 di cui trattasi.
Pubblichiamo questa lettera in segno di ringraziamento a Giuseppe Grazzini per il costante impegno "energetico-trasversale"....naturalmente sono sempre graditi commenti, suggerimenti e ulteriori interventi sui quotidiani attentati alla vita democratica.
TRATTATO CHE ISTITUISCE LA COMUNITA' ECONOMICA EUROPEA
L.14 OTTOBRE 1957 N. 1203
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ART. 113 1. La politica commerciale comune è fondata su principi uniformi, specialmente per quanto concerne le modificazioni ta- riffarie, la conclusione di accordi tariffari e commerciali, l'uniformazione delle misure di liberalizzazione, la politica di esportazione, nonché le misure di difesa commerciale, tra cui quelle da adottarsi in casi di dumping e di sovvenzioni. 2. La Commissione presenta al Consiglio proposte per l'attuazione della politica commerciale comune. 3. Qualora si debbano negoziare accordi con uno o più Stati o organizzazioni internazionali, la Commissione presenta raccomandazioni al Consiglio, che l'autorizza ad aprire i negoziati necessari. Tali negoziati sono condotti dalla Commissione in consultazione con un Comitato speciale designato dal Consi- glio per assisterla in questo compito e nel quadro delle direttiva che il Consiglio può impartirle. Le pertinenti disposizioni dell'articolo 228 sono applicabili. 4. Nell'esercizio delle competenze che gli sono conferite dal presente articolo il Consiglio delibera a maggioranza qualificata. |
ART 133
1. Le importazioni originarie dei paesi e territori beneficiano,
al loro ingresso negli Stati membri, dell'eliminazione totale dei dazi doganali che interviene progressivamente fra gli Stati membri conformemente alle disposizioni del presente trattato.
2. All'entrata in ciascun paese e territorio i dazi doganali gravanti sulle importazioni dagli Stati membri e dagli altri paesi e territori, sono progressivamente soppressi conformemente alle disposizioni degli articoli 12, 13, 14, 15 e 17.
3 Tuttavia, i paesi e territori possono discutere dei dazi doganali che rispondano alle necessità del loro sviluppo e ai bisogni della loro industrializzazione o dazi di carattere fiscale che abbiano per scopo di alimentare il loro bilancio.
I dazi di cui al comma precedente sono tuttavia progressivamente ridotti fino al livello di quelli gravanti sulle importazioni dei prodotti in provenienza dallo Stato membro con il quale ciascun paese o territorio mantiene relazioni particolari. Le percentuali e il ritmo delle riduzioni previste nel presente trattato sono applicabili alla differenza esistente tra il dazio che grava il prodotto in provenienza dallo Stato membro che mantiene relazioni particolari con il paese o territorio e quello da cui è gravato lo stesso prodotto in provenienza dalla Comunità alla entrata nel paese o territorio importatore.
4. Il paragrafo 2 non è applicabile ai paesi e territori i quali, a causa degli obblighi internazionali particolari cui sono soggetti, applicano già al momento dell'entrata in vigore del presente trattato una tariffa doganale non discriminatoria.
S. L'introduzione o la modifica di dazi che colpiscano le merci importate nei paesi e territori non deve provocare, in linea di diritto o in linea di fatto, una discriminazione diretta o indiretta tra le importazioni in provenienza dai diversi Stati membri.
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Ultimo aggiornamento 11/01/01