La Nazione 03 Feb 2001
Legambiente e cacciatori
uniti nella difesa del territorio


Una proficua collaborazione tra ambientalisti, cacciatori e agricoltori. Da tutti può venire un apporto decisivo per la gestione del territorio e la tutela dell'ambiente. E' ciò che è emerso dal convegno «Ambiente, caccia e gestione del territorio». Durante la prima giornata del meeting, organizzato da Legambiente, Provincia e Università di Siena, si è parlato di gestione delle aree protette e si è giunti all'approvazione di un documento congiunto di Legambiente Toscana e del gruppo di etologia ed ecologia comportamentale dell'ateneo.
Dal testo emerge la necessità di una gestione conservativa del territorio e l'esigenza di coordinare le forze interessate alla conservazione di habitat e fauna selvatica. E'il presidente regionale di Legambiente, Piero Baronti, a commentare i lavori della mattinata.«Abbiamo avuto un buona partecipazione di rappresentanti dei tre settori interessati: ambiente, agricoltura e caccia. Durante i lavori è emersa la proposta di Legambiente di costituire a livello regionale e nazionale una conferenza di tutti gli Atc (gli ambiti territoriali di caccia) per creare un coordinamento in cui si possano confrontare esperienze diverse e indicare linee di indirizzo comuni per la gestione e la pianificazione faunistico-venatoria del territorio». Perché è importante il ruolo degli Atc?«Gli Atc possono svolgere un ruolo utile —continua Baronti — per le aree contigue a quelle protette. Legambiente ha proposto che alla gestione di queste aree collaborino gli Atc insieme agli Enti parco. In Toscana questa collaborazione già esiste, ma la nostra proposta è che questo sia fatto anche a livello nazionale». Come è la situazione delle aree protette? «In Toscana sono stati fatti grandi passi in avanti. Fino a 7 anni fa, esitevano soltanto 3 aree protette e corrispondevano ai 3 grandi parchi regionali. Ma dal '95 sono stati approvati 3 piani territoriali e sono stati istituite 140 aree protette, suddivise in parchi regionali, nazionali, provinciali, riserve naturali e Anpil. Non si può, quindi, più prescindere dal coinvolgere la popolazione del luogo nella gestione delle aree contigue e in particolare i cacciatori per quanto riguarda il lato faunistico». Sui divieti di caccia, Baronti dichiara: «Non in tutte le aree protette vige il divieto di caccia: c'è infatti il caso delle Anpil. Adesso, poi, la Ue ha istituito, su indicazione della Regione, altre aree protette come le Sic (siti di interesse comunitario), le Zps ( zone di protezione speciale) e le Sir (siti di interesse regionale). In questa nuova rete ecologica ci saranno aree in cui non si potrà cacciare e altre in cui non ci sarà divieto (per esempio nelle Sic e nei Sir)». Come ha risposto il mondo della caccia? «Ci sono stati buoni riscontri da parte di Arci caccia e di Federcaccia, qui rappresentati da dirigenti nazionali e regionali». Il presidente dell'Arcicaccia, Osvaldo Veneziano, ha sottolineato l'importanza della conferenza degli Atc per programmare la gestione del territorio agro-silvo-pastorale insieme al sistema delle aree protette, mentre il presidente della Federcaccia Toscana, Massimo Cocchi, ha auspicato che anche le altre associazioni ambientaliste, oltre a Legambiente, si uniscano al progetto di una gestione copianificata del territorio.

di Ilaria Colomba

http://lanazione.monrif.net/chan/12/9:1783969:/2001/02/03

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Il convegno su «Ambiente, caccia e gestione del territorio
(da La Nazione del 6.02.01)

Il convegno su «Ambiente, caccia e gestione del territorio», che l'Università degli studi di Siena, l'amministrazione provinciale di Siena, Legambiente Toscana, con il patrocinio della rivista «Habitat», hanno organizzato nei giorni scorsi, rappresenta una occasione importante per riflettere sull'esperienza condotta negli Atc 17, 18, 19. «Durante gli ultimi cinque anni — affermano Lega Ambiente, Arci Caccia e Feder Caccia — abbiamo lavorato insieme cacciatori, ambientalisti, agricoltori, rappresentanti della pubblica amministrazione, dimostrando che la 157/92 e la 3/94, sono leggi “belle e possibili”, che sono applicabili, che è possibile ottenere buoni risultati. Per buoni risultati intendiamo che abbiamo conseguito un buon successo sul piano del riequilibrio faunistico. Infatti abbiamo ottenuto incrementi significativi delle popolazioni selvatiche di fagiani e lepri e siamo riusciti a contenere le specie ungulate».
Il piano delle catture del 2001 proposto dagli Atc senesi dopo accurati censimenti ed autorizzato dall'amministrazione provinciale di Siena prevede la possibilità di catturare da 958 a 1.456 lepri, da 6.757 a 9.662 fagiani, senza compromettere il patrimonio faunistico. Con una forte iniziativa di Atc ed amministrazione provinciale sono state raddoppiate le strutture pubbliche per la gestione della piccola selvaggina stanziale passando da circa 40 strutture a circa 90: «Sono più che triplicati i miglioramenti ambientali; grazie alla prevenzione sono quasi dimezzati i danni alle colture agricole causati dalla fauna selvatica — rilevano Lega Ambiente, Arci Caccia e Feder Caccia —. Con ciò non intendiamo affermare che la gestione sociale realizzata dagli Atc 17, 18, 19 è stata perfetta, vogliamo soltanto offrire la nostra esperienza agli amici delle altre provincie e regioni, perché dallo scambio delle esperienze tutti possiamo trarre spunti per migliorare.
La programmazione fondata sulla concertazione tra amministrazione provinciale ed associazioni agricole, ambientaliste e venatorie è stato il metodo che abbiamo adottato e che ci ha consentito di arrivare a pratiche di gestione sociale di alto profilo.
Accettando il metodo della concertazione, ogni associazione ha riconosciuto che ambiente e fauna sono beni indisponibili dello Stato, che la loro gestione è possibile se cacciatori, ambientalisti, agricoltori, rappresentanti della Pubblica amministrazione sanno provare punti di equilibrio , senza forzature settoriali e particolaristiche. Questo metodo di governo suggerito dalla stessa composizione dei Comitati degli Atc, si è rivelato produttivo e vincente. Negli anni si è consolidato il rapporto di stima e di collaborazione tra i rappresentanti delle diverse associazioni e questo ha consentito, a Siena, di rinnovare in via anticipata i Comitati degli Atc.
Il modello di gestione che abbiamo sin qui delineato si rivela positivo anche perchè promuove comportamenti più civili nei confronti della natura».
 
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Il Wwf lancia un allarme
per la situazione delle anatre
(da La Nazione del 6.02.01)

Il Wwf , commentando i lavori del convegno su caccia e ambiente organizzato da Legambiente e Università, lancia un allarme sull'avifauna migratoria a rischio di estinzione. Secondo il presidente della sezione toscana del Wwf, Guido Scoccianti, le specie migratrici sono le più sensibili all'impatto venatorio e su di esse non è neppure programmabile un prelievo sostenibile. Nonostante questo, la specie suddetta è continuamente preda di una caccia irresponsabile. L'organizzazione ambientalista ha poi denunciato come le zone di protezione risultino inadeguate. In Toscana, per esempio, il Wwf ha segnalato come numerose aree Iba (important bird areas) risultino inadeguatamente protette (si pensi al Padule di Fucecchio, al Monte Argentario o al lago di Chiusi). A questo si aggiunga che la vigilanza sul campo è minima e il bracconaggio è ancora troppo frequente. Ma la denuncia più grave che fa l'organizzazione è quella che riguarda il presunto legame cacciatore-territorio che, in realtà, è solo virtuale: ogni cacciatore, infatti, secondo il Wwf ha la possibilità di andare a caccia alla migratoria fuori dal proprio Atc, e cioé dove vuole, per ben 20 giornate all'anno sulle circa 60 massime disponibili. Per tutti questi motivi il Wwf chiede a Regione e Province interventi rapidi e concreti per porre fine a questa incresciosa situazione e salvaguardare l'avifauna migratoria, prima che sia troppo tardi per molte specie. Meno convegni e più interventi di tutela, ecco in definitiva ciò che chiede il Wwf.
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