| LEGAMBIENTE | UNIONE REGIONALE CACCIATORI APPENNINO |
DOCUMENTO
CONGIUNTO
SULLA
GESTIONE FAUNISTICO VENATORIA
DEGLI
UNGULATI E SULLE INIZIATIVE
DI TUTELA AMBIENTALE
Negli ultimi decenni si sono verificati sensibili cambiamenti nel panorama faunistico nazionale, con l’incremento naturale in vaste aree del Paese, ed in particolare nell’Appennino, di popolazioni di ungulati selvatici. Le popolazioni di capriolo, cinghiale, cervo, daino e muflone, spesso generatesi dalle immissioni effettuate nell’ultimo dopoguerra nelle aree protette, hanno in tempi brevi trovato situazioni idonee all’accrescimento numerico, avvalendosi delle mutate condizioni degli ambienti agro-forestali e dell’avvenuto incremento delle aree di protezione.
La crescita di tali specie ha portato localmente all’instaurarsi di conflitti con il mondo agricolo ed alla messa in atto di diversificate strategie di gestione. In molte Regioni e Province dell’Italia centro-settentrionale, negli ultimi dieci anni, si è assistito in particolare alla realizzazione di esperienze di gestione conservativa, attuate anche attraverso il prelievo venatorio con le pratiche riferibili alla caccia di selezione. Con tale termine si vuol qui indicare la caccia con metodi selettivi, a soggetti individuabili secondo classi di sesso/età, assegnati secondo un piano di prelievo commisurato alla struttura ed alle caratteristiche quantitative di una popolazione.
La caccia di selezione, confrontata ad altre pratiche venatorie tradizionali, ha rappresentato e rappresenta attualmente, un elemento di grande novità, caratterizzandosi in fasi e metodiche che ben si accordano a razionali forme di gestione conservativa.
In particolare nella caccia di selezione si rilevano i seguenti elementi positivi:
a) una corretta formazione ecologica, faunistica e venatoria dei cacciatori;
b) l’instaurarsi di un forte legame tra il cacciatore ed un distretto, con territorio di limitate dimensioni;
c) la realizzazione di ripetuti censimenti annuali su ciascuna specie oggetto di gestione con la partecipazione obbligatoria dei cacciatori;
d) l’adozione di piani di prelievo per specie, commisurati all’incremento annuale delle popolazioni, alla loro struttura sociale ed alle esigenze di gestione conservativa;
e) l’assegnazione a ciascun cacciatore di un piano di prelievo che prevede la precisa indicazione (per classi qualitative) del soggetto in abbattimento;
f) il controllo dei capi abbattuti da parte della pubblica amministrazione o di soggetti appositamente delegati;
g) l’adozione di pratiche di prelievo caratterizzate da un minimo disturbo sugli individui e sulle specie non oggetto di abbattimento.
Per i motivi sopra esposti, si ritiene che la caccia di selezione rappresenti un modello razionale di gestione venatoria, compatibile con le esigenze di conservazione della fauna selvatica.
Nell’ambito di questa tipologia di gestione venatoria, che appieno risponde ai principi orientativi della Legge 157/92, acquistano particolare risalto le possibili azioni sulle risorse ambientali finalizzate all’incremento ed al miglioramento delle condizioni di vita degli ungulati selvatici e, in particolare, gli interventi finalizzati all’aumento della biodiversità e delle risorse trofiche (ed alla conseguente diminuzione dei conflitti con il mondo agricolo), alla valorizzazione del ruolo delle aree protette, alla salvaguardia delle altre specie selvatiche, con particolare riferimento ai predatori naturali.
Considerate le azioni in tal senso sviluppate sinora separatamente, le scriventi Associazioni ritengono che possano sussistere le condizioni per un futuro, comune impegno sui temi della gestione faunistica.
In tal senso, con il presente documento, l’Unione Regionale Cacciatori dell’Appennino e Legambiente intendono procedere unitariamente per l’applicazione e la diffusione, a tutti i livelli, dei concetti propri della gestione conservativa della fauna selvatica e degli ambienti che la ospitano, riconoscendo il ruolo e le indicazioni tecnico-scientifiche dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. Ciò, in particolare, attraverso azioni comuni finalizzate al raggiungimento dei seguenti obiettivi:
1) omogeneizzazione dei metodi di gestione degli ungulati selvatici, in ambito nazionale, secondo gli indirizzi dell’I.N.F.S., con particolare riguardo ai modelli di formazione dei cacciatori, ai metodi di realizzazione dei censimenti, dei piani di gestione e prelievo ed alle modalità di controllo da parte di Province ed A.T.C.;
2) adozione delle indicazioni tecniche in merito alle modalità di prelievo degli ungulati espresse dall’I.N.F.S., con particolare riguardo al divieto di utilizzo di cani da seguita e di mezzi di caccia diversi dalla carabina munita di ottica, per il prelievo su cervidi e bovidi;
3) estensione dei modelli gestionali della caccia di selezione agli altri tipi di attività venatoria, in particolare attraverso la specializzazione e la crescita culturale dei cacciatori, la formazione di piani quantitativi e qualitativi di prelievo, contrastando qualsiasi tentativo di ridurre la fauna selvatica a merce economica;
4) revisione dei tempi di prelievo per ciascuna specie al fine di garantirne le esigenze biologiche e di limitare il disturbo alle specie/individui non oggetto di prelievo;
5) addivenire a comuni forme di impegno e di azione, per la valorizzazione della gestione conservativa nelle aree protette e nelle aree cacciabili, offrendo la propria collaborazione agli Enti gestori per i censimenti faunistici, gli interventi di miglioramento ambientale e di salvaguardia della fauna, gli interventi indiretti di protezione delle colture, le iniziative di formazione e divulgazione sui temi della conservazione della fauna selvatica e degli ambienti che la ospitano;
6) impostare e realizzare comuni progetti rivolti alla tutela del territorio, con particolare riguardo allo sviluppo eco-compatibile delle aree rurali, ed all’educazione sul corretto utilizzo delle risorse naturali.
Firenze, 12 dicembre 2000.
Legambiente U.R.C.A.
Ultimo aggiornamento 30/12/00
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