PRINCIPALI RIFERIMENTI INTERNAZIONALI
PER LA CONSERVAZIONE DELLA BIODIVERSITÀ

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LA CONFERENZA DI STOCCOLMA

 

LA QUESTIONE AMBIENTE E SVILUPPO/1

Diritto allo sviluppo dei Paesi in Via di Sviluppo (PVS):

 

 

LA QUESTIONE AMBIENTE E SVILUPPO/2

 

RAPPORTO BRUNTLAND, 1987
"OUR COMMON FUTURE"

Definizione di Sviluppo sostenibile

"Lo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri"

 

SVILUPPO SOSTENIBILE

Capitale naturale critico: capacità minima di riproducibilità biologica.

Capacità di carico: pressione che un ecosistema è in grado di sopportare.

Spazio ambientale: la quantità massima di risorse consumabili senza compromettere un ecosistema, ovvero il quantitativo di energia, acqua, territorio, materie prime non rinnovabili che può essere usato in modo sostenibile.

Equità infra-  ed intergenerazionale: l’uguale diritto, fra soggetti di una stessa generazione e fra diverse generazioni, all’accesso ad una certa risorsa in un determinato spazio ambientale.

 

L’ASSEMBLEA DELLE NAZIONI UNITE

Nel 1988 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite riconosce che i rischi ambientali globali, e in particolare i problemi derivanti dai mutamenti climatici, sono una

"Preoccupazione comune dell'umanità"

Anni '80: i Paesi in via di sviluppo (PVS), a causa del continuo degrado della loro situazione economica e sociale e per la necessità di far fronte agli oneri derivanti dall'indebitamento esterno:

 

INTERDIPENDENZA FRA POVERTÀ E DEGRADO AMBIENTALE

I problemi ambientali di carattere locale o regionale che minacciano la stabilità economica e sociale di Paesi poveri come

generano o aggravano tensioni politiche e conflitti militari, mettendo in pericolo la sicurezza di Stati, come i Paesi industrializzati, che non sono direttamente colpiti da questi fenomeni.

L'aiuto degli Stati ricchi agli Stati poveri è la realizzazione di un interesse che non riguarda soltanto singoli Stati, ma che appartiene

all'intera comunità internazionale

 

CONFERENZA SU AMBIENTE E SVILUPPO (UNCED), 1992

L’Assemblea delle Nazioni Unite stabilì di organizzare la Conferenza su ambiente e sviluppo (United Nations Conference on Environment and Development)

L’obiettivo principale era quello di raggiungere un modello di sviluppo che consenta la crescita socioeconomica e prevenga il continuo degrado dell’ambiente

Attraverso il sistema della conferenza, la comunità internazionale è stata chiamata a condividere

valori comuni, obiettivi e strategie per raggiungerli

 

L’EARTH SUMMIT DI RIO DE JANEIRO
3-14 GIUGNO 1992

108 Stati hanno adottato tre importanti dichiarazioni di intenti allo scopo di invertire il tradizionale modello di sviluppo:

Sono state firmate inoltre due convenzioni legalmente vincolanti per gli Stati membri, allo scopo di arrestare i cambiamenti climatici e di fermare la diminuzione della diversità biologica:

L’Agenda XXI/1

Cooperazione: tutto il documento è permeato di questo termine sia nei rapporti tra paesi diversi (Nord-Sud) sia fra diversi livelli di governo.

Eguaglianza nei diritti: dappertutto nel documento è sottolineata l'importanza e il contributo potenziale di tutte quelle categorie svantaggiate o comunque lasciate normalmente da parte nel processo decisionale. Allo stesso tempo è ribadita l'assoluta necessità di assicurare a tutti i gruppi svantaggiati gli stessi diritti nell'accesso alle risorse di quelli del resto dell'umanità.

Sviluppo umano e formazione: è un altro strumento di importanza fondamentale, senza di esso non è possibile concepire l'attuazione dello sviluppo sostenibile, ed è una precondizione per l’uguaglianza nei diritti.

 

L’Agenda XXI/2

Pianifìcazione: lo sviluppo sostenibile potrà attuarsi solo se specificamente pianificato. Piani e strategie sono richiesti ad ogni livello di governo. Viene rifiutata l'idea che le forze di mercato da sole possano portare verso la sostenibilità: esse possono essere utili, ma solo dopo che è stata programmata una cornice entro cui lasciarle libere di agire.

Capacity building: sviluppare le capacità e le forme di finanziamento delle istituzioni per gestire i grandi cambiamenti richiesti nei modelli di sviluppo socio-economico.

Informazione: in ogni stadio del programma dell'Agenda 21, vi sono richieste in merito alla necessità di maggiori informazioni sullo stato dell'ambiente, e sulle ripercussioni sociali ed economiche di politiche a fini ambientali. E’ però esplicitamente rifiutata la posizione di attesa: ovvero aspettare più informazioni e più risultati scientifici prima di intraprendere azioni.

LA DICHIARAZIONE DI RIO
SU AMBIENTE E SVILUPPO/1

Sovranità sulle risorse naturali - PRINCIPIO 2

"States have, in accordance with the Charter of the United Nations and the principles of international law, the sovereign right to exploit their own resources pursuant to their own environmental and developmental policies, and the responsibility to ensure that activities within their jurisdiction or control do not cause damage to the environment of other States or of areas beyond the limits of national jurisdiction."

 

LA DICHIARAZIONE DI RIO
SU AMBIENTE E SVILUPPO/2

Responsabilità comuni ma differenziate - PRINCIPIO 7

"States shall cooperate in a spirit of global partnership to conserve, protect and restore the health and integrity of the Earth's ecosystem. In view of the different contributions to global environmental degradation, States have common but differentiated responsibilities. The developed countries acknowledge the responsibility that they bear in the international pursuit to sustainable development in view of the pressures their societies place on the global environment and of the technologies and financial resources they command.

LA DICHIARAZIONE DI RIO
SU AMBIENTE E SVILUPPO/3

Cambiamento dei modelli di vita - PRINCIPIO 8

"To achieve sustainable development and a higher quality of life for all people, States should reduce and eliminate unsustainable patterns of production and consumption and promote appropriate demographic policies."

 

LA DICHIARAZIONE DI RIO
SU AMBIENTE E SVILUPPO/4

Il principio precauzionale - PRINCIPIO 15

"In order to protect the environment, the precautionary approach shall be widely applied by States according to their capabilities. Where there are threats of serious or irreversible damage, lack of full scientific certainty shall not be used as a reason for postponing cost-effective measures to prevent environmental degradation."

 

LA DICHIARAZIONE DI RIO
SU AMBIENTE E SVILUPPO/5

Commercio e ambiente - PRINCIPIO 12

States should cooperate to promote a supportive and open international economic system that would lead to economic growth and sustainable development in all countries, to better address the problems of environmental degradation. Trade policy measures for environmental purposes should not constitute a means of arbitrary or unjustifiable discrimination or a disguised restriction on international trade. Unilateral actions to deal with environmental challenges outside the jurisdiction of the importing country should be avoided. Environmental measures addressing transboundary or global environmental problems should, as far as possible, be based on an international consensus.

LA DICHIARAZIONE DI PRINCIPIO SULLE FORESTE

La Dichiarazione afferma l'impegno alla conservazione del patrimonio forestale da parte dei PVS, mentre i paesi industrializzati devono limitare le emissioni dannose e fornire loro assistenza.

 

LA CONVENZIONE
SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Mira alla stabilizzazione delle emissioni dei gas climalteranti, che provocano l'effetto serra (principalmente ossidi di carbonio, ossidi di azoto e metano).

 

LA CONVENZIONE
SULLA DIVERSITÀ BIOLOGICA/1

Perché conservare la diversità biologica ?

 

LA CONVENZIONE
SULLA DIVERSITÀ BIOLOGICA/2

Perché una convenzione?

Gli obiettivi

LA CONVENZIONE
SULLA DIVERSITÀ BIOLOGICA/3

Che cosa rappresenta

La Convenzione è il primo accordo globale per indirizzare tutti gli aspetti legati al concetto di biodiversità: risorse genetiche, specie, ed ecosistemi. Esso riconosce, per la prima volta, che la conservazione della biodiversità è una preoccupazione comune dell'umanità e parte integrante dei processi di sviluppo.

Cessa quindi di essere concepita con il solo scopo di tutelare le risorse naturali, e viene ad assumere il significato di componente fondamentale per raggiungere lo sviluppo sostenibile.

LA CONVENZIONE
SULLA DIVERSITÀ BIOLOGICA/4

Articolo 1

Obiettivi

Gli obiettivi della presente Convenzione da perseguire in conformità con le sue disposizioni pertinenti, sono la conservazione della diversità biologica, l'uso durevole dei suoi componenti e la ripartizione giusta ed equa dei benefici derivanti dalla utilizzazione delle risorse genetiche, grazie ad un accesso soddisfacente alle risorse genetiche ed un adeguato trasferimento delle tecnologie pertinenti in considerazione di tutti i diritti su tali risorse e tecnologie, e grazie ad adeguati finanziamenti.

LA CONVENZIONE
SULLA DIVERSITÀ BIOLOGICA/5

Articolo 3

Principio

In conformità con lo Statuto delle Nazioni Unite e con principi del diritto internazionale, gli Stati hanno diritto sovrano di sfruttare le loro risorse in conformità con le loro politiche ambientali, ed hanno il dovere di fare in modo che le attività esercitate nell'ambito della loro giurisdizione o sotto il loro controllo non causino danni all'ambiente in altri Stati o in zone che non dipendono da nessuna giurisdizione nazionale.

 

LA CONVENZIONE
SULLA DIVERSITÀ BIOLOGICA/6

Articolo 6

Misure generali per la conservazione e l'uso durevole

Ciascuna Parte contraente in conformità con le sue particolari condizioni e capacità:

  1. svilupperà strategie, piani o programmi per la conservazione e l’uso durevole della diversità biologica o adotterà a tal fine le sue strategie, piani o programmi esistenti che terranno conto inter alia dei provvedimenti stabiliti nella presente convenzione che la riguardano;
  2. integrerà nella misura del possibile e come appropriato, la conservazione e l’uso durevole della diversità biologica nei suoi piani settoriali o intersettoriali pertinenti.

LA CONVENZIONE
SULLA DIVERSITÀ BIOLOGICA/7

Articolo 10

Uso durevole dei componenti
della diversità biologica

Ciascuna Parte contraente, nella misura del possibile e come appropriato:

  1. terrà conto della conservazione e dell'uso durevole delle risorse biologiche nei processi decisionali nazionali;
  2. adotterà provvedimenti concernenti l'uso delle risorse biologiche per evitare o minimizzare gli impatti negativi sulla diversità biologica;
  3. proteggerà ed incoraggerà l'uso abituale delle risorse biologiche in conformità con le prassi culturali tradizionali compatibili con i criteri prescritti per la conservazione o il loro uso durevole;
  4. aiuterà le popolazioni locali a progettare ed applicare misure correttive in zone degradate dove la diversità biologica è stata depauperata;
  5. incoraggerà la cooperazione tra le sue autorità governative ed il settore privato per elaborare metodi favorevoli ad un uso durevole delle risorse biologiche.

CLEARING HOUSE MECHANISM

Art. 18 Of the Convention on Biological Diversity is the basis for the implementation of the clearing-house mechanism (CHM) aimed at promoting and facilitating technical and scientific cooperation among Contracting Parties and participants in general. Through the CHM global access to and exchange of information on biodiversity and its sustainable use will be facilitated. The CHM contributes to and actively assists in the implementation of the three objectives of the convention, namely the conservation and sustainable use of biological diversity and the equitable sharing of benefits arising out of the use of genetic resources. Information sharing on this three-fold approach is the principal objective of the clearing-house mechanism

LA CONVENZIONE SUL COMMERCIO INTERNAZIONALE DELLE SPECIE DI FLORA E DI FAUNA SELVATICHE MINACCIATE DI ESTINZIONE (CITES)/1

La CITES disciplina il commercio internazionale di esemplari delle specie della flora e della fauna selvatiche, ossia esportazione, riesportazione ed importazione di animali e piante vivi o morti e di loro parti o prodotti derivati mediante un sistema di licenze e certificati.

Le specie di animali e piante regolamentati a livelli diversi sono elencati nelle tre appendici.

LA CONVENZIONE SUL COMMERCIO INTERNAZIONALE DELLE SPECIE DI FLORA E DI FAUNA SELVATICHE MINACCIATE DI ESTINZIONE (CITES)/2

Appendice I: specie minacciate di estinzione il cui commercio deve essere disciplinato in maniera particolarmente severa e per gli esemplari di origine selvatica può essere autorizzato solo in circostanze eccezionali.

Appendice II: specie non necessariamente minacciate di estinzione al momento attuale, ma possono divenirlo se il loro commercio non viene severamente disciplinato. L’appendice II comprende inoltre le cosiddette specie simili, sottoposte a controllo a causa della loro somiglianza con le altre specie disciplinate, in modo da favorirne un controllo più efficace.

Appendice III: specie disciplinate nell'ambito della giurisdizione di uno degli Stati Parte per le quali è necessaria la cooperazione di altri Stati Parte al fine di impedirne o limitarne lo sfruttamento.

LA CONVENZIONE DI PARIGI

Ha come obiettivo la "protezione degli uccelli viventi allo stato selvatico" che devono essere protetti:

LA CONVENZIONE DI BERNA

Gli Stati aderenti alla Convenzione di Berna sono obbligati alla rigorosa tutela delle specie comprese negli allegati;

è vietata in particolare per quanto riguarda la fauna:

Gli Stati aderenti hanno inoltre l'obbligo di disciplinare: lo sfruttamento della fauna selvatica; le azioni da intraprendere per evitare di comprometterne la sopravvivenza; il divieto di mezzi di cattura e/o uccisione non selettivi.

LA CONVENZIONE DI BONN/1

Obiettivo

La tutela delle specie migratrici terrestri e marine e del loro habitat per l’intero territorio interessato dalle loro rotte migratorie per mezzo:

LA CONVENZIONE DI BONN/2

Appendice I - elenca le specie in pericolo di estinzione in tutto o in una parte significativa del loro areale. Ai Range States è richiesto di proibire la cattura e di accordare totale protezione alle specie dell’Appendice I. Anche le navi in acque extraterritoriali ma che battono la bandiera di uno dei Range States devono avere lo stesso comportamento. I Range States devono inoltre intraprendere azioni per conservare gli habitat delle specie, per rimuovere le cause che minacciano le loro migrazioni, e per controllare qualsiasi altro fattore che può metterle in pericolo.

Appendice II -  elenca le specie il cui stato di conservazione può trarre beneficio da una qualche forma di accordo internazionale. Non è necessario che una specie sia prossima all’estinzione per essere inserita nell’elenco. Ad esempio, delfini, foche, molte specie di uccelli acquatici fanno parte della lista. Da sottolineare che comunque una specie non è protetta fino al momento della ratifica dell’accordo.

LA CONVENZIONE DELLE ALPI

Le Parti contraenti, in ottemperanza ai principi della prevenzione, della cooperazione e della responsabilità di chi causa danni ambientali, assicurano una politica globale per la Conservazione e la protezione delle Alpi, tenendo equamente conto dell'importanza delle Alpi come ambiente naturale di rango europeo, spazio vitale per la popolazione locale e la popolazione extra-alpina, quale serbatoio di acqua potabile, fornitore di energia e spazio ricreativo.

La Convenzione delle Alpi è stata ratificata dall’Italia nel 1999, e si attua attraverso una serie di protocolli su argomenti specifici, attualmente in discussione.

Per quanto riguarda la bozza di protocollo "Protezione della natura e tutela del paesaggio" questo prevede specifiche norme per le aree protette, i biotopi e una rete ecologica transfrontaliera.

LA CONVENZIONE DI RAMSAR
RELATIVA ALLE ZONE UMIDE DI IMPORTANZA INTERNAZIONALE SOPRATTUTTO
COME HABITAT DEGLI UCCELLI ACQUATICI/1

Obiettivo: la conservazione e il saggio uso (wise use) delle zone umide.

Le zone umide vengono definite come:

"aree palustri, acquitrinose o torbose o comunque specchi d’acqua, naturali o artificiali, permanenti o temporanei, con acqua ferma o corrente, dolce, salmastra o salata, compresi i tratti di mare la cui profondità non ecceda i sei metri con la bassa marea. Possono comprendere le zone costiere e ripariali adiacenti alle zone umide stesse, isole e corsi d’acqua marina inclusi fra le zone umide".

LA CONVENZIONE DI RAMSAR RELATIVA ALLE ZONE UMIDE DI IMPORTANZA INTERNAZIONALE
SOPRATTUTTO COME HABITAT DEGLI UCCELLI ACQUATICI/2

Si riconoscono cinque principali categorie:

In aggiunta le zone umide artificiali, ad esempio:

LA CONVENZIONE DI RAMSAR RELATIVA ALLE ZONE UMIDE DI IMPORTANZA INTERNAZIONALE
SOPRATTUTTO COME HABITAT DEGLI UCCELLI ACQUATICI/3

Le Parti Contraenti hanno quattro principali obblighi:

  1. designare almeno una zona umida come area di importanza internazionale in base alle caratteristiche ecologiche, botaniche, zoologiche, limnologhe o idrologiche. Quelle importanti per gli uccelli acquatici devono essere obbligatoriamente designate;
  2. nell’ambito dei piani nazionali devono essere incluse le zone umide, perché ne sia assicurato il wise use;
  3. devono essere istituite delle aree protette, gestite in funzione della conservazione degli uccelli acquatici e per la sperimentazione di ricerche, gestione e conservazione;
  4. devono consultarsi con le altre Parti Contraenti per l‘attuazione della Convenzione con particolare riferimento alle zone umide transfrontaliere, ai bacini idrografici e alle specie comuni, e per lo sviluppo di programmi comuni sulle zone umide.

 

Copyright © 2001  di Federica Tarducci e Luca Robustelli 

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Ultimo aggiornamento 11/01/01