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Il
convegno su «Ambiente, caccia e gestione del territorio
(da
La Nazione del 6.02.01)
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Il
convegno su «Ambiente, caccia e gestione del territorio», che
l'Università degli studi di Siena, l'amministrazione provinciale di
Siena, Legambiente Toscana, con il patrocinio della rivista «Habitat»,
hanno organizzato nei giorni scorsi, rappresenta una occasione
importante per riflettere sull'esperienza condotta negli Atc 17, 18,
19. «Durante gli ultimi cinque anni — affermano Lega Ambiente,
Arci Caccia e Feder Caccia — abbiamo lavorato insieme cacciatori,
ambientalisti, agricoltori, rappresentanti della pubblica
amministrazione, dimostrando che la 157/92 e la 3/94, sono leggi
“belle e possibili”, che sono applicabili, che è possibile
ottenere buoni risultati. Per buoni risultati intendiamo che abbiamo
conseguito un buon successo sul piano del riequilibrio faunistico.
Infatti abbiamo ottenuto incrementi significativi delle popolazioni
selvatiche di fagiani e lepri e siamo riusciti a contenere le specie
ungulate».
Il piano delle catture del 2001 proposto dagli Atc senesi dopo accurati censimenti ed autorizzato dall'amministrazione provinciale di Siena prevede la possibilità di catturare da 958 a 1.456 lepri, da 6.757 a 9.662 fagiani, senza compromettere il patrimonio faunistico. Con una forte iniziativa di Atc ed amministrazione provinciale sono state raddoppiate le strutture pubbliche per la gestione della piccola selvaggina stanziale passando da circa 40 strutture a circa 90: «Sono più che triplicati i miglioramenti ambientali; grazie alla prevenzione sono quasi dimezzati i danni alle colture agricole causati dalla fauna selvatica — rilevano Lega Ambiente, Arci Caccia e Feder Caccia —. Con ciò non intendiamo affermare che la gestione sociale realizzata dagli Atc 17, 18, 19 è stata perfetta, vogliamo soltanto offrire la nostra esperienza agli amici delle altre provincie e regioni, perché dallo scambio delle esperienze tutti possiamo trarre spunti per migliorare. La programmazione fondata sulla concertazione tra amministrazione provinciale ed associazioni agricole, ambientaliste e venatorie è stato il metodo che abbiamo adottato e che ci ha consentito di arrivare a pratiche di gestione sociale di alto profilo. Accettando il metodo della concertazione, ogni associazione ha riconosciuto che ambiente e fauna sono beni indisponibili dello Stato, che la loro gestione è possibile se cacciatori, ambientalisti, agricoltori, rappresentanti della Pubblica amministrazione sanno provare punti di equilibrio , senza forzature settoriali e particolaristiche. Questo metodo di governo suggerito dalla stessa composizione dei Comitati degli Atc, si è rivelato produttivo e vincente. Negli anni si è consolidato il rapporto di stima e di collaborazione tra i rappresentanti delle diverse associazioni e questo ha consentito, a Siena, di rinnovare in via anticipata i Comitati degli Atc. Il modello di gestione che abbiamo sin qui delineato si rivela positivo anche perchè promuove comportamenti più civili nei confronti della natura». |
| Il
Wwf lancia un allarme per la situazione delle anatre
(da La Nazione del 6.02.01)
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Il Wwf ,
commentando i lavori del convegno su caccia e ambiente organizzato
da Legambiente e Università, lancia un allarme sull'avifauna
migratoria a rischio di estinzione. Secondo il presidente della
sezione toscana del Wwf, Guido Scoccianti, le specie migratrici sono
le più sensibili all'impatto venatorio e su di esse non è neppure
programmabile un prelievo sostenibile. Nonostante questo, la specie
suddetta è continuamente preda di una caccia irresponsabile.
L'organizzazione ambientalista ha poi denunciato come le zone di
protezione risultino inadeguate. In Toscana, per esempio, il Wwf ha
segnalato come numerose aree Iba (important bird areas) risultino
inadeguatamente protette (si pensi al Padule di Fucecchio, al Monte
Argentario o al lago di Chiusi). A questo si aggiunga che la
vigilanza sul campo è minima e il bracconaggio è ancora troppo
frequente. Ma la denuncia più grave che fa l'organizzazione è
quella che riguarda il presunto legame cacciatore-territorio che, in
realtà, è solo virtuale: ogni cacciatore, infatti, secondo il Wwf
ha la possibilità di andare a caccia alla migratoria fuori dal
proprio Atc, e cioé dove vuole, per ben 20 giornate all'anno sulle
circa 60 massime disponibili. Per tutti questi motivi il Wwf chiede
a Regione e Province interventi rapidi e concreti per porre fine a
questa incresciosa situazione e salvaguardare l'avifauna migratoria,
prima che sia troppo tardi per molte specie. Meno convegni e più
interventi di tutela, ecco in definitiva ciò che chiede il Wwf.
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