Riceviamo e volentieri pubblichiamo il - Botta e risposta...tra Roberto Stefanelli e Gianluca Albertini.

 "....Il grande filosofo greco Aristotele affermava che la politica è l’arte che può servire all’uomo per raggiungere la felicità....."

Gent. Sig. Roberto Stefanelli,

La rassicuro, non volevo sottrarmi alla sua domanda. Anzi la ringrazio perché senza il suo stimolo non avrei mai scritto quello che sto per dirle. Ritengo però che non si possa rispondere meccanicamente, come era in uso nel medioevo, tra discenti e monaci docenti e, forse ancora oggi, in diverse parti del mondo, dove si tende a far prevalere la globalizzazione di una sola cultura egemonizzando una determinata società. Ricordo, solo per fare un esempio, quella cristiano-cattolica attraverso l’opera di evangelizzazione, la successiva e conseguente operazione di conquista territoriale da parte dei regnanti, e commerciale da parte della borghesia, fino ad arrivare, oggi, all’affermazione dello stile di vita, “americano” e anche europeo con dispregio delle culture autoctone.

Se lei vuole o “questo” o “quello” non mi può trovare a favore. Ma se vogliamo discutere sulla opportunità che un mondo migliore è possibile e necessario per dare una vita migliore a tutti i popoli, allora sì.

Per risolvere la questione, auspicata e sentita anche da lei, ”sarebbe bellissimo riuscire a non produrre rifiuti” occorre porsi in posizione autocritica, sia come persone individui, sia soprattutto nel ruolo di attori del mondo e cioè persone giuridiche: facenti parte di organismi pubblici e privati, come istituzioni (legislatori, governanti, e altre istituzioni, produttori, consumatori, automobilisti, trasportatori, finanzieri, ecc.). Occorre porsi come obiettivo non “lo stile di vita” ma la vita di ciascuno di noi umani e, anche non umani; i comportamenti, che sono indotti attraverso la propaganda ideologica e l’incentivo a imitare i VIP (Very Important Person) a consumare sempre di più, qualsiasi oggetto di qualsiasi materia, sia esso formato con prodotti “usa e getta” o meno, con la conseguenza di aumentare la produzione, i profitti e il PIL (prodotto interno lordo) dei paesi di cui sopra.

Se invece vogliamo parlare senza dover arrivare ad alcuna conclusione ragionata, ma ad una posizione preconcetta che ciascuno di noi tende ad avere (es: meglio incenerire) come potrebbe apparire a prima vista la sua espressione incidentale “Non mi dilungherò molto sul fatto della raccolta differenziata” allora non mi posso permettere di sprecare il mio tempo.

Io capisco che il cittadino non abbia sempre a portata di mano tutte le informazioni che gli permetterebbero di scegliere, quindi delega la soluzione ai tecnici della materia. Ma oggi con la tecnologia informatica: PC (personal computer) e le reti INTRANET (reti locali di computer) e INTERNET (senza la quale non le avrei mai risposto) inventata non per approfondire le questioni che ci turbano, ma per “aumentare il consumismo” (e questo fine lo si scopre andando a vedere la storia dello sviluppo tecnologico informatico di questi ultimi 50 anni e l’inesistenza di opportunità di manutenzione dovute alle continue e cicliche prestazioni migliorate introdotte sul mercato) possiamo fare, se lo vogliamo, ricerche, comunicare idee ed infine fare le nostre singole scelte ponderatamente, utilizzando questi strumenti in modo diverso da quello commerciale voluto dai proponenti.

L’ideologia (l’insieme di valori e credenze che permeano una civiltà) delle “forze del capitale” e non il singolo imprenditore (mi si permetta di precisare che il termine capitale è utilizzato in tutti i consessi mondiali e internazionali oltre che in quelli europei e quindi non ha alcun valore ideologico) porta nella maggior parte di noi a fare delle scelte orientate da altri anche se non ce ne accorgiamo. Non porta a prendere delle decisioni per l’uomo in sé o per la comunità o collettività. Sono queste stesse forze che producono anche la cultura necessaria al proprio dominio. Allora si capisce come mai lei mi dice “le posso garantire, che in quelli in via di sviluppo, anche “se inquinano meno” in quantità, non è altrettanto vero in quantità (?) e spesso adottano dei sistemi assurdi”. E già qui mi sembra d’intravedere la sua preferenza “orientata” (mi piace pensare che sia in buona fede) tra paese industrializzato e quello in via di sviluppo. Come se si voglia rimarcare che c’è qualcuno peggiore di noi occidentali, spostando solo il problema in termini spaziali. Io, invece questo problema lo vorrei analizzare e cercare di risolvere nell’interesse nostro e dell’umanità, partendo da chi ha le conoscenze e le capacità culturali economiche e istituzionali per farlo già da oggi. E chi sarebbero se non i paesi sviluppati? E in primo luogo gli USA seguiti dall’ UE (Unione europea) e dal Giappone? E’ vero che il singolo può dare l’esempio. Ma è altrettanto vero, e questo non lo si mette mai a sufficienza in evidenza, che le risposte devono essere politiche, ossia nell’interesse della collettività. Anche in questo caso il termine “politica” è intesa nel suo completo valore dato dalla nostra cultura greco-romana. Il grande filosofo greco Aristotele affermava che la politica è l’arte che può servire all’uomo per raggiungere la felicità. Sembra una favola ma io credo proprio che, se volessimo, potremmo proprio imboccare questa via.

Per tornare alla sua domanda “E’ meglio incenerire o interrare?” le rispondo che la sua è una domanda che purtroppo non fa intravedere altre risposte. E come al solito l’ideologia del capitale prevale. Uno degli esempi in questo campo (formazione ideologica) negli ultimi due mesi è sotto gli occhi di tutti. Il presidente americano Bush, e quasi tutti gli organi d’informazione occidentali, hanno ripetuto “o con l’America o con il terrorismo”. Una deformazione culturale o una riaffermazione di cultura globalizzante? Ricorda quando le ho detto di questo fenomeno culturale? In atto dall’inizio della storia dell’umanità ma prodotto sempre dalle classi dominanti: Imperi, Chiese, Multinazionali (Coca cola, Nestlè, Del Monte, Esso, ecc.). Per i rifiuti è la stessa cosa: occorre che la gente imposti la domanda sempre in questo modo anche se esistono altre soluzioni possibili e praticabili. La soluzione che io mi propongo di suggerire e praticare è LA RIDUZIONE DELLA PRODUZIONE DEI RIFIUTI. Non è una soluzione utopistica (cioè che “non esiste”: secondo l’interpretazione corrente) ma una soluzione praticata per il bene (interpretazione logica ma purtroppo non ricorrente perché non dominante) o benessere dell’uomo. In Italia e in Europa è addirittura codificata dalla legge (Direttive UE e Decreto Ronchi). Ma allora perché non se ne deve parlare? Perché si deve solo far apparire che non vi possono essere altre soluzioni? E’ semplice, perché la soluzione di produrre meno rifiuti comporta la scelta di diminuire la produzione degli imballaggi, ma questo fa diminuire la produzione, i profitti e il PIL (indicatore economico usato dalle forze del capitale che non misura le variazioni relative all’ambiente o alla salute dell’uomo ma solo i flussi monetari cioè la quantità di soldi in circolazione indipendentemente dalle cause) oppure trasformare le qualità degli imballaggi tanto da riutilizzarle, ma quest’altro avvantaggia quelle industrie che da tempo stanno studiando ed hanno già immesso nei mercati mondiali materiali biodegradabili come la Novamont di Novara con il suo Mater-Bi che potrebbe sostituire gran parte della plastica in circolazione, mettendo in crisi il COREPLA consorzio recupero plastica, formato in prevalenza da tutti i produttori del settore. E quindi si scopre che il problema è economico e non di salute dell’uomo, non d’igiene dell’ambiente, non di scelte politiche (ossia di ricerca della felicità). Può rendersi conto che la questione dello smaltimento dei rifiuti presuppone una “scelta” a monte, fatta dalla classe politica al potere, pro-tempore e per noi il governo, Berlusconi e la UE di Prodi, prima ancora della soluzione tecnica: incenerire o interrare. La scelta tra un mondo possibile e necessario in cui l’interesse della vita, della salute, dell’ambiente e quello economico e della società tutta possano essere presi in considerazione e quindi mediati nel loro insieme. Solo così si può arrivare a una scelta di politica di sviluppo sostenibile ed ecocompatibile. Ma questa sembrerebbe un’altra storia, anche se non lo è.

Cordiali saluti e grazie ancora.

 

Da: „ R. Stefanelli

A: “Gianluca Albertini” <g.albertini@libero.it <mailto:g.albertini@libero.it>>

Oggetto: Re: Richiesta di info

Data: sabato 10 novembre 2001 4.30

Su internet, ma lei non ha risposto alla mia domanda. Buona giornata.

R. Stefanelli

----- Original Message -----

From: Gianluca Albertini

To: rstefane

Sent: Friday, November 09, 2001 9:56 PM

Subject: Re: Richiesta di info

 

Non pensavo che qualcuno fosse interessato al fenomeno. Ma questo mi fa piacere. Sono curioso di sapere dove mi ha letto?

Cordiali saluti.

Gianluca Albertini

----- Original Message -----

From: rstefane

To: g.albertini@libero.it <mailto:g.albertini@libero.it>

Sent: Thursday, November 08, 2001 6:14 AM

Subject: Richiesta di info

 

Egr. Sig Albertini,

Ho letto le sue “riflessioni” sulla negatività dell’incenerimento e comprendo che sarebbe bellissimo riuscire a non produrre rifiuti, credo però che questo sia quasi impossibile. Non mi dilungherò molto sul fatto della raccolta differenziata ecc. In ogni caso, credo sia quasi impossibile eliminare completamente il problema. Allora le chiedo: E’ meglio incenerire o interrare?

Altro problema è che nei paesi più avanzati ci si pone da tempo il problema, mentre le posso garantire, che in quelli in via di sviluppo, anche “se inquinano meno” in quantità, non è altrettanto vero in quantità e spesso adottano dei sistemi assurdi.

Distinti saluti.

Roberto Stefanelli

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Ultimo aggiornamento 13/11/01