CAMPI ELETTROMAGNETICI

ABSTRACT

In questo capitolo del Rapporto viene trattato lo stato dell’Ambiente relativo alla Qualità dell’Aria (codice S/AR) nello specifico settore degli inquinanti elettromagnetici presenti nei principali centri urbani situati nel territorio della Regione Toscana (codice S/AR/CEM).

Nello specifico viene trattato lo stato dell’arte delle conoscenze scientifiche attualmente a disposizione della comunità internazionale e nazionale.

Inoltre, viene svolta un analisi di dettaglio per quel che riguarda lo stato delle pressioni e dei possibili danni ricavabili dall’esposizione a radiazioni elettromagnetiche, ultraviolette e da radiofrequenze e micronde.

Per quel che riguarda l’informazione specifica di questo capitolo, tutti i dati disponibili, i grafici e le cartografie, sono stati organizzati dal Rapporto nell’Allegato "Archivio Dati", dove vengono riportati i dati di sintesi delle analisi.
 

 
L’enorme mole di lavori scientifici pubblicati negli ultimi anni, relativamente ai possibili effetti biologici derivanti dall’esposizione a campi elettrici e magnetici a bassa frequenza (50 Hz) prodotti dalle linee elettriche ad alta tensione, si distingue per il tipo di effetto sanitario considerato: effetto a breve termine e a lungo termine.

Nel primo caso rientrano tutti i possibili meccanismi di accoppiamento tra campo elettromagnetico e soggetto esposto suscettibili di provocare un anormale accumulo di cariche elettriche (e/o circolazione di correnti) sulla superficie o all’interno del corpo.

In particolare, i meccanismi legati a questo tipo di interazioni possono riguardare l’induzione di cariche elettriche superficiali da parte del campo elettrico esterno o di campi elettrici e correnti da parte del campo magnetico esterno (esempio di accoppiamento diretto).

Oppure, possono riguardare il passaggio di corrente tra un individuo e un corpo conduttore su cui il campo elettrico, o il campo magnetico, abbiano indotto delle cariche elettriche o delle correnti.

La scarica elettrica che si verifica quando persone e corpi metallici sottoposti a forti campi elettrici giungono a distanze sufficientemente piccole; il malfunzionamento di apparecchi medicali impiantati, a causa delle interferenze indotte dai campi elettrici e magnetici (esempio di accoppiamento indiretto: l’effetto sull’essere umano si verifica solo in presenza di altri corpi).

Tutto ciò è correlato, sostanzialmente, al pericolo di alterazioni fisiologiche e, attualmente, è l’unico preso in considerazione nelle raccomandazioni internazionali dell’IRPA/INIRC (tradotte in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità), recentemente recepite dalla nostra legislazione.

D’altra parte, un numero crescente di studi insiste su un aspetto più subdolo, presumibilmente legato all’esposizione ai suddetti campi prolungata negli anni a livelli anche assai modesti, ovvero l’aumento dell’incidenza dei tumori (leucemie in particolare), particolarmente nei soggetti più giovani.

 
Caratteristiche dell’esposizione Campo elettrico 
(KV/m)
Induzione magnetica 
(mT)
   
10 0.5
30 5
-- 25
   
5 0.1
10 1
 

Nel 1991, il Congresso Americano ha chiesto all’Accademia Nazionale di Scienze (NAS) di effettuare una ricerca nella letteratura disponibile per scoprire eventuali effetti da esposizione a campi ELF e di determinare se la base scientifica esistente era sufficiente a stimare i rischi per la salute derivanti da tali esposizioni.

In accordo con la legge che regola il Dipartimento di Energia, per arrivare ad un accordo col NAS, il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha convocato un Comitato sui Possibili Effetti dei Campi Elettromagnetici sui Sistemi Biologici.

Al Comitato è stato chiesto di "fare una rassegna e valutare l’informazione scientifica esistente sui possibili effetti da esposizione a campi elettrici e magnetici sull'incidenza del cancro, sulla riproduzione e sullo sviluppo di anormalità e sulla risposta neurobiologica come riflesso nell'apprendimento e nel comportamento."

Al Comitato è stato inoltre chiesto di focalizzare l'attenzione sulle modalità di esposizione negli insediamenti residenziali e di identificare la necessità di ricerche future e di avviare una procedura di Risk Assesment nella misura di cui i risultati della ricerca giustificassero tale procedura.

Il Risk Assessment è una procedura ben nota, utilizzata per identificare i pericoli per la salute e raccomandare limiti sull'esposizione ad agenti pericolosi.

Basata una valutazione esaustiva degli studi pubblicati sugli effetti dei campi elettrici e magnetici generati dalle linee elettriche sulle cellule, i tessuti e gli organismi (esseri umani inclusi), la conclusione del Comitato è che l'attuale evidenza non mostra che l'esposizione a questi campi rappresenta un pericolo per la salute.

In particolare, nessuna evidenza mostra in maniera conclusiva e consistente che l'esposizione a campi elettrici e magnetici residenziali produce cancro, effetti neuro-comportamentali avversi, o effetti di tipo riproduttivo e sullo sviluppo.

Il Comitato ha fatto una rassegna sui livelli di esposizione residenziale a campi elettrici e magnetici, ha valutato gli studi epidemiologici disponibili e ha esaminato ricerche di laboratorio che hanno utilizzato cellule, tessuti isolati ed animali.

A livelli di esposizione ben superiori a quelli normalmente riscontrabili nelle abitazioni, i campi elettrici e magnetici possono produrre effetti biologici (una accelerazione nel processo di guarigione delle ossa ne è un esempio), ma questi effetti non forniscono un quadro consistente di una relazione tra gli effetti biologici di questi campi e pericoli per la salute.

Un'associazione tra le configurazioni delle abitazioni (chiamate wire codes) e la leucemia infantile è presente in molteplici studi, nonostante il fattore causale responsabile per quella associazione statistica non è ancora stato identificato. Nessuna evidenza collega misure contemporanee di livelli di campo magnetico con la leucemia infantile.

Gli studi epidemiologici sono mirati a stabilire se può essere accertata un'associazione tra esposizione ad un agente sospettato di causare una malattia e lo sviluppo di quella malattia negli esseri umani.

Il forte stimolo per continuare lo studio degli effetti biologici dei campi elettrici e magnetici è costituito dai persistenti rapporti di ricerche epidemiologiche su un'associazione tra una stima ipotetica all'esposizione ai campi elettrici e magnetici, chiamata classificazione wire codes, e l'incidenza di leucemie infantili. Questi studi hanno trovato che la categoria wire codes più alta è associata con un tasso di leucemia infantile (una malattia rara) che è di 1,5 volte il tasso aspettato.

L’Istituto Superiore di Sanità ha recentemente pubblicato un rapporto che modifica leggermente la posizione finora assunta relativamente al problema della pericolosità delle linee elettriche ad alta tensione.

Il nuovo atteggiamento sembra maggiormente improntato al principio della prudent avoidance di quanto non lo fosse precedentemente.

Le considerazioni conclusive sono ragionevolmente equilibrate tra l’attenzione nei confronti di effetti osservati, tali da portare gli autori ad ipotizzare il campo magnetico come un "potenziale cancerogeno", e una visione pragmatica dei fatti, che determina la necessità di sottolineare come non esistano ancora certezze sui meccanismi biologici causa degli effetti a lungo termine ipotizzati.

I risultati sperimentali citati, di cui un estratto dei più significativi (sia favorevoli che sfavorevoli a tale ipotesi), sono considerevolmente orientati all’associazione tra esposizione e cancro ed infatti nel documento si osserva come "il quadro che emerge dalla letteratura scientifica esaminata [...] depone, nel suo complesso, a favore di un’associazione fra esposizione a campi a 50/60 Hz e leucemia infantile".

D’altra parte, già in passato gli esponenti più autorevoli del Laboratorio di Fisica dell’ISS si erano espressi con cautela su questo argomento, affermando che: "In presenza di queste incertezze, le indicazioni più utili che i ricercatori possono fornire alla popolazione ed agli amministratori sono stime quantitative del rischio sanitario che, secondo i criteri generalmente adottati nella prassi protezionistica, debbono basarsi su ipotesi cautelative, la prima delle quali consiste nell’assumere come certe le correlazioni di causa ed effetto che i risultati autorizzano solo ad ipotizzare".

 

Nonostante la carenza di conoscenze sui meccanismi biologici di interazione tra campi e tessuti impedisca, nell’immediato, l’adozione di limiti di esposizione diversi da quelli attuali, l’ISS sottolinea come il rispetto di tali limiti debba essere considerato un requisito minimo, a cui va affiancato l’obiettivo generale della riduzione dell’esposizione.

"Occorre che nei progetti di realizzazione di nuovi elettrodotti sia esplicitato l’obiettivo della riduzione delle esposizioni a campi elettrici e magnetici, anche mediante l’adozione di nuove soluzioni tecnologiche.

In particolare, il contenimento delle esposizioni appare prioritario per gli asili, le scuole ed altri ambienti, al chiuso e all’aperto, destinati all’infanzia. [...].

Per quanto riguarda l’esistente, sull’esempio di quanto raccomandato dalle autorità sanitarie e dagli enti protezionistici di altri Paesi, quali la Svezia, appare prioritario pianificare interventi di riduzione dei livelli di esposizione che in abitazioni, scuole e luoghi di lavoro, risultino largamente superiori a quelli mediamente riscontrabili in ambienti analoghi."

A fronte di tale atteggiamento di "prudent avoidance", va osservato che i livelli a cui sono esposti gli individui oggetto delle indagini epidemiologiche prima riportate sono centinaia di volte inferiori ai limiti attualmente fissati dalla normativa italiana, seppure l’incidenza delle leucemie infantili appaia complessivamente di ridotta entità soprattutto se confrontata con gli effetti prodotti da altri agenti inquinanti (esposizione naturale a radon, ultravioletti, ecc.).

Oltre agli elettrodotti, tipicamente fonte dei livelli maggiori, tutti gli apparecchi elettrici alimentati dalla rete elettrica generano campi elettrici e magnetici. 

Pertanto, gli elettrodomestici, a causa della loro larga diffusione, contribuiscono ad elevare il livello di campo a cui ognuno è sottoposto durante la permanenza in casa.

I campi generati da tali apparecchi comunque, seppure intensi in prossimità di alcuni di essi, si riducono rapidamente con la distanza fino a diventare trascurabili a poche decine di centimetri.

Ad esempio, il campo generato da un forno elettrico può raggiungere valori massimi di circa 50 mmmm

Ovviamente, l’esposizione totale dipende dall’utilizzo di questi dispositivi, sia in termini spaziali che temporali, per cui all’interno delle abitazioni, come negli uffici, i livelli variano sensibilmente.

Un recente studio condotto all’interno di numerose abitazioni ha mostrato come a centro stanza i livelli ad interruttore generale aperto o chiuso sono assai simili e che i livelli medi di campo presenti in alcuni ambiente abitativi, valutati in maniera dettagliata, variano da 0.010 e 0.104 m

Le leggi vigenti prevedono uno specifico strumento per la valutazione preventiva delle ripercussioni che elettrodotti aerei esterni potrebbero avere sulla popolazione e sull’ambiente: la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).

La Pronuncia di impatto ambientale (nel caso regionale) o la pronuncia di compatibilità ambientale (nel caso nazionale), seguono delle norme distinte a seconda della rilevanza del progetto che si intende realizzare. 

In generale, un possibile criterio di riferimento è che i progetti qualitativamente e quantitativamente più rilevanti siano di competenza statale, quelli di portata minore siano di competenza regionale.

Entrambe le normative sono state emanate in attuazione della Direttiva del Consiglio della Comunità Europea 27 Giugno 1985, 85/377/CEE. 

La normativa regionale è ancora incompleta, in quanto carente del regolamento di attuazione (previsto entro il 28 luglio 1996).

In attesa del perfezionamento normativo, tuttavia, è prevista l’applicazione transitoria della VIA ad alcune categorie di progetti. 

L’obbligo di assoggettare in ogni caso i progetti elencati nell’Allegato 3 a procedure di VIA (tra cui "Elettrodotti aerei esterni per il trasporto di energia elettrica con tensione nominale superiore a 150 KV con tracciato di lunghezza compresa tra 3 e 15 Km ed elettrodotti aerei esterni con tensione nominale compresa tra 100 e 150 KV con tracciato di lunghezza superiore a 3 Km") da la possibilità di intervenire già da ora su queste opere, attuando, ad esempio, quelle modifiche minime al tracciato (quando possibili) che, pur soddisfacendo all’esigenza di garantire un maggior grado di protezione alla popolazione, incidono in maniera trascurabile sul costo complessivo del progetto.

 A tal fine è auspicabile che le questioni formali e procedurali che attualmente sussistono sul contenuto dello studio di impatto ambientale (in particolare inadeguatezza della documentazione, specialmente cartografica, presentata) possano essere risolte facendo riferimento a quanto già esistente in campo nazionale (in particolare articolo 3 e 4, dove è prescritta la documentazione minima da allegare agli studi di VIA, necessaria all’ente di controllo per esercitare la sua funzione).

E’, in ogni caso, inaccettabile che l’onere del reperimento delle informazioni non comprese nello studio presentato sia a carico dell’ente di controllo. 

Può accadere che abitazioni, od anche scuole, asili nido o altro, si trovino a diretto contatto con cabine di trasformazione dell’ENEL o in prossimità di elettrodotti ad alta tensione.

In tali situazioni l’esposizione al campo magnetico, pur rientrando entro i limiti di legge, può essere molto superiore a quella media.

E’ certo però che, secondo il principio della "prudent avoidance", andranno cercate delle soluzioni mitigatrici a basso costo, pur nell’impossibilità di poterle imporre all’ente gestore del servizio.

Andranno, allora, perseguite quelle soluzioni che, con ridotto impatto economico e con il concreto aiuto dell’Enel, consentano di raggiungere comunque l’obiettivo del contenimento.

 A titolo di esempio, una possibilità potrebbe essere offerta dalla necessità dell’Enel di provvedere, in alcuni casi, agli interventi di risanamento ai sensi dell’articolo 7 del D.P.C.M. 23.4.1992.

Determinare le priorità in tali interventi e cercare comunque di ridurre l’esposizione della popolazione potrebbe rappresentare il primo passo verso la risoluzione del problema.

 

Alla luce di quanto esposto, si ritiene potrà essere necessario:

  L’attività delle Unità Operative di Fisica Ambientale in Toscana si è qualificata nel tempo grazie alla stretta collaborazione che si è instaurata con i Centri di Ricerca Toscani nel settore delle radiazioni non ionizzanti.

In particolare, fin dagli anni ’80 è in atto un proficuo interscambio tecnico-scientifico con l’Istituto di Ricerca sulle Onde Elettromagnetiche (IROE) del CNR di Firenze, che ha consentito la realizzazione di corsi di aggiornamento professionale a carattere regionale sulle radiazioni non ionizzanti (NIR).

I lavori di questa commissione si sono conclusi nel 1990 con delle Raccomandazioni inviate dall’allora Assessore regionale alla Sicurezza Sociale a tutti i comuni, con il suggerimento di includerle nei rispettivi regolamenti di igiene.

Oltre ai corsi e agli atti normativi, il passo successivo avrebbe dovuto essere l’attribuzione di funzioni specialistiche e di coordinamento ad una o più Unità Operative in un settore, come le NIR, dove la strumentazione ed il suo aggiornamento risultano particolarmente costosi e che trovano una loro completa utilizzazione solo in un ampio bacino di utenza.

Questa articolazione su più livelli, peraltro prevista nel Piano Sanitario di quegli anni, non è stata realizzata.

Con la nascita dell'Agenzia Regionale per la protezione Ambientale della Toscana (ARPAT), il problema della protezione delle NIR è stato affrontato con rinnovato vigore, come testimonia l'insediamento di un'apposita Commissione di lavoro "Radiazioni non ionizzanti", con funzione di elaborazione, studio e ricerca, predisposizione di pareri, proposta e progetti.

Essa fornisce indicazioni generali e linea guida, che mirano, tra l'altro, a far diventare l'Agenzia un corpo unitario ed omogeneo.

  

Campi magnetici a 50 Hz

Nel settore dei campi elettromagnetici (CEM) a 50 HZ, l'elevata presenza di sorgenti, nei luoghi di vita e di lavoro, nonché di centrali elettriche pubbliche e private su tutto il territorio, con la conseguente presenza di numerosi elettrodotti ad alta tensione, ha comportato un attività molto intensa, nella misura e modellizzazione dei campi elettrici e magnetici indotti.

In alcuni punti particolarmente critici, dove la popolazione ha manifestato la propria preoccupazione per l'esposizione a tali campi, sono state effettuate approfondite indagini, anche con acquisizioni in continuo.

Altre indagini sono ancora in corso in collaborazione con le autorità locali e sanitarie, come nel caso di Rosignano Solvay (LI), dove verrà effettuato uno studio teorico sulla distribuzione dei campi, la misura del livello di campo prima dell'entrata in funzione di un elettrodotto e infine la verifica strumentale a linea esercita.

In questo contesto, assume particolare rilevanza l'adesione dell'ARPAT allo studio SETIL (studio epidemiologico multicentrico italiano sull'eziologia dei tumori del sistema linfoemopoietico e dei neuroblastomi nel bambino) svolto in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Biomediche e Oncologia Umana dell'Università di Torino, che vede particolarmente impegnato il Dipartimento di Firenze.

 Poiché dagli studi pubblicati in letteratura si deduce come, dal punto di vista scientifico, non sia ancora possibile definire nuovi limiti, in attesa di studi conclusivi sulla reale pericolosità dell'esposizione prolungata a campi magnetici, anche di bassissima intensità, l'apposita commissione di lavoro dell'ARPAT ha scelto di seguire, nell'ambito delle valutazioni di impatto ambientale, il principio della "prudent avoidance".

Su tale base, non essendo possibile rimanere in attesa degli eventi (e quindi degli studi in corso), risulta necessario intervenire almeno in due possibili settori: la progettazione mirata ad una riduzione dell'esposizione in sede di realizzazione di nuove opere e la realizzazione di interventi mitigatori nel caso di livelli sensibilmente maggiori di quelli comunemente presenti nelle abitazioni. 

La Regione Toscana ha emanato una specifica normativa regionale sulla valutazione di impatto ambientale, in cui è prevista tale procedura ad alcune categorie di progetti, quali "Elettrodotti aerei esterni per il trasporto di energia elettrica con tensione nominale superiore a 150 KV con tracciato di lunghezza compresa tra 3 e 15 km ed elettrodotti aerei esterni con tensione nominale compresa tra 100 e 150 KV con tracciato di lunghezza superiore a 3 km".

Pertanto esiste fin d'ora la possibilità di intervenire su queste opere, attuando, ad esempio, quelle modifiche minime al tracciato (quando possibili) che, pur soddisfacendo all'esigenza di garantire un maggior grado di protezione alla popolazione, incidono in maniera trascurabile sul costo complessivo del progetto.

A tal fine, è auspicabile che le questioni formali e procedurali che attualmente sussistono sul contenuto dello studio di impatto ambientale (in particolare, inadeguatezza delle documentazione, specialmente cartografica, presentata e in assenza di valutazioni di rischio per la popolazione residente interessata al passaggio delle linee) possano essere risolte facendo riferimento a quanto già esistente in campo nazionale (in particolare laddove è prescritta la documentazione minima da allegare agli studi di VIA, necessaria all'ente di controllo per esercitare la sua funzione).

E', in ogni caso, inaccettabile che l'onere del reperimento delle informazioni non comprese nello studio presentato sia a carico dell'ente di controllo.

Esistono, poi, situazioni in cui abitazioni, od anche scuole, asili nido o altro, si trovano a diretto contatto con cabine di trasformazione dell'ENEL o in prossimità di elettrodotti ad alta tensione.

In tali siti l'esposizione al campo magnetico, pur rientrando entro i limiti di legge, può essere superiore a quella media.

In questi casi, secondo il principio della "prudent avoidance", andranno cercate delle soluzioni mitigatrici a basso costo, pur nell'impossibilità di poterle imporre all'ente gestore del servizio.

Andranno, allora, perseguite quelle soluzioni che, con ridotto impatto economico e con il concreto aiuto dell'Enel, consentano di raggiungere comunque l'obiettivo del contenimento.

A titolo di esempio, una possibilità potrebbe essere offerta dalla necessità dell'Enel di provvedere, in alcuni casi, agli interventi di risanamento ai sensi dell'articolo 7 del D.P.C.M. 23.4.1992.

Determinare le priorità di tali interventi, cercare di ridurre l'esposizione della popolazione e assicurare un informazione corretta, quindi né lacunosa né allarmistica, come avviene in altri paesi, come quelli scandinavi, potrebbe rappresentare un primo passo verso la risoluzione del problema.

 

Radiofrequenze e microonde

E' noto che, a causa di un temporaneo vuoto legislativo, si è verificato un processo di proliferazione di concessioni per la trasmissione di segnali via etere prima del "congelamento" operato ai sensi della cosiddetta "legge Mammì".

 A causa di ciò, si è innescata tra le emittenti una rincorsa, che, nel caso delle radio locali operanti nella banda delle FM, è sfociata nell'accaparramento di tutte le "frequenze" disponibili e nell'aumento della potenza di emissione per evitare che il proprio segnale fosse "coperto" dal segnale delle altre emittenti.

 Il risultato tangibile di questo atteggiamento è stato, ed è tuttora, l'esposizione a campi elettromagnetici, a volte significativa, per quella parte di popolazione residente nei pressi dei siti prescelti come postazioni ripetitrici di segnale, dove sono di solito presenti diversi KW di potenza di emissione.

A fronte di una diffusione così ampia di impianti radio e televisivi (4129 nella sola Toscana, con circa il 7% del totale nazionale, si è ancora in attesa di una normativa nel settore in ambito nazionale che detti regole certe per limitare l'impatto ambientale e l'esposizione della popolazione ai CEM.

 Al fine di disporre di uno strumento per un efficace controllo del territorio, la Fisica Ambientale di Livorno ha avuto assegnata la gestione e l'aggiornamento dell'Archivio Nazionale delle Emittenti Radio Televisive (ANERT) dell'Istat, elaborato con la collaborazione dell'Istituto Superiore di Sanità. Tale archivio è in corso di distribuzione presso tutte le sedi provinciali. 

Il crescente numero di richieste di intervento, nel settore dei CEM a radiofrequenza (RF) e a microonde (MW), impone di disporre di strumentazione affidabile e periodicamente verificata per effettuare misure attendibili. 

Sono state condotte indagini su tutte le maggiori sorgenti di RF e MW presenti sul territorio, compresi impianti radar e stazioni radio. In particolare, una lunga e approfondita indagine ha coinvolto la quasi totalità delle emittenti radio FM e dei gestori di ponti radio di un grosso centro urbano, dove, in seguito all'intervento della magistratura, è stato necessario procedere al censimento e al monitoraggio in continua per parecchi giorni di tutte le sorgenti concentrate in un sito nei pressi della città, sorgenti altrimenti difficilmente individuabili con le classiche misure puntuali a causa del loro carattere di discontinuità.

L'esecuzione di questo tipo di monitoraggio ha chiesto la messa a punto di una catena strumentale ad hoc, composta fondamentalmente da un analizzatore di spettro e da più antenne a larga banda, e di un programma di acquisizione (sviluppato tramite LabVIEW di National Instruments) in grado di rilevare la direzione di massima esposizione spaziale e di pilotare l'analizzatore di spettro per l'acquisizione.

 La diffusione tumultuosa della telefonia cellulare ha, parimenti, comportato un considerevole aumento dei siti, necessaria per ottenere le autorizzazioni all'installazione.

Contemporaneamente, numerosi sono stati anche gli interventi di misura per verificare la non pericolosità all'esposizione ai CEM generati da questi impianti su specifica richiesta delle autorità sanitarie o delle amministrazioni comunali interessate.

L'importanza di disporre di strumentazione affidabile e periodicamente verificata per effettuare misure attendibili, ha portato allo sviluppo, presso la sede di Livorno, di una catena strumentale, in grado di consentire la calibrazione di sensori di campo elettromagnetico a banda larga. Elemento qualificante della catena è una cella GTEM (Gigahertz Transvers Electro Magnetic). 

Tale cella è, sostanzialmente, una guida d'onda coassiale rastremata di forma piramidale di dimensioni complessive 0.65 (w) x 130 (l) metri, terminata con un carico resistivo e uno dissipativo, al cui interno è possibile generare un campo elettrico e un campo magnetico di orientamento noto e di intensità variabile. 

In collaborazione con il Centro Interforze di Studi e Applicazioni Militari (CISAM) di San Piero a Grado (PI) è stata effettuata una prima caratterizzazione della cella GTEM nell'intervallo di frequenze comprese tra 1 e 1000 MHz, mentre è in fase di realizzazione l'estensione alle frequenze superiori.

La possibilità di disporre di una tale catena strumentale, in grado di produrre intensi CEM in un ampio intervallo di frequenza in condizioni controllate e di ripetibilità, risulta di interesse anche per la progettazione di studi sugli effetti che l'irradiazione con onde elettromagnetiche a radiofrequenza produce su sistemi cellulari in vitro e sui tessuti biologici.

Come previsto all'articolo 8, lettera d) della L.R. 66/95, istitutiva dell'ARPAT, è compito dell'Agenzia "la promozione di iniziative di ricerca di base ed applicata sulle forme di tutela degli ecosistemi, sui fenomeni, cause e rischi dell'inquinamento, sullo sviluppo di tecnologie pulite e dei prodotti e sistemi di produzione a ridotto impatto ambientale…".

In tale ambito è iniziata la collaborazione con l'Istituto di Fisica Atomica e Molecolare (IFAM) del CNR di Pisa per lo studio e la realizzazione di un prototipo di reattore a scala 1:1 alimentato con scariche corona e intensi impulsi a MW, finalizzato all'abbattimento di ossidi inquinanti di zolfo, azoto e carbonio negli effluenti gassosi delle cenrtrali termoelettriche a combustibile fossile.

 

La radiazione ultravioletta

L'esposizione a radiazione ultravioletta (UV) può causare sull'uomo effetti immediati (eritemi, cheratiti, ecc.) o tardivi (induzione del cancro della pelle, cateratte, ecc.) anche a seguito di esposizioni a campi di debole intensità. L'entità e il livello di soglia degli effetti a breve termine e la probabilità di comparsa di quelli a lungo termine variano notevolmente con la lunghezza d'onda della radiazione.

Gli strumenti di misura impiegati per la valutazione dell'esposizione UV dovranno quindi avere elevata sensibilità e ottima accuratezza spettrale. 

La sempre maggiore diffusione di sorgenti artificiali di radiazione UV in vari ambienti (lavorativi, ricreativi, sanitari, scientifici, industriali, ecc.) comporta un incremento complessivo del rischio per la popolazione esposta.

Ciò rende necessario un maggiore impegno nel controllo delle caratteristiche di emissione, costruzione e impiego delle sorgenti UV.

 La situazione normativa in Italia nel campo della protezione da esposizioni a radiazioni UV è ancora molto in ritardo rispetto ad altri paesi.

La legge italiana, mentre riconosce la necessità di proteggere i lavoratori di esposti ( DPR 19/3/56 n. 303; DPR 5/5/75 n. 146), non fornisce ancora alcun valore limite di esposizione né per i lavoratori né per la popolazione.

Per una valutazione quantitativa del rischio e del tempo massimo di esposizione ad una determinata sorgente ci si deve riferire alle raccomandazioni e alle linee guida emesse dall'IRPA/INIRC circa i limiti massimi di esposizione alla radiazione UV presentano le raccomandazioni più complete e seguite in questo campo.

 Presso il Dipartimento di Livorno sono state sviluppate metodiche per la misura dei campi di radiazione UV allo scopo di ottenere valutazioni di rischio associato all’esposizione dei lavoratori e popolazione ai vari tipi di sorgenti.

 Già a partire dal 1993 sono state effettuate indagini e valutazioni di esposizione UV in ambienti industriali, ospedalieri e pubblici in genere.

Parallelamente in laboratorio sono state implementate tecniche per il miglioramento dell’accuratezza delle misure.

Ad oggi è ancora in corso una stretta collaborazione con la Clinica Dermatologica II dell’Università di Firenze riguardante la taratura di sorgenti UV per fototerapia UV-B e PUVA e la valutazione del rapporto rischi/benefici per i pazienti al fine di ottenere una caratterizzazione qualitativa delle sorgenti. 

Gli strumenti di misura a disposizione sono un radiometro portatile dotato di sonda per la rilevazione diretta di irradianza efficace (da cui si ottiene la valutazione del rischio attinico alla pelle e all’occhio associato al campo di radiazione UV) e un sistema spettroradiometrico elettro-ottico a multicanale, basato su un rivelatore al silicio del tipo PhotoDiode-Array, avente caratteristiche tali da fornire, in tempo reale, tutte le informazioni necessarie per una completa valutazione di tipo protezionistico di un campo di radiazione UV emesso da vari tipi di sorgenti estese a larga banda.

Questo sistema, nato come uno strumento da laboratorio, ha richiesto opportuni adattamenti per poter essere utilizzato in vari ambienti in misure protezionistiche di routine.

Tratto da: Rapporto sullo stato dell'ambiente in Toscana

a cura della Giunta regionale toscana e dall'ARPAT

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